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	<title>Max Bruschi &#187; Kulturkampf</title>
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	<pubDate>Tue, 15 May 2012 20:27:39 +0000</pubDate>
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		<title>Nostalgia di Cavour</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 13:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

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		<description><![CDATA[  Non si potrebbe dire meglio.
il Corriere della Sera, 10 agosto 2010
di Ernesto Galli della Loggia
Sarebbe per primo Cavour—di cui oggi ricorre il duecentesimo anniversario della nascita — a non gradire di essere ricordato con elogi di maniera, con inutili apologie. A suo merito parlano a sufficienza i nudi fatti—naturalmente per chi pensa che sia [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Non si potrebbe dire meglio.</p>
<p>il Corriere della Sera, 10 agosto 2010</p>
<p>di Ernesto Galli della Loggia</p>
<p>Sarebbe per primo Cavour—di cui oggi ricorre il duecentesimo anniversario della nascita — a non gradire di essere ricordato con elogi di maniera, con inutili apologie. A suo merito parlano a sufficienza i nudi fatti—naturalmente per chi pensa che sia un bene che esista un’Italia unita dalle Alpi alla Sicilia—essendo egli per l’appunto stato, di quest’Italia, l’artefice non unico ma certo massimo. Eppure in Italia Cavour non è per nulla popolare. Se è così (e lo testimonia la generale indifferenza che circonda l’odierno anniversario), ecco allora un modo forse appropriato per ricordare il Gran Conte e la sua opera: chiedersene il perché. Farlo fa probabilmente capire anche molte cose di che Paese siamo.<br />
La scarsa popolarità di Cavour è innanzitutto l’esito naturale della scarsa conoscenza- popolarità che da noi ha il Risorgimento, cioè quella parte della nostra storia che riguarda la nascita della nazione. Basti pensare che negli ultimi trent’anni, e fino a pochissimo tempo fa, nei manuali scolastici non gli veniva assegnato nessun rilievo particolare, e che sono almeno altrettanti anni che a nessun regista italiano viene in mente di girare un film serio su quel periodo (del resto su Cavour, che io sappia, non ne è mai stato girato nessuno). Tutto ciò è d’altra parte più che naturale se si pensa che in pratica tutte le culture politiche dell’Italia del Novecento (dal fascismo all’azionismo, dal cattolicesimo al socialismo, al comunismo gramsciano, e fino al leghismo) sono nate da una critica più o meno radicale al Risorgimento, e in particolare proprio alla soluzione cavourriana di esso, sprezzantemente definita «moderata». Perpetuando l’equivoca confusione tra liberalismo e moderatismo che continua a pesare come un macigno sulla nostra vita pubblica. Si aggiunga la dissociazione da ogni dovere collettivo e il disprezzo qualunquistico- anarcoide verso lo Stato in quanto tale che nutre tanta parte del Paese, comprese le sue classi elevate. In misura significativa l’impopolarità di Cavour non è altro che l’impopolarità presso tanti italiani dello Stato italiano.<br />
Ed è poi l’impopolarità della politica. <span id="more-1274"></span>O meglio: la radicale incomprensione — in Italia diffusissima — di che cosa essa sia, non possa non essere, e che l’azione di Cavour incarnò come poche altre. È incomprensione per l’intreccio di elementi nobili e poco nobili, di idealità alte e strumenti bassi, in cui la politica consiste; per la combinazione di dissimulazione e di coerenza, di ambizione personale e di devozione ad una causa, di opportunismo contingente e lungimiranza, che contraddistingue la politica; incomprensione infine per la drammatica serietà che deve esserci in chi si assume il peso di dominare la complessità, sempre difficile e spesso contraddittoria, di questo intreccio. Proprio ciò Cavour seppe fare in modo incomparabile. Ma proprio per questo egli non piace. Perché la sua azione non rientra nelle due categorie con le quali, invece, la più parte dei suoi connazionali è abituata a pensare alla politica: quella del vuoto moralismo da un lato, ovvero quella della scaltrezza da magliari dall’altro. Unite entrambe da un’invincibile propensione alla faziosità. Non basta.<br />
Nell’impopolarità di Cavour c’è anche il peso ininterrotto delle interne divisioni della Penisola. C’è in generale il pregiudizio antinordista di una parte considerevole d’Italia e, in particolare, c’è l’«antipiemontesismo»: l’incomprensione— mischiata ai ricordi di un’unificazione vissuta da più parti come annessione —per certi tratti costitutivi dell’animo e della cultura del Piemonte percepiti come troppo diversi dal carattere nazionale. Il rifiuto della retorica e della presunzione di sé, l’obbedienza alle regole, un radicato senso del dovere, la tenacia, un certo abito pessimistico: tutti questi tratti della mentalità subalpina finiscono paradossalmente per riverberare una luce negativa sul grande primo ministro (che accanto ad alcuni di quei tratti in realtà ne aveva anche altri, assai diversi, a cominciare da una joie de vivre molto libertino-borghese), ratificando il suo destino di straniero in patria. Di italiano da 150 anni in qua eternamente inattuale.<br />
Ma proprio perciò attualissimo. La consapevolezza della nostra storia, il senso della cosa pubblica, un’idea alta ma vera e realistica della politica, la rimessa in vigore di certe virtù civiche: non è forse di queste cose che nell’accavallarsi disordinato delle lotte dei partiti, dello scontro di tutti con tutti, ha bisogno oggi più che mai il Paese? Non ha forse bisogno l’Italia di ritrovare il senso originario della sua esistenza come Stato libero e moderno? Lo so bene: invocare un ritorno a Cavour suona solo patetico, prima ancora che vano. Almeno sia consentito, però, sentirne fino in fondo una disperata nostalgia e ripeterne con gratitudine il nome per trasmetterlo a chi in futuro si dirà ancora italiano.</p>
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		<title>Caso Englaro: la conferenza stampa di Berlusconi, il testo del decreto-legge, la lettera di Napolitano.</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 16:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

