Graduatorie provinciali per le supplenze? Volendo, si può fare. Ecco come

Si torna a parlare delle “graduatorie provinciali per le supplenze”, una eventualità cui avevo accennato  nell’intervista rilasciata a Orizzonte Scuola. Ora, è il momento di approfondire. Sono fattibili? Secondo me, sì. Vediamo come. Leggi il resto »

TFA II ciclo: eppur si è mosso. Ma che cammini bene…

La buona notizia (meglio tardi che mai), è che il II ciclo del Tirocinio formativo attivo, il percorso ordinamentale finalizzato all’abilitazione dei docenti, partirà.
Buona notizia, innanzitutto, per coloro i quali erano in attesa di abilitarsi “virtuosamente” e che temevano, a ragione, di essere stati totalmente dimenticati in favore di altri soggetti (e più non ci appulcro). Ma buona, anzi, ottima notizia, se l’avvio del II ciclo significasse la stabilizzazione delle procedure di abilitazione, da bandirsi costantemente, ogni anno, perché ci si troverebbe di fronte a quella “continuità” di procedure che differenzia una amministrazione statuale civile rispetto alla concessione, una tantum,  di “benefici” dal sapore feudale. Il che non conculca (ci mancherebbe!) la possibilità di modifiche ai percorsi: ma già se la regola tra gentiluomini fosse di far proseguire senza indugi quel che c’è, in attesa di ciò che verrà, avremmo fatto un bel passo avanti sulla strada della civiltà giuridica.

Dopo le buone notizie, ce ne sono altre che inducono, però, a qualche riflessione. Primo, l’indicibile ritardo di avvio dei percorsi rende necessario una revisione delle procedure e una scelta che garantisca tempi certi, per il futuro, a tutela delle aspettative e dei progetti di vita dei singoli aspiranti. Se il primo ciclo già era partito, complice il mutamento al governo, in ritardo, anche il secondo ha subito la stessa sorte: ma ciò lede quel principio della continuità degli atti e delle procedure che è il crisma di una amministrazione moderna, efficiente ed efficace.

Secondo, il 249/2010 prevede un monitoraggio dei percorsi, al fine di affinare, in corso d’opera, le procedure di attivazione e di svolgimento e, se del caso, sanzionare le inadempienze (e pure ce ne sono state). I percorsi fuori controllo sono un danno, per tutti. Innanzitutto per chi aspira a una formazione seria e rigorosa, e non può trovarsi di fronte a varie, disdicevoli “italianate”.

Terzo, in attesa che si perfezionino gli atti “propedeutici” al bando (innanzitutto, che arrivi finalmente il parere del MEF sui contingenti), occorre approntare una “lista della spesa” tale da consentire a tutti i soggetti coinvolti (in primis, gli ASPIRANTI, ma gli atenei, le istituzioni scolastiche, la stessa amministrazione) di arrivare preparati all’evento, facendo tesoro di quanto successo in passato. Occorre, dunque,

  1. aggiornare il provvedimento di istituzione dei percorsi, che potrebbe prevedere requisiti più stringenti  (ad esempio, le convenzioni con le istituzioni scolastiche, per impedire lo sconcio di percorsi attivati in assenza di possibilità di tirocinio: come successo per il Cinese; curriculum adeguati per la direzione del corso, norme stringenti sulla valutazione e sulla chiusura dei corsi) e chiarire tutti i dubbi interpretativi che, nel corso del I ciclo, furono risolti in corso d’opera con apposite direttive, ma a volte ai limiti se non oltre il tempo utile (ad esempio, la tempistica dell’apertura e della chiusura dei corsi), e aprire, sulla base di quel decreto, l’offerta formativa degli atenei.
  2. chiarire se la prova preselettiva, le cui caratteristiche NON sono mutate (prova disciplinare e sulle competenze di lingua italiana), sarà nazionale o demandata agli atenei e, in tutti i casi, stabilire un “syllabus” per la predetta prova;
  3. prevedere, elencando i casi, preselettive di ambito sulle discipline comuni e, in alcuni casi, penso alle CdC con cascata verticale “diretta”, come le lingue, l’educazione motoria, etc., di rendere comuni anche le prove selettive e i percorsi, magari distribuendo le ore di tirocinio e di didattica in modo da coprire la formazione sul primo e sul secondo ciclo;
  4. prestare attenzione alle modalità di recupero nazionale di posti residui (i casi in cui in un ateneo ci siano più idonei delle disponibilità, a fronte di altri con posti vacanti), ed evitare di prestare il fianco a “Ricorsopoli” prevedendo graduatorie nazionali a fronte di prove locali.

