Insegnanti: uno, nessuno, 10.000… più che sul numero, si dovrebbe ragionare sul “chi” e sul “come”

intervista a Tempi.it, 8 marzo 2012

di Carlo Candiani

Finirà in rete il curriculum di un milione di insegnanti

di Lorenzo Salvia, Corriere della Sera, 8 ottobre 2010

ROMA — Il curriculum degli insegnanti diventerà pubblico. Genitori e studenti lo potranno consultare direttamente su internet, per vedere dove ha studiato la loro maestra o il loro professore di matematica, dove ha insegnato prima di arrivare nel liceo dove lavora adesso, se conosce l’inglese o sa usare il computer. Una specie di «etichetta degli ingredienti» che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe aiutare famiglie e studenti a scegliere in modo trasparente la scuola più adatta alle proprie esigenze. «L’anagrafe nazionale telematica dei docenti», questo il nome ufficiale, è prevista da un regolamento firmato dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Un lungo documento che due giorni fa, dopo una serie di rinvii, ha superato l’esame del Consiglio nazionale della pubblica istruzione e che in realtà riguarda un’altra questione, le nuove classi di concorso per i docenti. Ma in quel testo, all’ultimo momento, il consigliere del ministro Max Bruschi ha infilato il passaggio sui curriculum. Leggi il resto »

La scuola torna a insegnare le basi di italiano e matematica

Ecco l’intervista rilasciata ad Alessandra Migliozzi del Messaggero

Scuola, alle elementari e alle medie più grammatica e addio alla calcolatrice
Riforma dei programmi per italiano e matematica

di Alessandra Migliozzi, il Messaggero del 17 agosto 2010

Per i programmi della scuola primaria e della secondaria di primo grado si prepara un ritorno al passato. Il ministero vuole «ripartire dalle basi», garantire agli studenti «una preparazione più solida nelle materie fondamentali, a partire da italiano e matematica». I risultati dei test Invalsi (l’Istituto nazionale di valutazione), del resto, parlano chiaro: analisi del testo, grammatica e geometria mettono in croce i ragazzini.
La lacuna comincia a formarsi nelle prime classi e poi diventa una voragine alle superiori dove il bubbone esplode definitivamente: a quindici anni, come hanno più volte dimostrato le prove internazionali Ocse-Pisa, i nostri ragazzi non sanno lavorare attorno ad un testo letterario. Dalla comprensione all’elaborazione per loro è tutto un calvario. Gravi anche le carenze scientifiche. All’università gli studenti arrivano che sanno a malapena scrivere bene in italiano o far di conto. E agli atenei da qualche anno tocca persino fare i corsi di recupero. A tutto questo «bisogna porre rimedio» è l’orientamento di Viale Trastevere. La prima mossa scatterà con la revisione dei programmi della scuola primaria e della secondaria di primo grado, il cosiddetto primo ciclo, prevista dalla riforma Gelmini. A settembre si riunirà la commissione di esperti che ha già stilato i programmi per i nuovi licei post-riforma. Ci sono dentro nomi altisonanti dell’università da Luca Serianni a Giorgio Israel, passando per Giorgio Bolondi.
«L’orientamento - spiega Max Bruschi, che guiderà la commissione ed è consigliere del ministro Gelmini - è quello di ripartire dalle basi. Di dare ai docenti indicazioni molto più precise che in passato su quali sono gli obiettivi che dovranno raggiungere, su cosa gli studenti dovranno sapere obbligatoriamente alla fine del ciclo. Leggi il resto »

Il punto sulla nuova formazione iniziale

Italiaoggi, 27 aprile 2010
di Alessandra Ricciardi

Il supplente che non si abiliterà, entro il 2011-2012, non potrà più sperare nel posto fisso. Salvo ricominciare dall’inizio con i nuovi percorsi universitari di laurea magistrale. I precari a rischio sono circa 150 mila, una platea enorme che finora ha lavorato non avendo l’abilitazione, grazie allo scorrimento delle graduatorie di istituto. L’ultima chance di rientrare nel sistema utile ai fini delle immissioni in ruolo è disciplinata dal decreto legislativo sulla formazione messo a punto dal ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. Il provvedimento è stato trasmesso dal governo al parlamento nei giorni scorsi, per il parere delle commissioni competenti, in vista del via libera definitivo del consiglio dei ministri.
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Il puzzle dell’istruzione

In una intervista a Tempi, faccio il punto sul percorso fatto e su alcune questioni aperte per riformare “l’infrastruttura del sapere”.

