Brunetta il taumaturgo

Ai dipendenti pubblici, Renato Brunetta ha detto “alzati e cammina”. A quanto pare ha funzionato, purtroppo col deterrente economico a far da leva. Ma si sa, meglio non scommettere troppo, in un paese profondamente disabituato al merito e alla responsabilità, sull’etica dei comportamenti. Meglio la brusca e striglia di Brunetta rispetto ai “benaltrismi”: da qualche parte occorre iniziare, ma l’importante è continuare e non fermarsi. 

E’ nato il Popolo della Libertà: l’intervento conclusivo di Silvio Berlusconi

Vi propongo il discorso di chiusura del Presidente del Popolo della Libertà al congresso di fondazione del nuovo movimento politico.

Grazie per la vostra fiducia, amicizia, affetto.
Mi avete affidato una grande responsabilità, una entusiasmante responsabilità: quella di guidare il Popolo della Libertà.
Mi auguro di essere all’altezza. Cercherò di non deludervi mai.
Nel mio discorso di venerdì ho tracciato un affresco della nostra storia, del percorso che ci ha portato a questo straordinario congresso. Leggi il resto »

Il discorso di Gianfranco Fini al Congresso di AN

“Care delegate e cari delegati del congresso nazionale di Alleanza nazionale, qualche giorno fa parlando con i giornalisti sono stato buon profeta, ma era una scommessa vinta in partenza: un po’ di emozione c’è. C’è nel riprendere la parola dopo dieci mesi dall’ultima volta per rivolgermi ancora al mio partito, a tutti quanti voi che rappresentate le centinaia di migliaia di iscritti di Alleanza nazionale, rivolgermi ancora per vostro tramite ai milioni di italiani che nel corso degli anni ci hanno dato tanta fiducia. C’è questa emozione, non soltanto per un naturale sentimento ma anche perché mi è ben chiaro che se colui che fu segretario del Movimento sociale italiano e poi presidente di Alleanza nazionale può oggi essere presentato a una platea con la qualifica di presidente della Camera dei deputati, la terza carica dello stato, è unicamente o in gran parte in ragione dell´impegno, della passione, della dedizione e del sacrificio di tutti coloro che per tanti e tanti anni hanno dato tutto senza chiedere assolutamente nulla. Se oggi i nostri dirigenti possono rivolgersi a voi e ai tanti vostri iscritti rivestendo incarichi istituzionali, se parlano da questo palco i ministri, il sindaco di Roma, donne e uomini che hanno sulle spalle rilevanti impegni istituzionali, diciamolo con sincerità, ricordiamolo con orgoglio e con umiltà: lo dobbiamo a una lunga e bella storia di impegno politico, nel senso più alto del termine. Ed è la ragione per la quale avverto innanzitutto il dovere di dire grazie a tutti coloro che per decenni interi, in ogni parte d’Italia, in momenti particolarmente aspri e difficili, hanno sempre tenuto la schiena diritta e hanno sempre avuto nel cuore un grande, grande amore per la propria terra, per la nostra Italia. Leggi il resto »

Tra il rischio Sardegna e la possibilità Renzi

Il risultato eccellente delle elezioni Regionali in Sardegna e la contemporanea vittoria di Matteo Renzi, giovane presidente della Provincia di Firenze, alle primarie del PD per la scelta del candidato sindaco della città hanno fatto dire a un commentatore intelligente e attento come Andrea Romano che il “modello Renzi” rappresenta una opportunità per i “semplicemente democratici” di risollevarsi dal disastro. Renzi, afferma Romano, “è un dirigente politico che solo in Italia possiamo confondere con un ragazzo alle prime armi. È un amministratore pubblico di trentaquattro anni che guida la provincia di Firenze non da ieri ma dal 2004, e che prima di allora si era già dedicato per molti anni alla vita di partito… Renzi non ha atteso l’autorizzazione di comandanti senza truppe per giocare la propria partita, non ha preteso che gli fosse garantito l’appoggio di qualche capobastone né ha negoziato un salvacondotto personale nel caso in cui le cose non si fossero messe bene. Al contrario, ha creduto di interpretare nel senso più radicale sia il mandato ricevuto qualche anno prima dagli elettori sia il senso politico del Partito democratico. E ha dunque cercato e trovato l’investitura diretta contro il parere di dirigenti locali e nazionali che ne avevano certamente riconosciuto tutto il potenziale, salvo viverlo come una minaccia per la propria sopravvivenza tribale piuttosto che come una risorsa per la propria comune parte politica”.
Ho conosciuto Renzi mesi fa, in una assemblea dell’Unione Province Italiane e, pur nella differenza di schieramento, non ho potuto non apprezzarne le doti. Ma, detto questo, cerco di farne un problema di metodo. Il “metodo Renzi”, appunto. E i presupposti (leggi: elezioni primarie) che lo hanno reso possibile.
Ora, il risultato sardo non vorrei facesse precipitare il centrodestra in una sorta di delirio di onnipotenza. Il passato, del resto, ci ha insegnato come le vittorie non possano mai essere date per scontate, e il bel sogno delle politiche o delle europee si è tramutato spesso nell’incubo di tornate amministrative dove si contavano i morti e i feriti. Caligola, si dice, avrebbe voluto far console il suo cavallo, Incitatus. Ma si trattava perlomeno di un animale di sangue nobilissimo, non di un ronzino.
Eppure, le avvisaglie ci sono. Le cronache riportano le baruffe intorno ai tavoli del Popolo della Libertà, impegnati nella scelta dei candidati, tavoli nei quali AN e FI sembrano comportarsi non come fidanzatini destinati a future nozze, ma come vecchi coniugi in via di separazione impegnati nella separazione dei beni un tempo in comunione. E capita anche che i candidati prescelti al tavolo del Risiko non siano candidati che pure sarebbero trasversalmente accettati, in grado di interpretare già uno “spirito unitario”, sul quale farebbero gioco le sottoappartenenze  a questa o quella fazione interna.
Così, viene da dire, non va. L’ho detto, lo ripeto e lo ripeterò. Le fondamenta del Popolo delle Libertà non possono che formarsi con nuova calcina che derivi dallo scioglimento delle vecchie appartenenze, che faccia uscire i tanti Renzi azzurri dai rispettivi recinti. Per quest’anno è, probabilmente, tardi. Ma occorre abbattere, da Popolo delle Libertà, il tabù del ricorso al proprio popolo.