Resto, naturalmente, in attesa di eventuali suggerimenti.

Graduatorie di merito del concorso docenti, interlocutoria la risposta di Rossi Doria

Come riportato da Orizzonte Scuola, non c’è allo stato attuale possibilità di abilitazione per gli “idonei”. E non poteva essere diversamente. La ricostruzione del quadro giuridico svolta nella risposta all’interrogazione è impeccabile. Alla luce della normativa, la partecipazione al concorso senza abilitazione era riservata a determinate categorie, e per costoro, salvo gli immessi in ruolo, non è più prevista l’idoneità concorsuale, equivalente all’abilitazione. Detto questo, resta, nelle parole del sottosegretario Rossi Doria, confermato l’impegno del Ministro Carrozza in base al quale ” “per i futuri concorsi potrà essere valutata l’opportunità di una modifica al citato decreto e tale valutazione dovrà tener conto, per un verso, delle recenti disposizioni legislative in materia di concorsi pubblici, per un altro, della peculiarità del sistema di reclutamento del personale docente e dei percorsi di abilitazione all’insegnamento”.
Solo che il tempo non è infinito. Se si vuole dar corso a queste parole (non entro nella diatriba sullo scorrimento delle graduatorie di merito), evitare “falle” e “appigli” e chiudere per sempre con i “laureati d’annata”, riconoscendo comunque il merito di chi ha superato le varie prove e tenendo conto della “sospensione” negli anni antecedenti al concorso delle procedure di abilitazione, il sistema c’è, ma occorre fare rapidamente. Basta concedere “ex post” l’abilitazione agli aspiranti inseriti in graduatoria di merito con la laurea conseguita entro i termini previsti dal bando, rivedere il decreto interministeriale che consentiva di partecipare ai laureati “ante 2002″ chiudendo loro le porte a decorrere dal prossimo concorso, e varare il nuovo regolamento concorsuale, con procedure rigorosamente biennali. Il tutto potrebbe essere agevolmente fatto nel giro di pochi mesi. In tempo sia per l’aggiornamento delle graduatorie, sia per il II ciclo TFA, sia per il prossimo concorso.

Costituente per la scuola: parliamo di personale/1

“Ogni perfezione di struttura è vana se … i professori sono scelti con metodi non buoni”. E’ l’ultima parte del ragionamento di Einaudi, formulato nel secolo scorso, ma attualissimo e sul quale vale la pena intrattenersi, e a lungo. Perché, e occorre ribadirlo e sottolinearlo con forza, qualsiasi iniziativa presa oggi sull’infrastruttura dell’istruzione è destinata a non incidere positivamente sulla situazione se si prescinde da una seria e rigorosa politica “del” personale e “per” il personale, nonché dalla presa d’atto, senza ipocrisie, che spesso, almeno nell’ultimo mezzo secolo,  “i professori”, i ds, il personale ATA, cui stante l’autonomia va allargato il ragionamento, “sono stati scelti con metodi non buoni” per la scuola, anche se magari ottimi per altri e per altro. Una rigorosa politica “del” personale e “per” il personale comporterebbe interventi magari “di dettaglio” per quanto riguarda la normativa (in alcuni casi, vedi il “reclutamento”, meno oscura e confusa di quanto si dica più o meno consapevolmente), ma ben più “invasivi” nell’impostazione culturale e, se vogliamo, filosofica. Il settore, proprio per la sua “tecnicalità”, per lo scontro tra interessi contrapposti, per lo scarso impatto (paradossale…) presso la pubblica opinione, per la necessità di operare delle scelte e di darne ragione, è tra i più “schivati” dal livello politico e di conseguenza quello in cui l’amministrazione, volente o nolente, è costretta a una navigazione a vista, sottoposta a venti di ogni tipo e su rotte irte di scogli. Con conseguente “ammuina”.

Vista la complessità e la “rognosità” della materia, preferisco trattarla in “pezzi” separati, anche al fine di meglio seguire le varie opinioni, cercando progressivamente di squadernare le questioni (comunque e sempre concatenate tra loro, concernenti

  1. la formazione iniziale;
  2. il “reclutamento”;
  3. le graduatorie e i vari punteggi;
  4. le classi di concorso;
  5. le specializzazioni e la formazione in servizio
  6. le retribuzioni, la carriera e la valutazione.

E, se me ne fossi dimenticata qualcuna, prego i gentili lettori di aggiungerla, prima di iniziare, la settimana prossima, con la prima delle mie “prediche inutili”.

