Costituente per la scuola: parliamo di personale/1

“Ogni perfezione di struttura è vana se … i professori sono scelti con metodi non buoni”. E’ l’ultima parte del ragionamento di Einaudi, formulato nel secolo scorso, ma attualissimo e sul quale vale la pena intrattenersi, e a lungo. Perché, e occorre ribadirlo e sottolinearlo con forza, qualsiasi iniziativa presa oggi sull’infrastruttura dell’istruzione è destinata a non incidere positivamente sulla situazione se si prescinde da una seria e rigorosa politica “del” personale e “per” il personale, nonché dalla presa d’atto, senza ipocrisie, che spesso, almeno nell’ultimo mezzo secolo,  “i professori”, i ds, il personale ATA, cui stante l’autonomia va allargato il ragionamento, “sono stati scelti con metodi non buoni” per la scuola, anche se magari ottimi per altri e per altro. Una rigorosa politica “del” personale e “per” il personale comporterebbe interventi magari “di dettaglio” per quanto riguarda la normativa (in alcuni casi, vedi il “reclutamento”, meno oscura e confusa di quanto si dica più o meno consapevolmente), ma ben più “invasivi” nell’impostazione culturale e, se vogliamo, filosofica. Il settore, proprio per la sua “tecnicalità”, per lo scontro tra interessi contrapposti, per lo scarso impatto (paradossale…) presso la pubblica opinione, per la necessità di operare delle scelte e di darne ragione, è tra i più “schivati” dal livello politico e di conseguenza quello in cui l’amministrazione, volente o nolente, è costretta a una navigazione a vista, sottoposta a venti di ogni tipo e su rotte irte di scogli. Con conseguente “ammuina”.

Vista la complessità e la “rognosità” della materia, preferisco trattarla in “pezzi” separati, anche al fine di meglio seguire le varie opinioni, cercando progressivamente di squadernare le questioni (comunque e sempre concatenate tra loro, concernenti

  1. la formazione iniziale;
  2. il “reclutamento”;
  3. le graduatorie e i vari punteggi;
  4. le classi di concorso;
  5. le specializzazioni e la formazione in servizio
  6. le retribuzioni, la carriera e la valutazione.

E, se me ne fossi dimenticata qualcuna, prego i gentili lettori di aggiungerla, prima di iniziare, la settimana prossima, con la prima delle mie “prediche inutili”.

Temi per la Costituente della Scuola. Un nuovo patto culturale.

Luigi Einaudi, nel commentare a caldo la riforma Gentile, aveva sottolineato come gli “esami” fossero un punto capitalissimo di ogni ordinamento. Ma l’accenno alle prove formali non si comprende appieno, resta monco, oscuro, contraddittorio da parte di un avversatore, quale Einaudi fu, del valore legale dei titoli di studio, e quasi direi burocratico, senza la spiegazione del concetto, contenuto nella frase successiva, davvero cardine: Ogni perfezione di struttura è vana se gli studenti non sono invitati a studiare bene”. Sembra banale, ma non lo è. E forse anche le considerazioni seguenti sembreranno banali, poco “scientificamente” documentate. Ma preferisco l’essenziale, perché chi conosce i nomi dei protagonisti del dibattito e delle “auctoritas” potrà leggerli in filigrana. E chi non li conosce (perché non è il suo mestiere), potrà liberamente seguire il filo, spero, logico, del ragionamento. Alquanto, consentitemelo, “arrabbiato” e fuori dalle righe. Leggi il resto »

Temi per la Costituente della Scuola: primo, ripartire da Einaudi

Annunciata in grande stile dal ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Maria Chiara Carrozza, la “Costituente per la scuola” rappresenta una opportunità. Che, come tutte le opportunità, è di per sé neutra: a contare, in positivo o in negativo, saranno infatti i risultati. Il rischio è la trasformazione in kermesse, la passerella retorica, il benaltrismo, le tesi e le sintesi in qualche misura precostituite, il piusoldismo aprioristico e la “damnatio memoriae” dei predecessori; il dominio delle mode e dei “mantra” e il cicaleccio giornalistico. Insomma, che il rumore di fondo prevalga sulla melodia. E di rumore di fondo se ne sente, anche in queste settimane e (direi) da sempre, sin troppo.