		<category><![CDATA[Eluana Englaro]]></category>

		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>

		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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Ecco il testo del decreto legge approvato dal consiglio dei Ministri. 
&#8220;In attesa dell&#8217;approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/VA1FVeU6RKU&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/VA1FVeU6RKU&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><em>Ecco il testo del decreto legge approvato dal consiglio dei Ministri. </em><br />
&#8220;In attesa dell&#8217;approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi&#8221;. </p>
<p><em>Ecco il testo della lettera del Presidente Napolitano al Presidente del Consiglio</em><br />
Signor Presidente,<br />
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale. <span id="more-1174"></span><br />
Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.<br />
I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche.<br />
Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell’incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell’ordinamento giuridico vigente.<br />
Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge – piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica - appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall’ordinamento giuridico vigente.<br />
Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell’articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.<br />
Desta inoltre gravi perplessità l’adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.<br />
Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso).<br />
Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare.</p>
<p>Poscritto<br />
Con una lettera del 24 giugno 1980, il Presidente Pertini rifiutò l’emanazione di un decreto-legge a lui sottoposto per la firma in materia di verifica delle sottoscrizioni delle richieste di referendum abrogativo;<br />
il 3 giugno 1981, sempre il Presidente Pertini, chiamato a sottoscrivere un provvedimento di urgenza, richiese al Presidente del Consiglio di riconsiderare la congruità dell’emanazione per decreto-legge di norme per la disciplina delle prestazioni di cura erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso specifico, uno degli argomenti addotti dal Capo dello Stato consisteva nel rilievo della contraddizione tra la disciplina del decreto-legge emanando e “un indirizzo giurisprudenziale in via di definizione”;<br />
con lettera 10 luglio 1989 al Presidente del Consiglio De Mita, il Presidente Cossiga manifestò la sua riserva in ordine alla presenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza ai fini dell’emanazione di un decreto-legge in materia di profili professionali del personale dell’ANAS e affermò: “Ritengo, pertanto, che, allo stato, sia opportuno soprassedere all’emanazione del provvedimento, in attesa della conclusione del dibattito parlamentare sull’analogo decreto relativo al personale del Ministero dell’interno”;<br />
in quella stessa lettera e successivamente nella lettera al Presidente del Consiglio Andreotti del 6 febbraio 1990, il Presidente Cossiga richiamò all’osservanza delle specifiche condizioni di urgenza e necessità che giustificano il ricorso alla decretazione di urgenza, ritenendo legittimo da parte sua – in caso di non soddisfacente e convincente motivazione del provvedimento – il puro e semplice rifiuto di emanazione del decreto – legge;<br />
con un comunicato del 7 marzo 1993, il Presidente Scalfaro, in rapporto all’emanazione di un decreto-legge in materia di finanziamento dei partiti politici invitò il Governo a riconsiderare l’intera questione, ritenendo più appropriata la presentazione alle Camere di un provvedimento in forma diversa da quella del decreto-legge.</p>
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		<title>Caso Eluana. Come Bartleby, avrei preferito di no.</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 14:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