Conoscenze o competenze? Superiamo la diatriba con il buon vecchio “rasoio di Ockham”

dal Sussidiario, 5 gennaio 2010

di Max Bruschi

«I nuovi programmi vietano le trite nozioni che per tanto tempo hanno aduggiato la scuola dei fanciulli; e richiedono la schietta poesia, la ingenua ricerca del vero, l’agile indagare dello spirito popolare, irrequieto e mai sazio di “perché”; il rapimento nella contemplazione dei quadri luminosi dell’arte e della vita; la comunicazione con le grandi anime, fatte vive e quasi presenti attraverso la parola del maestro (…). Se il maestro (…) sarà pedante ripetitore, la vita spirituale rifuggirà da lui e si manifesterà in quelle forme inconsapevolmente ma irreprimibilmente difensive proprie del fanciullo che sono la irrequietezza e la turbolenza».

È l’11 novembre 1923 e Giuseppe Lombardo Radice licenzia con questa premessa i “programmi” per la nuova scuola elementare. Tolto il lirismo d’antan, difficile non sottoscrivere. E difficile non considerare come, ieri e oggi, schiere di pedanti ripetitori abbiano visto “rifuggire” la vita spirituale e schiere, altrettanto nutrite, di corifei di una malintesa modernità, abbiano messo in soffitta i “quadri luminosi dell’arte” e seppellito le “grandi anime”. In mezzo, la falange di insegnati che, onestamente e umilmente, anno dopo anno, ha cercato di districarsi tra ordinanze, circolari, indicazioni, OSA, “assi”, competenze chiave e compiere al meglio la propria missione educativa e culturale. Leggi il resto »

Riforma del secondo ciclo: oggi se ne parla in Conferenza Unificata

Dopo il chiarimento a livello istituzionale e politico dei rapporti Governo e Regioni, intervenuto venerdì scorso, la Conferenza unificata Stato-Regioni e Autonomie locali riprende finalmente l’attività interrotta da mesi. Oggi, giovedì 29 ottobre, alle ore 15, è stata convocata la Conferenza Unificata per trattare gli argomenti non discussi in questi mesi e all’ordine del giorno sono compresi gli argomenti relativi all’istruzione, attesi da tempo. In particolare saranno trattati l’accordo sulle sezioni primavera per il 2009-2010 e i pareri sui regolamenti relativi alla riforma dei licei, degli istituti tecnici e degli istituti professionali. Sulla riforma dei licei ecco l’intervista richiestami da Orizzonte Scuola che affronta alcuni nodi di metodo e di merito.

29 ottobre 2009 - red
Oggi 29 ottobre la Conferenza Stato Regioni darà il proprio parere sulla Riforma delle superiori, dopo un lungo periodo di stallo. La Gelmini ha assicurato che tuttò sarà pronto per il 2010, ma appaiono ancora molti i nodi da sciogliere. Orizzonte Scuola in queste settimane ha raccolto quesiti provenienti dal mondo della scuola e li ha sottoposto a Max Bruschi, consigliere del ministro e presidente della cabina di regia per la riforma dei licei
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Autonomia e reclutamento: a settembre due opportunità per un cambiamento

Il sussidiario pubblica un mio intervento su due priorità da affrontare a settembre