Naturalmente, ciascuno può individuare a modo suo le priorità. E però, siccome è necessario giocare a carte scoperte, forse è il caso che ciascuno dei soggetti chiamati all’appello sia vincolato a confrontarsi non (solo) sulle proprie particolari questioni (rispettabilissime, utili, urgenti, per quanto settoriali o, a volte, ma non sempre, autoreferenziali), ma ad individuare quelli che, a suo modo di vedere, possono essere considerati temi comuni. Due, direi, e non più di due. Su cui magari ci si potrà dividere sulle soluzioni, ma che rappresentano, per “idem sentire”, le priorità (possibili) da affrontare, al di là delle facili parole d’ordine che mettono d’accordo tutti con la loro inconcludenza.

Per mio conto, e per dare il buon esempio, ne ho individuati due, tra il mare davvero magnum di questioni nelle quali mi sono imbattuto in questi anni. Due temi scansati, ovattati, rinviati, deviati. Episodicamente affrontati, in maniera diversa e con sistemi o ipotesi di lavoro più o meno radicali, ma sempre senza la necessaria continuità.
Credo, fortissimamente credo, che avesse ragione Luigi Einaudi, quando, nel commentare la riforma Gentile, rilevava come «i due punti sui quali maggiori sono i dubbi sono gli esami e il reclutamento del corpo insegnante. Sono in vero questo i due punti capitalissimi di ogni ordinamento poiché ogni perfezione di struttura è vana se gli studenti non sono invitati a studiare bene e i professori sono scelti con metodi non buoni».
Nei prossimi giorni, proverò a “squadernarli”.

Il gran rimpastone delle graduatorie. Saetta previsa vien più lenta…

Il prossimo anno solare si consumerà uno dei principali riti del “corpo mistico dell’organico”. Mi riferisco  al rinnovo triennale delle Graduatorie Permanenti (ora ad esaurimento: GAE) e delle Graduatorie di Istituto, previsto dalla normativa, e regolato da una serie di provvedimenti riportati in una apposita pagina del sito MIUR. Pagina non proprio tra le più visibili, ma certo tra le più preziose, perché una sua accurata consultazione consente di evitare di annegare tra Scilla (le “indiscrezioni” e i “si dice” dei sempre anonimi “bene informati”) e Cariddi (consulenze associative, sindacali o addirittura ministeriali, a volte, come posso constatare dagli appelli che mi giungono sul sito o sulla pagina pubblica di Facebook, alquanto disinvolte o imprecise). Meglio, è il mio consiglio da sempre, restare ancorati ai testi.
Ma quei testi sono, carte alla mano, superati. Il prossimo aggiornamento NON è un placido adempimento burocratico a bocce ferme. Non solo perché la norma prevede  la possibilità di “muoversi” da parte di tutti gli interessati. Ma perché regolamento, decreti e tabelle annesse necessitano di una preventiva e chirurgica opera di manutenzione. Beninteso, il MIUR potrebbe anche fare spallucce, abborracciando soluzioni all’ultimo momento e alimentando, in tal modo, l’attività degli studi legali. Ma i tempi e i modi per mettere le cose a posto ci sarebbero. Leggi il resto »

Invalsi, cambiare il presidente per cambiare l’Istituto?

Il ministro Carrozza ha nominato la “commissione di saggi” che dovrà selezionare le candidature a presidente Invalsi, dopo le dimissioni di Paolo Sestito. Presieduto dal linguista ed ex ministro dell’Istruzione  Tullio de Mauro, il gruppo è composto da Benedetto Vertecchi, Clotilde Pontecorvo, Cristina Lavinio e Giorgio Israel.  Tutti docenti universitari (e questo potrà far arricciare il naso a qualcuno), ma tutti con significative esperienze nel campo della formazione dei docenti o, comunque, con un interesse spiccato verso l’istruzione, come si evince dai cv linkati anche dei meno noti, anche se a volte con sensibilità divergenti, se non divaricanti: l’attenzione per la “slow school” della Pontecorvo e per la promozione precoce dei talenti di Israel, solo per fare un esempio. Ma ciò che conta è, scartabellando per il web, comprendere come la scelta di questi nomi possa, sia pur indirettamente, influenzare il futuro dell’Istituto e se sussistono idee comuni. Ebbene, sembra proprio che le carte siano in regola per assistere a una svolta. Israel è stato in questi anni uno dei più puntuali (e “puntuti”) critici delle prove di valutazione. Vertecchi, già presidente di Invalsi, è, sia pure più garbatamente, altrettanto rigoroso e sistematico nel denunciare i limiti delle prove attuali. Nessuno tra De mauro, Pontecorvo e Lavinio può essere annoverato tra gli “invalsori”. Insomma, per ragioni diverse, a nessuno tra i “saggi” piace l’istituto così come è. Ed è difficile che si possa “pescare” nuovamente un presidente dal mondo della tecnocrazia di Bankitalia.
Ma l’assetto Invalsi è già mutato dalla presenza, quale DG, di una persona quale Lucrezia Stellacci che la scuola e l’amministrazione le conosce in ogni piccola piega e sa bene quali siano le reciproche ragioni: se dunque il nuovo presidente, chiunque sarà, saprà capitalizzare l’esperienza e le capacità della sua “donna macchina”, ne potremmo vedere delle belle.
C’è, dunque, spazio per una svolta. Sarà interessante leggere, tra pochi giorni, il bando, che darà una prima indicazione sui criteri. E sarebbe interessante riflettere, insieme, sulle possibilità di sviluppo dell’Istituto.