		<category><![CDATA[Eluana Englaro]]></category>

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		<description><![CDATA[  &#8220;Senza muoversi dal suo angolino, con voce singolarmente soave, ma ferma, Bartleby rispose: &#8220;Preferirei di no&#8221;.&#8221;. Ecco, a leggere del decreto emanato dal governo sul &#8220;caso Englaro&#8221;, rispondo come il Bartleby di Hermann Melville. Avrei preferito di no sin dall&#8217;inizio, quando il &#8220;caso&#8221; è uscito dalla dimensione privata per assurgere a tema di confronto [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> &#8220;Senza muoversi dal suo angolino, con voce singolarmente soave, ma ferma, Bartleby rispose: &#8220;Preferirei di no&#8221;.&#8221;. Ecco, a leggere del decreto emanato dal governo sul &#8220;caso Englaro&#8221;, rispondo come il Bartleby di Hermann Melville. Avrei preferito di no sin dall&#8217;inizio, quando il &#8220;caso&#8221; è uscito dalla dimensione privata per assurgere a tema di confronto pubblico all&#8217;italiana (e cioè Coppi/Bartali, Guelfi/Ghibellini, il solito dualismo &#8220;o di qua o di là&#8221; che semplificando fa perdere il nocciolo dei problemi). Avrei preferito, certo, che il parlamento avesse legiferato sul testamento biologico e che in questo dibattito la libertà di coscienza dei parlamentari fosse stata effettiva.<br />
Per ora, guardo il &#8220;mio&#8221; di testamento biologico, un foglio di carta depositato nella mia scrivania che implora &#8220;lasciatemi morire&#8221; e che, di giorno in giorno, aggiornerò con la dizione: &#8220;addì XYZ, confermo che quanto espresso in premessa rappresenta la mia volontà&#8221;. Almeno, nessuno potrà parlare al posto mio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il saluto di Mariastella Gelmini alla Giornata della Memoria</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 08:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>

