Beppe Grillo, fatti e (soprattutto) misfatti

Con Beppe Grillo, si sa, ho un fatto aperto. Ai vecchi tempi, la gogna mediatica cui ha cercato di mettermi si sarebbe risolta con un guanto di sfida. Nell’epoca di Internet, tutto diventa complicato. Come si sa, il Grillo rifiuta ogni confronto, e dal suo pulpito mediatico sputa accuse, insulti, sentenze. Filippo Facci, sul Giornale, e Giacomo Amadori, su Panorama, raccontano tutto quello che il capopopolo genovese non vuol far sapere, e i suoi fan non vogliono sentire. Ecco il dossier, liberamente scaricabile. Leggere e diffondere mi sembra quasi un dovere civico. Naturalmente, a differenza che sul suo sito, qui il tutto è liberamente commentabile.

Una petizione online: le istituzioni italiane non vadano a Pechino

Si chiama Tibet: l’Italia non mandi politici a Pechino la raccolta di firme online che ho appena promosso. Se non ci fossero in calendario le Olimpiadi di Pechino, il mondo, con qualche eccezione, avrebbe guardato alla tragedia del Tibet con il solito sguardo distratto e assente riservato alla questione dal 1950. Oggi, la pubblica opinione non solo si è mobilitata, ma ha un’occasione straordinaria per poter dar vita a manifestazioni simboliche e non violente che possano indurre il governo cinese ad allentare la presa. Ricordo le manifestazioni per Piazza Tienanmen nel 1989. Vampate, presto cessate. Le occasioni di protesta mancavano, l’attenzione dei media cadde rapidamente. Oggi non è così. Almeno fino all’8 agosto 2008, data di inizio dei Giochi, chi ha fatto del Tibet il simbolo della lotta per i diritti dell’uomo e del cittadino ha l’occasione per mobilitarsi e portare il suo contributo. Il mio, piccolo, vuole chiedere che nessuna rappresentanza istituzionale italiana si rechi a Pechino al seguito dei nostri atleti. E’ un gesto simbolico che molti Paesi stanno pensando se compiere. Spero che l’Italia, anche col contributo di tutti voi, lo faccia.
Nel frattempo, vi propongo una sintesi del discorso pronunciato dal Dalai Lama a Dharamsala, India, il 6 aprile 2008.

Troppe bugie, sul Tibet il mondo cerchi la verità
Dal 10 marzo di quest’anno stiamo assistendo a molteplici proteste e dimostrazioni in molte zone del Tibet - e perfino di studenti in alcune città della Cina - che rappresentano il punto di esplosione di un’angoscia fisica e psicologica provata per lungo tempo dai tibetani, nonché l’espressione di un profondo risentimento contro l’oppressione dei diritti umani del popolo tibetano. Leggi il resto »

Pechino come Berlino 1936

Non ho scrupoli di Realpolitik, non commercio con la Cina, dunque non ho problemi a dirlo. Aver consegnato ai satrapi di Pechino la fiaccola olimpica mi fa orrore. Mi ricorda un’altra Olimpiade, la XI. Sede, Berlino, anno 1936. A chi sostiene che l’evento potrà provocare un processo virtuoso, sottopongo l’ultimo sfregio ai diritti umani e l’articolo di Gian Micalessin che ce lo ha raccontato, sul Giornale del 4 aprile.  

Il regime cinese non cambia mai: condannato il dissidente simbolo

Tre anni e mezzo e fuori dai piedi. Se lo sono levati di torno con i vecchi sistemi. Un’accusa «d’incitamento alla sovversione contro lo Stato», un processo sbrigativo, una difesa così compiacente da dichiarare che l’imputato ha confessato il crimine, riconosciuto gli eccessi e accettato la punizione.
Mancano solo i ringraziamenti alla corte. Leggi il resto »

Tibet: solidarietà unanime, ma al ribasso

Il consiglio provinciale di Milano, per iniziativa del capogruppo dei Verdi, si è espresso dando l’immancabile e giusta solidarietà al popolo tibetano. Ahimé, una solidarietà standard. Bocciati, infatti, i tre emendamenti proposti da me e Giovanni De Nicola. Il mio chiedeva un “embargo” sulle forniture “made in China” dell’amministrazione provinciale sino alla fine delle violenze in Tibet; De Nicola, invece, chiedeva (un po’ provocatoriamente, ma perché negare la verità storica, cari compagni’) che venisse aggiunto l’aggettivo “comunista” a definire il regime cinese e, soprattutto, chiedeva che, ai giochi olimpici, non partecipasse alcuna delegazione istituzionale.  Ma tant’è. Nulla da fare. Oltre che “maanchista”, la sinistra vecchia e nuova è “ribassista”: solidarizza al ribasso, e senza efficacia.
Post scriptum. Su Google ho cercato immagini relative alla tragedia del popolo tibetano. Ho riscontrato un imbarazzante “silenzio visivo”