Abuso di contratti a termine. Recidive europee, pagate da chi?

E’ arrivata la batosta, attesa. In un colpo solo, l’Italia ha buscato 11 legnate in sede di Commissione UE, con l’apertura di una procedura che rischia di concludersi di fronte alla CEDU con relativa condanna e spesa per le tasche di tutti. Tra i vari pronunciamenti, il più atteso (e, in parte, scontato) è quello sul personale scolastico: non vi può essere, secondo le autorità europee, alcuna discriminazione stipendiale tra personale a tempo indeterminato e determinato. Anche se i veri dolori l’Italia li subirà quando verranno (nuovamente) al pettine del “giudice degli Stati” i nodi della reiterazione dei contratti a termine. Leggi il resto »

Reclutamento docenti: attenzione alle rotte che terminano sugli scogli

“Ogni perfezione di struttura è vana (…) se i professori sono scelti con metodi non buoni”. Confesso di non stancarmi nel rileggere le prediche, tanto inutili, ma quanto di buon senso, di Luigi Einaudi sulla scuola. Oggi quell’ammonimento sembra predestinato a risuonare, strattonato da destra e da sinistra, brandito come una clava, stante la volontà del ministro Carrozza di procedere a una “revisione” del reclutamento dei docenti attraverso la delega a un decreto legislativo, i cui contenuti sono stati anticipati da Orizzonte Scuola. Visto che il testo non è ancora stato licenziato dal consiglio dei ministri, vorrei fare un paio di considerazioni preliminari di metodo giuridico e politico. Leggi il resto »

Evviva la scuola di Stardi

L’editoriale di Giuliano Landolfi sull’Avvenire decreta l’allontanamento della scuola italiana dal Trecento letterario, prendendo spunto da un “dibattito” (?) sulla rivista Agorà sulla necessità o meno di “tradurre” in “italiano corrente” i classici della letteratura italiana. La questione è serissima. Verrebbe da scrivere parole di fuoco (non contro Landolfi: ambasciator non porta pena), bollare la corbelleria e passare oltre. Se non che forse è invece opportuno qualche approfondimento, perché la questione si colloca nell’alveo delle scelte, più o meno consapevoli, che hanno loro sì sinistrato il nostro sistema di istruzione.

Alla radice, c’è il “donmilanismo” e l’attacco alla “scuola dei signorini”: quasi che vivere in un ambiente culturalmente ricco fosse una colpa. E che compito della scuola non fosse anche dare ai talenti individuali la possibilità di usufruire delle stesse opportunità a prescindere, per quanto possibile, dalla razza, dall’ambiente, dal momento. Il che non significa (tutt’altro) spregiare questa o quella capacità, trattare con albagia le “genti mechaniche”, tenere in “noncale” l’oro autentico che qualcuno ha nelle mani.

Dunque, tra don Milani e Gramsci, per restare nell’area culturale, beninteso, io sto con Gramsci, che ammoniva, profetico, a non chiedere un abbassamento del livello degli studi, perché solo quella dura palestra poteva consentire (per dirla con linguaggio corrente) di pigiare i bottoni dei piani più alti dell’ascensore sociale, ai figli di un macellaio di diventare medico e professore, persino al figlio di un flebotomo, al piccolo Stardi (uno dei veri eroi, per il socialista umanitario De Amicis, del libro “Cuore”), che “non capiva un’acca di aritmetica, empiva di spropositi la composizione, non riesciva a tener a mente un periodo”, che poi, a forza di studio e di volontà ”risolve i problemi, scrive corretto e canta la lezione come un artista”, di rompere i muri della predestinazione. Certo, lui, anche con google a disposizione, non avrebbe mai scaricato una traduzione da Svetonio per poi scopiazzarla sul quaderno (e non oso immaginare cosa succederà quando si passerà, dal libro elettronico, al “quaderno elettronico…).