		<category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category>

		<category><![CDATA[Perlasca]]></category>

		<category><![CDATA[Shoah]]></category>

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		<description><![CDATA[  Signor Presidente della Repubblica,
Cari docenti e studenti
Cari amici della comunità ebraica,
cari amici del comitato dei deportati della Shoah
E’ per me un grande onore partecipare alla mia prima “Giornata della Memoria” in qualità di Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica.
Oggi, 27 gennaio, ricorre l’anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, una data che l’Italia celebra dal [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Signor Presidente della Repubblica,<br />
Cari docenti e studenti<br />
Cari amici della comunità ebraica,<br />
cari amici del comitato dei deportati della Shoah<br />
E’ per me un grande onore partecipare alla mia prima “Giornata della Memoria” in qualità di Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica.<br />
Oggi, 27 gennaio, ricorre l’anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, una data che l’Italia celebra dal 2000 al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei, le vittime e coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si opposero al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, salvarono altre vite e protessero i perseguitati.<br />
Molti furono per fortuna gli italiani che però seppero rappresentare l’anima vera del nostro Paese. Credo sia giusto esaltare il ricordo di chi seppe dar spazio alla voce della coscienza, che in Italia non è mai stata razzista, e che non tollera sia fatto del male agli inermi e ai miti.<br />
Vorrei citare Giorgio Perlasca e don Dante Sala, Carlo Angela, la comunità di Nonàntola e Giovanni Palatucci… eroi che hanno tenuto accesa, per noi che vorremmo essere loro degni figli e nipoti, la fiaccola della civiltà italiana che altri avevano spento. Esempi, per tutti, soprattutto per i giovani.<br />
Il loro ricordo mi solleva il cuore e mi dà certezza che il proposito della memoria può trovare terreno fertile. Una memoria del male, del male assoluto, diventa sopportabile se insieme scorgiamo le tracce di un’altra possibilità per gli uomini.<span id="more-1161"></span><br />
E’ anche nel loro ricordo che insieme all’onore, sento la responsabilità di questa eredità.<br />
Sono consapevole che non c’è luogo più idoneo della scuola per trasmettere alle nuove generazioni l’importanza della memoria.<br />
In una società che va verso l’integrazione come la nostra, in un’Europa che trova il suo fondamento nella tradizione giudaico-cristiana, il ricordo di quegli eventi - unito alla diffusione dei valori della solidarietà, del rispetto reciproco e della non violenza che accomunano il nostro Continente - possono aiutare nella realizzazione di una pacifica convivenza per combattere il pregiudizio e il razzismo.<br />
Possiamo formare nelle nostre aule eccellenti scienziati, grandi scrittori, persone dotte e sapienti, ma falliremmo il nostro scopo se tutti costoro non fossero, anche e soprattutto, cittadini. Cittadini consapevoli, liberi di dire di no al male, capaci di non ripetere gli errori del passato.<br />
Il Ministero dell’Istruzione è impegnato in un piano nazionale di interventi rivolti a studenti e docenti per promuovere la memoria della Shoah. Un piano che si articola lungo tutto l’anno scolastico, con l’organizzazione di seminari sulla didattica della Shoah rivolti ai dirigenti scolastici di ogni ordine e grado di istruzione, con la promozione di progetti sulla Memoria nelle scuole.<br />
Quest’anno le riflessioni della scuola si sono indirizzate sul contrasto tra la ricorrenza dei settanta anni della promulgazione delle cosiddette “leggi Razziali” che coincide con il sessantesimo anniversario della Costituzione Italiana e della Dichiarazione dei Diritti Umani.<br />
L’esperienza tragica della guerra e l’orrore della Shoah, la negazione programmata del rispetto della vita e della dignità degli uomini, il baratro in cui nazioni di antichissima civiltà hanno fatto piombare l’umanità hanno avuto il proprio riscatto nell’affermazione dell’uguaglianza tra gli esseri umani, dei diritti e dei doveri come principi giuridici internazionali a fondamento della società civile e, in Italia, di una nuova democrazia.<br />
Come disse Elio Toaff, “certamente il sacrificio di quei milioni di morti ha espiato i peccati di un mondo sprofondato nella violenza e nella follia razzista facendo rinascere negli uomini il senso della giustizia, della morale e del divino”.<br />
Ma occorre - come recita uno dei lavori che ha partecipato al concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah” - “conoscere il passato per proteggere il futuro”.<br />
E a tal proposito vorrei ringraziare i docenti e soprattutto gli studenti che hanno partecipato a questa edizione.<br />
Sono state oltre 1700 le scuole d’Italia che ci hanno fatto pervenire i loro lavori: una partecipazione che quest’anno è stata senza precedenti rispetto al passato e che testimonia come molti studenti vivano la storia non come un arido elenco di fatti e di date, ma come un’occasione per misurarsi con le grandi questioni del Bene e del Male, degli oppressori e degli oppressi, dei vincitori e dei vinti, “dei sommersi e dei salvati”.<br />
Care ragazze, cari ragazzi, grazie al vostro viaggio nella memoria, nella storia amarissima di quegli anni, riscattate molte colpe delle generazioni che vi hanno preceduto; siete quelli che i vostri fratelli ebrei di allora avrebbero sperato di incontrare.<br />
Mi avete, ci avete, fatto sentire orgogliosi di essere italiani.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nel giorno della memoria, ricordiamoci dei Giusti tra le nazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 06:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

		<category><![CDATA[Oskar Schindler]]></category>

		<category><![CDATA[Shoah]]></category>

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 ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img style="vertical-align: top;" src="http://www.coseti.org/images/45th_12.jpg" alt="" width="366" height="260" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Con Israele, senza se e senza ma</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 10:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

		<category><![CDATA[Israele]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p> <object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/eDOvxYdEMBo&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/eDOvxYdEMBo&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Odi profanum vulgus, et arceo</title>
		<link>http://blog.maxbruschi.it/2008/08/20/odi-profanum-vulgo-et-arceo/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 09:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