di Max Bruschi
Ho ricevuto da Alessia un “post” sul mio account di Facebook. Alessia non la conosco. Non so cosa voti, come si svolga la sua vita, quali siano le sue preferenze. Non importa. Il nostro “credo” scolastico è identico.
Alessia scrive: “…sogno una scuola nella quale per entrare non esistono graduatorie ridicole stile punti del supermercato o concorsi fatti nel giurassico… sogno una scuola nella quale il dirigente è un “manager della scuola”, preparato e in grado di gestire un istituto con rigore e concretezza, quindi non uno che abbia vinto il solito concorsetto farsa, che, dopo aver visionato il mio ben nutrito curriculum (perché per fare gli insegnanti non basta avere una laurea in tasca e la carta straccia dell’abilitazione, ma forse occorrono delle qualità in più, occorre saper progettare, saper gestire, sapersi reinventare ogni giorno, occorre essere dei professionisti dell’educare, occorrono esperienze anche lontane dall’insegnamento), mi chiama per un colloquio durante il quale ho modo di far valere la mia preparazione, durante il quale mi chiede ovviamente quali contributi potrò apportare a quell’istituzione scolastica, quali sono i miei progetti e le mie ambizioni e poi visto che sono proprio adatta mi mette alla prova…”. E via, di questo tono.
Il nocciolo del sogno di Alessia è identico al nocciolo del dibattito aperto su ilsussidiario.net a proposito del reclutamento e al nocciolo del documento della CdO “Una scuola che parla al futuro”. Alessia sogna una scuola libera e autonoma, una comunità messa di fronte al gusto della sfida educativa.
Ne sono convinto: non esiste autonomia senza una rigorosa selezione dei dirigenti scolastici e senza la possibilità per le scuole di scegliere liberamente il proprio personale. Mi sembra che tutti siamo d’accordo sulla necessità di abbattere l’Idra di Lerna delle graduatorie e sulla necessità di non ripercorrere gli errori dell’ultimo concorso a preside.
Ci sono due appuntamenti, a partire da settembre, che rappresentano la cartina di tornasole della volontà riformatrice del governo, della sua maggioranza e dei parlamentari che anche dal centrosinistra sappiano guardare oltre gli schieramenti per abbracciare “una certa idea di scuola”: le regole del nuovo concorso per i dirigenti scolastici e la necessità che il parlamento affronti in tempi urgenti e alla radice, con la radicalità giustamente invocata da Fabrizio Foschi, il tema del reclutamento degli insegnanti.
Ma togliere il piombo dalle ali dell’autonomia (a dieci anni dal decreto 275) significa rimettere a posto un puzzle complesso, reso ancora più intricato dai rivolgimenti di questi anni e dall’impossibilità (lo dico a Gianni Mereghetti, di cui condivido peraltro l’assunto generale: non si fa una scuola nuova con insegnanti vecchi) di fermare la macchina.
Pensare e costruire il cambiamento significa avere il gusto delle singole tappe da raggiungere e superare, un occhio ai singoli provvedimenti, l’altro al disegno complessivo, perché le norme sono fatte per tradurre in realtà le idee, non viceversa. Revisione dei cicli scolastici, sistema nazionale di valutazione, programmi di studio, formazione iniziale dei docenti, reclutamento dei dirigenti scolastici, reclutamento degli insegnanti e loro carriera, autonomia piena di bilancio, governance e quant’altro sono i tasselli di questo puzzle, le rotaie e le traversine di una ferrovia i cui vagoni e le cui motrici sono costituite e costruite dalle comunità educanti.
A chi invoca un provvedimento piuttosto che un altro, dico che di puzzle incompleti è piena la storia delle mancate riforme italiane e che su un binario sconnesso i treni, prima o poi, deragliano.

La riforma in cammino

Formiche, grazie alla cortesia del suo direttore, Paolo Messa, ospita un mio intervento sul cambiamento in atto nell’Istruzione.  

Un sentiero in cammino
di Max Bruschi
Conservo nella mia agenda un origami bordeaux. E’ diventato una sorta di simbolo della scuola italiana, con le sue luci e le sue ombre. Mesi fa, all’inizio della mia avventura a fianco di Mariastella Gelmini, me l’ha regalato una bimbetta di una quarta elementare (pardon, “primaria”) di un istituto di Torino, uno di quelli che vale la pena di citare per nome e cognome, “Altieri Spinelli”, perché negli anni ha saputo valorizzare la parola autonomia e investire il pubblico danaro per istruire al meglio i propri allievi. Seria seria, mentre dal foglio di cartoncino quel cigno prendeva forma, la bimbetta mi dimostrava il teorema di Talete.
Ho visto, in altre scuole, altre bimbette e altri bimbi e altri origami, quasi immancabili, uno zoo infinito di animali e colori, ma nessuno che riuscisse a spiegarmi nulla di leggi o teoremi. Quegli origami, persa la loro funzione, il collegamento tra pratica e teoria, non sono altro che pezzi di carta, simboli, più che di tempo scuola, di tempo perso. Leggi il resto »

Disinformazia?

Mi aspettavo che oggi la stampa desse maggior risalto al brutto scivolone rimediato da Philippe le Petit su Brebemi. Invece, un pezzullo su Libero, un paio di trafiletti su Corsera e Repubblica e nulla più. Ma coma, la maggioranza si spacca su una questione fondamentale, diciamo “politicamente dirimente”, e a parte qualche breve accenno, il nulla? Possibile che tutti abbiano presa per buona la “velina” dell’ineffabile Maggi o quella della capogruppo PD Arianna Cavicchioli dove si derubrica ad “atto amministrativo” un provvedimento dove si decide: di accelerare Brebemi; di affidare l’intera gestione finanziaria al socio IntesaSanpaolo; di riservare la progettazione e la costruzione dell’opera a non meglio specificati “soci” costruttori e progettisti, anche se attraverso società partecipate o controllate? Mah! Nel frattempo, sto ammonticchiando un dossierino su BreBeMi del massimo interesse… e uno su Tem altrettanto gustoso. Se qualcuno, ovviamente, li vorrà leggere.