Ha vinto invece Don Milani e l’inclusivismo spinto. Primo, perché è obiettivamente più semplice abbassare l’asticella, piuttosto che indurre l’atleta a sforzarsi per saltare più in alto. Secondo, perché per saltare pochi centimetri non c’è bisogno di allenatori di particolari capacità. Difficile venire a capo del periodare boccaccesco, se è il magister, innanzitutto, a dover ricorrere alle soccorrevoli note a piè di pagina e costringere i discenti a imparare a memoria la parafrasi, anziché impegnarsi a spiegare i costrutti sintattici; quasi impossibile penetrare la possente lingua della Commedia dantesca, e persino del (relativamente) più abbordabile linguaggio petrarchesco, se si persegue il “grado zero della comunicazione” e se addirittura un banale ”temo no” provoca sudori freddi. Persino la lingua dei ”Promessi sposi” diviene (e per molti lo è) ostrogoto.

Salvo poi spargere lacrime di coccodrillo sugli italiani non lettori. E salvo, beninteso, sgranare il rosario delle competenze… ma quali competenze, di grazia? Quelle che ho indicato sono o non sono (alcune) delle competenze necessarie per decrittare qualunque testo, letterario o meno? E come si fa a chiedere ricchezza di pensiero, se manca l’alfabeto per elaborarlo?

Secondo, ci si appelli a Benedetto Croce o ai formalisti russi, i termini del problema non cambiano: la fruizione ESTETICA di un’opera d’arte impone di fare i conti con la sua struttura retorica e col suo linguaggio, con le scelte compiute dall’artista. Cancellare quelle scelte significa buttare nel cestino millenni di patrimonio culturale e nullificare la capacità di “emozionare” propria di un testo, di un quadro, di una scultura. Resta sempre la facile scappatoia degli inetti: lo studio esclusivamente biografico, sociologico, storicistico, lo stesso che ha ammazzato e ammazza (complice una maldigerita epitome di Argan), salvo eccezioni, lo studio dell’arte nei nostri licei.

Bene: detto ciò, sto con quella pattuglia di eroici, colti, capaci insegnanti che l’asticella la tiene alta, e che quando il signor dirigente scolastico o i genitori in tumulto chiedono di abbassarla, come reazione la alza ulteriormente. Perché da quegli insegnanti esce chi non si ferma al pianterreno. 

Postilla: quando si ha a che fare con un’opera tradotta da una lingua sconosciuta, la serietà del traduttore si misura anche con l’adeguatezza delle scelte compiute per “ricreare” le intenzioni dell’autore. Vedi le eccellenti traduzioni dei romanzi di Guenther Grass operate da Bruna Bianchi, la cui ricchezza lessicale e sintattica è il frutto dello studio delle opere  Carlo Emilio Gadda. Ma Bruna Bianchi è una eccezione: siano da lustri anche un popolo di pessimi traduttori.

Dl 104/2013: il testo approvato dalla Camera

Ecco  il testo del DL 104/2013 con tutte le modifiche (evidenziate in nero nel testo a fronte) apportate dalla Camera dei deputati. Ora il testo approda in Senato per essere convertito, pena decadenza, entro l’11 novembre. Dubito quindi ci sia tempo materiale per ulteriori emendamenti, ma rinvio una analisi generale, per scaramanzia, a decreto formalmente convertito

DL 104/2013 scuola. In attesa di un bilancio “a consuntivo”, una mia intervista a OS.

Ecco il testo della conversazione avuta con la brava Eleonora Fortunato di Orizzonte scuola.

di Eleonora Fortunato - Presentati, bocciati, riformulati, ripresentati. È difficile stare dietro a tutti gli emendamenti al Decreto Legge Istruzione nelle ore della sua conversione in legge, fotografare quello che accade e cercare di tirare le fila. Per un commento a caldo, non privo di qualche giudizio e di qualche previsione, ci siamo rivolti a Max Bruschi, ex-consigliere del ministro Gelmini e ispettore del Miur. Leggi il resto »