La sardegna si è tinta di azzurro

Il centrodestra strappa la Sardegna allo schieramento avversario e Ugo Cappellacci diventa il nuovo governatore, scalzando Renato Soru che nel 2004 vinse con il 50,13%. Il dato pressoché definito arriva intorno alle 6 e mezza del mattino, 15 ore dopo la chiusura dei seggi. E quando le sezioni scrutinate sono 1658 su 1812, Cappellacci è al 51,90% dei consensi, mentre il presidente uscente si ferma al 42,89%, con un distacco di 9 punti che pesa come un ko. Leggi il resto »

Aboliamo gli Enti inutili!

Mario Valducci e Osvaldo Napoli, parlamentari del Popolo della Libertà, hanno presentato una proposta di legge dal titolo “Soppressione di enti territoriali intermedi e trasferimento delle relative funzioni”. Si punta ad abolire 356 Comunità montane, 63 Bacini imbriferi montani, 191 Consorzi di bonifica, 138 Enti parco regionali, 91 Autorità d’ambito territoriale (ATO), oltre Enti strumentali regionali e le 344 Circoscrizioni comunali. Ho deciso di lanciare una petizione su firmiamo.it e invito tutti a sottoscriverla.

 

Al Senato il primo sì al federalismo fiscale

Via libera dell’aula di Palazzo Madama al federalismo fiscale. Il disegno di legge è stato approvato con 156 voti a favore e 6 contrari; 108 i senatori astenuti, tra i quali quelli del Partito democratico e dell’Italia dei valori. Hanno votato sì, invece, Pdl, Lega e Mpa. Il provvedimento passa ora alla Camera. Il ddl fissa i punti cardine in base ai quali il governo è delegato poi ad attuare, attraverso i decreti legislativi, la riforma dell’autonomia finanziaria di regioni, province e comuni, il cui fulcro è rappresentato dal passaggio dalla spesa storica ai costi standard. Queste in sintesi le novità della riforma:
- Costo standard: per garantire l’autonomia di entrate e spesa a regioni ed enti locali e decidere i livelli di perequazione si passerà in maniera progressiva dal criterio della spesa storica a quello del costo standard per garantire che i servizi fondamentali costino e siano erogati in maniera uniforme sul territorio nazionale. Il costo standard consentirà di determinare, per ciascun livello di governo, il fabbisogno di cui necessita un’amministrazione e quindi l’eventuale trasferimento perequativo cui avrà diritto in caso di entrate fiscali insufficienti a garantire i servizi.
- Tetto alla pressione fiscale: si punta a un calo complessivo della pressione fiscale. Con i decreti attuativi dovrà essere ‘garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale, nonché del suo riparto tra i vari livelli di governo’. Con un ordine del giorno di Mario Baldassarri (Pdl) il governo si è impegnato a fare in modo che con i decreti attuativi non si superi il livello massimo di pressione fiscale fissato nel Dpef e che entro i due anni successivi alla data in vigore dei Dlgs questa non superi il 42% e il 40% nei tre anni che seguono il primo periodo.
- Contrasto a evasione: è stabilito il ‘coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali nell’attività di contrasto dell’evasione fiscale’.
- Sistema premiante e sanzioni: arriva un ’sistema premiante’ per regioni e enti territoriali che a fronte di un alto livello dei servizi garantisce una pressione fiscale inferiore alla media degli enti del suo livello. Previste invece sanzioni fino al commissariamento per regioni e enti non virtuosi.
- Tetto a compartecipazioni: al fine di garantire i servizi, le autonomie possono fare ricorso al fondo perequativo e alla compartecipazione a tributi erariali e tributi propri. Per i comuni è previsto un mix di compartecipazione a Iva e Irpef. Viene però previsto limite delle compartecipazioni alle sole spese per garantire le funzioni essenziali.
- Funzioni comuni e province: nel ddl vengono definite le funzioni essenziali per comuni e province, in attesa della carta delle autonomie che sarà portata al consiglio dei ministri la prossima settimana.
- Roma capitale e città metropolitane: vengono specificate le funzioni amministrative che spettano al comune di Roma, oltre a quelle attuali. Il comune sarà competente, tra l’altro, sulla valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali, sull’edilizia e la protezione civile.
- Patto di convergenza: il governo, dopo un confronto in sede di Conferenza unificata, individua un percorso di convergenza su costi e fabbisogni standard detto ‘patto di convergenza’ che sarà presentato con il Dpef alle Camere e che gli enti sono tenuti a rispettare. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi lo Stato accerta le motivazioni degli scostamenti e stabilisce le conseguenti azioni correttive. Meccanismo simile sarà attuato anche per il settore infrastrutture.
- Bicamerale per l’attuazione: a dare il parere sui decreti attuativi sarà una commissione bicamerale, composta da 15 deputati e 15 senatori nominati dai presidenti delle camere. Il governo, se non intende conformarsi ai pareri della commissione come di quelle economiche che saranno investite di questo compito, deve rimettere i testi alle camere ma dopo 30 giorni dalla nuova trasmissione può comunque adottare i decreti in via definitiva.
- Tempi di attuazione: il primo decreto attuativo della delega va emanato entro un anno e gli altri dlgs entro due anni dall’entrata in vigore del testo. La riforma entrerà a regime al massimo entro nove anni dall’entrata in vigore.

