Il mio ultimo intervento in consiglio provinciale a Milano contiene qualche chicca sulle imprese del quasi ex Presidente della Provincia di Milano, un appello e una promessa: se vinceremo, il giorno dopo le elezioni dovremo rispondere a tutte le interrogazioni insabbiate in 5 anni su Filippo “le petit” Penati e la sua corte
Filippo Penati gode di una fama immeritata di buon amministratore. Io lo considero un Verre di provincia. Ma Verre aveva una dignità. Qui siamo alla cialtroneria. Ultimo esempio? Gli spot elettorali pagati dal contribuente.
Comincia la campagna elettorale, evidentemente, e Philippe le Petit dimostra di aver appreso l’arte da Peron e Achille Lauro. Dunque, 25/30 milioni di euro verranno destinati a “rabboccare” i redditi di 25.000 famiglie. una tantum, beninteso. Con che soldi? Qualche rotonda in meno, qualche tinteggiatura in meno, dice il presidente, rimbeccato in questa intervista di Corrado Dragotto da Guido Podestà. Ma di risparmi sulle spese di comunicazione non se ne parla, anzi. E così, nella piazza di via Vivaio già costata un milione di euro, si aggiunge un totem multimediale che trasmette giorno e notte i video di ser Filippo.
Nel frattempo il Corriere della Sera mette in bella evidenza, grazie alla penna di Maurizio Giannattasio, la censura votata dal consiglio alle nomine di famuli e famigli nelle società partecipate violando il regolamento.
Ci volevano Mattias Mainiero e Libero per ricordarsi, oggi che la lotta agli sprechi è un asse portante dell’azione del governo, di un ante marcia: Raffaele Costa da Mondovì, implacabile lottatore contro gli sprechi, oggi presidente della Provincia di Cuneo, cui la testata dedica un doveroso e riconoscente tributo. Quando ho mosso i primi passi in politica, pur in un partito diverso (il PRI), per me Costa era contemporaneamente un modello e il monito quotidiano di quanto il Paese fosse malmesso. Beato quello stato in cui i Costa non hanno ragione d’essere!, mi dicevo. Per questo mi spiace, sempre su Libero, vedere un giono sì e l’altro pure il faccione di Filippo Penati. L’uomo, si sa, è ganassa e pure simpatico, ha indubbio fiuto e comunicazionalmente è un asso. Ma per quanto riguarda la gestione dei pubblici danari, è l’antitesi delle tesi del coraggioso giornale di Vittorio Feltri. Caro direttore, tra il Catone di Mondovì e il Verre di provincia, non ho dubbi!
Per una volta non sono d’accordo con Giovanni De Nicola, che attraverso una raccolta di firme chiede la riapertura della balneazione all’Idroscalo di Milano. Ma la lettera di Filippo Penati, attraverso cui il presidente ribadisce il divieto, è una beffa. C’era un anno di tempo, dalla tragedia e dalle mie documentate denunce dello scorso anno, per effettuare i lavori necessari a restituire ai milanesi la loro spiaggia. E invece, come ha usato i soldi l’”assessor-a” Irma Dioli? Per ricchi premi e cotillon equi, pacifisti e solidali che documenterò, un pezzo alla volta, sul sito.
Un anno fa avevo denunciato che, più che di Idroscalo, si doveva parlare di Idrodisastro. La mia analisi si basava su una ricca documentazione, consegnata alla stampa. Le rilevazioni batimetriche dell’Idroscalo, ordinate dall’ex assessore Cadeo e rinchiuse in un cassetto dall’amministrazione Penati, rivelavano zone rischiosissime. L’analisi del bilancio metteva in risalto la continua sottrazione di fondi ai capitoli di bilancio relativi alla sicurezza e alla manutenzione in favore delle deleghe “alla Pace”. Per un anno ho chiesto, inutilmente, che venissero consegnati al Consiglio i risultati dell’inchiesta amministrativa, chiusa da un pezzo, promessa da “Philippe le petit” sull’onda dell’emozione per la morte dei poveri cuginetti egiziani. E ora, di fronte alle prime risultanze dell’inchiesta della magistratura, cosa mi dicono Penati e l’assessora alla Pace (purtroppo, dei sepolcri) Irma Dioli? Che mi ero sognato tutto? Che le Giacche Verdi a cavallo, cacciate dalla Dioli dalla loro sede nonostante il loro contributo essenziale alla sicurezza, non servono? Che il fondale dell’idroscalo è una sorta di piscina, e non una specie di gruviera pieno di gorghi? Ribadisco le mie richieste di allora: l’Idroscalo va “messo in sicurezza”, anche a costo di restare chiuso nella sua attività acquatica per un anno o due, per restituire ai milanesi la loro spiaggia; i servizi di sicurezza vanno migliorati e le aree a “rischio rissa” devono essere ripulite. Soprattutto, chiedo oggi di conoscere i risultati dell’inchiesta amministrativa e chiedo che la magistratura vada fino in fondo. Non vorrei che l’agente della Polizia Provinciale, oggi indagato, finisse per fare il “capro espiatorio”. Siamo sicuri che abbia modificato il diario della sala operativa di sua volontà?
La delibera sui patti parasociali di Brebemi non passa. E’, infatti, crollato il numero legale,dovuto all’uscita dall’aula, in polemica esplicita con Penati e col Partito Democratico, dei gruppi della sinistra Arcobaleno, contrari tanto a Brebemi (cui invece, come ho sottolineato in aula, la delibera dava il via libera) quanto al contenuto dei patti (spiegati dal mio capogruppo, Bruno Dapei, di cui vi allego il comunicato stampa), in base ai quali veniva affidata a Intesa San Paolo la gestione finanziaria della società e ai “soci costruttori” la progettazione ed esecuzione dell’opera, senza gare d’appalto. A questo punto, sono usciti anche i gruppi dell’opposizione, indisponibili di fronte al liquefarsi della maggioranza a fare da stampella.
Avevo ragione a insistere sulle modifiche che portano in aula la partita delle società partecipate. Di fronte a scelte politiche fondamentali, la maggioranza di centrosinistra non è in grado di arrivare a posizioni condivise. Penati, presente in Palazzo, non ha neanche partecipato al voto. Philippe, sempre più le petit….
L’Agenzia per la formazione e il lavoro della Provincia di Milano, ennesimo giocattolino di Philippe le petit, presenta il suo primo, deludentissimo bilancio. Nessun documento sui risultati raggiunti in termini di successo formativo e occupazione, in compenso 188 mila euro di stipendio al direttore generale, a prescindere dai risultati. In compenso, i quattro quinti del bilancio se ne vanno in spese per il personale.