Torna la vecchia piéce sul dottore che fa ammalare anche i sani

recensione di Guido De Franceschi su Il Giornale a Knock, o il trionfo della medicina
Un assalto all’arma bianca portato all’arte medica. O, per meglio dire, a due spregiudicati scolari di Ippocrate. Questo è il nocciolo di Knock o Il trionfo della medicina, pièce transalpina anni ’20 ripubblicata ora da Liberilibri (pagg. 114, euro 13) per la traduzione di Serena Sinibaldi. Leggi il resto »

Per non dimenticare Anna Politkovskaja

Il 7 ottobre sarà un anno che Anna Politkovskaja è stata uccisa sul portone di casa sua a Mosca.
Chi, a volto scoperto, le ha sparato quattro colpi di pistola è ancora impunito, così come quanti hanno ordinato di far fuoco sulla più coraggiosa giornalista che la Russia ricordi. Leggi il resto »

Knock, o il trionfo della medicina

Ecco il testo della mia introduzione a Jules Romain, Knock, o il trionfo della medicina, ripubblicato da Liberilibri (pagine 138, euro 13,00). Messo in scena per la prima volta nel 1923 dal grande Louis Jouvet, dopo innumerevoli allestimenti, versioni cinematografiche e radiofoniche, a distanza di ottanta anni, Knock o Il trionfo della medicina continua a sedurre lettori e pubblico. La sua felice levità di ritmo e di scrittura non gli impedisce di mettere a segno una bruciante satira sulla permeabilità dei nostri animi alle superstizioni: di ogni genere.
La trama, in fondo, è semplice. Il dottor Parpalaid cede al collega Knock la sua condotta. Un lavoro di tutto riposo (o forse addirittura una fregatura), visto che nessuno ricorre al medico, e i pochi che lo fanno vengono rispediti al mittente con generici consigli. Nel giro di tre mesi Parpalaid, tornato al paese, troverà l’albergo del paese trasformato in una sorta di hotel della salute, i villici totalmente ospedalizzati e soprattutto felici e contenti di esserlo. Cosa era successo in sua assenza?
Knock aveva lavorato di fino. Tutti in salute? Embè! “’Ammalarsi’: concetto sorpassato, che non può resistere di fronte all’avanzare della scienza moderna”.

Tutti a lezione di politica dagli antipolitici

recensione a Donatella Campus, L’antipolitica al governo. De Gaulle, Reagan, Berlusconi (il Mulino) su “Il Giornale” dell’8 febbraio 2007
Silvio Berlusconi, Charles De Gaulle, Ronald Reagan. Gli “antipolitici”. Ma dove? Ma come? Ma quando? A rigor di termine infatti, se si considera la politica dalla radice greca, e cioè come arte di governo dello stato, gli unici “antipolitici” in senso stretto possono definirsi gli anarchici, ma neanche tutti. Se poi vogliamo, alla moderna, aggiungere alla politica l’attributo liberale, e cioè che la conquista del governo avvenga attraverso elezioni in un quadro di regole del gioco valide per tutti, il campo degli “antipolitici” si allarga ai leader totalitari. Punto. Leggi il resto »

Vuoi diventare «lobbista»? Tutti i segreti in un libro

recensione a Alberto Cattaneo e Paolo Zanetto, Fare lobby (Etas libri) su “Il Giornale” del 24 aprile 2007
“La cosa più importante è come impacchettiamo la nostra immagine: ed è qui che intervengo io. Sono pagato per parlare. Non sono laureato né in medicina, né in legge. Sono diplomato in colpire sotto la cintura e incassare insulti. Avete presente il tipo che può farsi qualsiasi ragazza? Io sono quello… fatto di crack”. Leggi il resto »

Sinistra, cento anni di occasioni perdute

recensione a Antonio Ghirelli, Aspettando la rivoluzione (Mondadori) su “Il Giornale” del 14 aprile 2007
“Siamo”, annotava tristemente Filippo Turati, “in un paese in cui il sentimento della ribellione, almeno verbale, è immensamente diffuso; paese di esteti, di sentimenti, di artisti, dove vi è questo estetismo nella frase, nel gusto. Non accade forse a noi stessi, nelle conferenze che facciamo, di vedere i nostri uditori addormentati, udendo parlare dei doveri del proletariato, nelle leghe, nei comuni, nei lavori di tutti i giorni? Mentre si destano per applaudire con entusiasmo quando noi scoviamo fuori le vecchie frasi sonanti di rivoluzione o di ribellione?”. Scritto ai primi del secolo scorso. Oppure anche oggi. E forse (non tanto forse) domani. Leggi il resto »