Silvio Berlusconi: “Vi dico cosa farò nel 2009″

Intervista di Mario Giordano a Silvio Berlusconi, il Giornale, 31 gennaio 2008
«Mi avete fatto lavorare anche voi…». A Villa Certosa Silvio Berlusconi cerca di rubare qualche ora di riposo agli impegni da premier che non conoscono vacanza. Ma c’è sempre di mezzo qualche telefonata, qualche incontro, qualche dossier da studiare. E qualche intervista. Come questa, con cui il presidente del Consiglio anticipa al «Giornale» un po’ del suo (e del nostro) 2009.
Presidente, cominciamo dalla crisi economica. Lei ripete spesso che la durata della crisi dipende dalla reazione dei cittadini: meno si lasciano spaventare meglio è. La crisi è indiscutibile, ma è vero che la riduzione del prezzo del petrolio fa diminuire i costi e dunque aumenta il potere d’acquisto delle famiglie. Qualche ministro ha detto che nel 2009 le famiglie avranno a disposizione fino a 3000 euro in più. Le sembra una cifra eccessiva?
«Credo che il vantaggio sarà anche più elevato. Ma prima di addentrarci nei calcoli, vorrei ricordare che fin dall’inizio della crisi economica il governo italiano ha fatto tutto ciò che era nei suoi poteri per garantire la liquidità necessaria affinché le banche continuassero a fare le banche, mantenendo i finanziamenti alle imprese e alle famiglie, e ha dato la propria garanzia perché nessun cittadino perdesse un solo euro dei suoi depositi in banca. È una linea che ho indicato per primo nel panorama internazionale il 10 ottobre, e che ho poi sostenuto nei vertici che si sono tenuti a Parigi, a Bruxelles e a Washington, convincendo tutti i capi di governo dei Paesi industriali a farla propria». Leggi il resto »

Provincia di Milano: fare presto e bene!

A leggere gli articoli di oggi (tra gli altri, Giornale e Corriere della sera) c’è da rimanere perplessi. Podestà conferma la sua disponibilità a sfidare Filippo Penati, La Russa ribatte piccato e proclama: “Tanto c’è tempo!”. Spiace non essere d’accordo. La sabbia nella clessidra continua a scorrere e Penati è una brutta bestia. Raro esempio di pessima gestione amministrativa (e che piacere leggere Panorama, che ricorda l’affaire Serravalle) e di dominio della comunicazione. Con una indubbia presa e con il vantaggio di essere presidente uscente. No, la Provincia di Milano è troppo preziosa per sacrificarla al risiko delle candidature, come sottolinea il leghista Matteo Salvini. Non si tratta di piantare una bandierina, ma di vincere la battaglia. E per vincerla, è bene schierare subito le truppe. Senza capricci “mio/tuo”. In fondo, siamo tutti sotto le insegne del Popolo della libertà.

La proposta di federalismo fiscale

Tutti ne parlano, ma quanti l’hanno letta? Eccovi la prima bozza approvata dal Consiglio dei Ministri sul Federalismo fiscale.