Gli “scatti di anzianità” e il buon padrone. Ovvero, degli arcana imperii di un ministero.

La questione scatti spiegata (e con una modesta proposta per risolverla)

La vicenda legata al prelievo “forzoso” di 150 euro dalle buste paga del personale scolastico che aveva percepito, nel 2013, i previsti scatti di anzianità, risulta oggi “sospesa”, in attesa di una soluzione che sembra provenire da un lato dai residui del “tesoretto” Gelmini, dall’altro da un ulteriore taglio al FIS. Resta che occorrerebbe, come dichiarato dagli ex ministri Fioroni e Gelmini, modificare la norma. Non, a mio avviso, il dPR 122/2013, e in particolare l’articolo 12, comma 1, lettera b che riguarda specificamente il personale scolastico, ma la legge cui detta lettera rinvia. Leggi il resto »

Temi per la Costituente della Scuola. Un nuovo patto culturale.

Luigi Einaudi, nel commentare a caldo la riforma Gentile, aveva sottolineato come gli “esami” fossero un punto capitalissimo di ogni ordinamento. Ma l’accenno alle prove formali non si comprende appieno, resta monco, oscuro, contraddittorio da parte di un avversatore, quale Einaudi fu, del valore legale dei titoli di studio, e quasi direi burocratico, senza la spiegazione del concetto, contenuto nella frase successiva, davvero cardine: Ogni perfezione di struttura è vana se gli studenti non sono invitati a studiare bene”. Sembra banale, ma non lo è. E forse anche le considerazioni seguenti sembreranno banali, poco “scientificamente” documentate. Ma preferisco l’essenziale, perché chi conosce i nomi dei protagonisti del dibattito e delle “auctoritas” potrà leggerli in filigrana. E chi non li conosce (perché non è il suo mestiere), potrà liberamente seguire il filo, spero, logico, del ragionamento. Alquanto, consentitemelo, “arrabbiato” e fuori dalle righe. Leggi il resto »

Temi per la Costituente della Scuola: primo, ripartire da Einaudi

Annunciata in grande stile dal ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Maria Chiara Carrozza, la “Costituente per la scuola” rappresenta una opportunità. Che, come tutte le opportunità, è di per sé neutra: a contare, in positivo o in negativo, saranno infatti i risultati. Il rischio è la trasformazione in kermesse, la passerella retorica, il benaltrismo, le tesi e le sintesi in qualche misura precostituite, il piusoldismo aprioristico e la “damnatio memoriae” dei predecessori; il dominio delle mode e dei “mantra” e il cicaleccio giornalistico. Insomma, che il rumore di fondo prevalga sulla melodia. E di rumore di fondo se ne sente, anche in queste settimane e (direi) da sempre, sin troppo.

Naturalmente, ciascuno può individuare a modo suo le priorità. E però, siccome è necessario giocare a carte scoperte, forse è il caso che ciascuno dei soggetti chiamati all’appello sia vincolato a confrontarsi non (solo) sulle proprie particolari questioni (rispettabilissime, utili, urgenti, per quanto settoriali o, a volte, ma non sempre, autoreferenziali), ma ad individuare quelli che, a suo modo di vedere, possono essere considerati temi comuni. Due, direi, e non più di due. Su cui magari ci si potrà dividere sulle soluzioni, ma che rappresentano, per “idem sentire”, le priorità (possibili) da affrontare, al di là delle facili parole d’ordine che mettono d’accordo tutti con la loro inconcludenza.

Per mio conto, e per dare il buon esempio, ne ho individuati due, tra il mare davvero magnum di questioni nelle quali mi sono imbattuto in questi anni. Due temi scansati, ovattati, rinviati, deviati. Episodicamente affrontati, in maniera diversa e con sistemi o ipotesi di lavoro più o meno radicali, ma sempre senza la necessaria continuità.
Credo, fortissimamente credo, che avesse ragione Luigi Einaudi, quando, nel commentare la riforma Gentile, rilevava come «i due punti sui quali maggiori sono i dubbi sono gli esami e il reclutamento del corpo insegnante. Sono in vero questo i due punti capitalissimi di ogni ordinamento poiché ogni perfezione di struttura è vana se gli studenti non sono invitati a studiare bene e i professori sono scelti con metodi non buoni».
Nei prossimi giorni, proverò a “squadernarli”.

Il gran rimpastone delle graduatorie. Saetta previsa vien più lenta…

Il prossimo anno solare si consumerà uno dei principali riti del “corpo mistico dell’organico”. Mi riferisco  al rinnovo triennale delle Graduatorie Permanenti (ora ad esaurimento: GAE) e delle Graduatorie di Istituto, previsto dalla normativa, e regolato da una serie di provvedimenti riportati in una apposita pagina del sito MIUR. Pagina non proprio tra le più visibili, ma certo tra le più preziose, perché una sua accurata consultazione consente di evitare di annegare tra Scilla (le “indiscrezioni” e i “si dice” dei sempre anonimi “bene informati”) e Cariddi (consulenze associative, sindacali o addirittura ministeriali, a volte, come posso constatare dagli appelli che mi giungono sul sito o sulla pagina pubblica di Facebook, alquanto disinvolte o imprecise). Meglio, è il mio consiglio da sempre, restare ancorati ai testi.
Ma quei testi sono, carte alla mano, superati. Il prossimo aggiornamento NON è un placido adempimento burocratico a bocce ferme. Non solo perché la norma prevede  la possibilità di “muoversi” da parte di tutti gli interessati. Ma perché regolamento, decreti e tabelle annesse necessitano di una preventiva e chirurgica opera di manutenzione. Beninteso, il MIUR potrebbe anche fare spallucce, abborracciando soluzioni all’ultimo momento e alimentando, in tal modo, l’attività degli studi legali. Ma i tempi e i modi per mettere le cose a posto ci sarebbero. Leggi il resto »

Invalsi, cambiare il presidente per cambiare l’Istituto?

Il ministro Carrozza ha nominato la “commissione di saggi” che dovrà selezionare le candidature a presidente Invalsi, dopo le dimissioni di Paolo Sestito. Presieduto dal linguista ed ex ministro dell’Istruzione  Tullio de Mauro, il gruppo è composto da Benedetto Vertecchi, Clotilde Pontecorvo, Cristina Lavinio e Giorgio Israel.  Tutti docenti universitari (e questo potrà far arricciare il naso a qualcuno), ma tutti con significative esperienze nel campo della formazione dei docenti o, comunque, con un interesse spiccato verso l’istruzione, come si evince dai cv linkati anche dei meno noti, anche se a volte con sensibilità divergenti, se non divaricanti: l’attenzione per la “slow school” della Pontecorvo e per la promozione precoce dei talenti di Israel, solo per fare un esempio. Ma ciò che conta è, scartabellando per il web, comprendere come la scelta di questi nomi possa, sia pur indirettamente, influenzare il futuro dell’Istituto e se sussistono idee comuni. Ebbene, sembra proprio che le carte siano in regola per assistere a una svolta. Israel è stato in questi anni uno dei più puntuali (e “puntuti”) critici delle prove di valutazione. Vertecchi, già presidente di Invalsi, è, sia pure più garbatamente, altrettanto rigoroso e sistematico nel denunciare i limiti delle prove attuali. Nessuno tra De mauro, Pontecorvo e Lavinio può essere annoverato tra gli “invalsori”. Insomma, per ragioni diverse, a nessuno tra i “saggi” piace l’istituto così come è. Ed è difficile che si possa “pescare” nuovamente un presidente dal mondo della tecnocrazia di Bankitalia.
Ma l’assetto Invalsi è già mutato dalla presenza, quale DG, di una persona quale Lucrezia Stellacci che la scuola e l’amministrazione le conosce in ogni piccola piega e sa bene quali siano le reciproche ragioni: se dunque il nuovo presidente, chiunque sarà, saprà capitalizzare l’esperienza e le capacità della sua “donna macchina”, ne potremmo vedere delle belle.
C’è, dunque, spazio per una svolta. Sarà interessante leggere, tra pochi giorni, il bando, che darà una prima indicazione sui criteri. E sarebbe interessante riflettere, insieme, sulle possibilità di sviluppo dell’Istituto.

Superiori in 4 anni: conta il come, il dove, il chi

La riduzione a quattro anni del percorso delle superiori è un tormentone che mi perseguita dal primo giorno in cui misi piede, oramai sei anni or sono, in viale Trastevere. All’epoca, fui assalito da un Direttore generale, tra i migliori del Miur ma con il vizio dell’assertività, che mi disse che “assolutamente” bisognava accorciare di un anno i percorsi per “allinearci all’Europa”. Posto che, a me, dell’eurosbobbico non è mai importanto nulla (come del resto ad altri Paesi europei, meno provinciali del nostro), all’epoca la soluzione, pure molto sostenuta e con alcune valide ragioni, fu scartata, per preservare un impianto generale degli ordinamenti considerato meglio rispondente alla tradizione italiana. Leggi il resto »