		<category><![CDATA[Caterina Soffici]]></category>

		<category><![CDATA[latino]]></category>

		<category><![CDATA[Orazio]]></category>

		<category><![CDATA[prosodia classica]]></category>

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		<description><![CDATA[  Ovvero, &#8220;Odio il volgo ignorante, e me ne tengo lontano&#8221;, come suona la traduzione perfidamente omessa da Caterina Soffici nella nota sul Giornale dedicata alla lingua latina, in auge negli Usa e negletta in Italia.  La citazione da Orazio, Odi, III, 1, 1 fu peraltro proverbiale già nell&#8217;antichità, e ripresa da Petronio nel Satyricon: è [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.latinovivo.com/autori/orazio.jpg" alt="" width="113" height="150" />Ovvero, &#8220;Odio il volgo ignorante, e me ne tengo lontano&#8221;, come suona la traduzione perfidamente omessa da Caterina Soffici <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284393" target="_blank">nella nota sul Giornale dedicata alla lingua latina, in auge negli Usa e negletta in Italia</a>.  La citazione da Orazio, Odi, III, 1, 1 fu peraltro proverbiale già nell&#8217;antichità, e ripresa da Petronio nel Satyricon: è il vecchio Eumolpo a parlare, sottolineando che &#8220;Ceterum neque generosior spiritus vanitatem amat, neque concipere aut edere partum mens potest nisi intrenti flumine litterarum inundata&#8221; (<em>ma uno spirito eletto disprezza la superficialità, e la mente non è in grado di concepire o di creare nulla di buono, se non è per così dire inondata dal grande fiume della cultura)</em>. Insomma, Caterina ha ragione da vendere. Resisterebbe la trincea del Liceo, è vero. Ma siamo proprio sicuri? Poche settimane fa, chiamato da un amico a valutare la figlia brillante &#8220;maturanda&#8221; in un &#8220;primario&#8221; liceo classico milanese, le misi di fronte il consueto &#8220;Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris&#8221;. Orrore e raccapriccio. La ragazza non sapeva leggere un esametro. La <a href="http://www.latinovivo.com/autori/teoriametrica.htm" target="_blank">prosodia classica</a> le era totalmente sconosciuta. Nessuno aveva mai pensato di insegnargliela. Ripeto, brillante maturanda di primario liceo classico milanese. E se dopo grembiule, educazione civica, sette in condotta rispolverassimo anche il buon vecchio latino?</p>
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		<title>Con questo spirito, forse si può fare</title>
		<link>http://blog.maxbruschi.it/2008/06/08/con-questo-spirito-forse-si-puo-fare/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 11:08:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

		<category><![CDATA[meritocrazia]]></category>

		<category><![CDATA[Roger Abravanel]]></category>

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		<description><![CDATA[  &#8220;Repubblica&#8221; pubblica un&#8217;intervista a Roger Abravanel, &#8220;guru&#8221; di McKinsey e autore del volume Meritocrazia. Che sia un segno dei tempi? che, al di là dei proclami, alcui temi possano finalmente essere condivisi? Lo si vedrà alla prova dei fatti, quando magari la parola merito sarà oggetto, nei vari settori della vita italiana, di interventi [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> &#8220;Repubblica&#8221; pubblica un&#8217;<a href="http://blog.maxbruschi.it/wp-content/uploads/intervista-ad-abravanel.pdf" title="intervista a Roger Abravanel">intervista a Roger Abravanel</a>, &#8220;guru&#8221; di McKinsey e autore del volume <em>Meritocrazia</em>. Che sia un segno dei tempi? che, al di là dei proclami, alcui temi possano finalmente essere condivisi? Lo si vedrà alla prova dei fatti, quando magari la parola merito sarà oggetto, nei vari settori della vita italiana, di interventi legislativi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Augusta, sei tutti noi!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 10:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<category><![CDATA[Italia sì, Italia no]]></category>

		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

		<category><![CDATA[Augusta Montaruli]]></category>

		<category><![CDATA[Davide Grasso]]></category>

		<category><![CDATA[università di Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[  Che brutta storia! Siamo ancora all&#8217;agibilità democratica. Un gruppuscolo di estremisti parcheggiato all&#8217;Università di Torino fa di tutto per negarla ad Augusta Montaruli, 24 anni, dirigente dei giovani di Alleanza Nazionale. Solo che non si tratta di impedire un convegno, ma addirittura di fare un esame, in pieno amarcord anni &#8216;70. Due parole: che schifo. Rafforzate [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img align="left" width="117" src="http://www.alleanzanazionale.to.it/images/eletti/20070424151211augusta.jpg" height="132" style="width: 117px; height: 132px" />Che brutta storia! Siamo ancora all&#8217;agibilità democratica. Un gruppuscolo di estremisti parcheggiato all&#8217;Università di Torino fa di tutto per negarla ad Augusta Montaruli, 24 anni, dirigente dei giovani di Alleanza Nazionale. Solo che non si tratta di impedire un convegno, <a href="http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=1&amp;IDmsezione=14&amp;IDalbum=10258&amp;tipo=AUDIO#mpos">ma addirittura di fare un esame</a>, in pieno amarcord anni &#8216;70. Due parole: che schifo. <a target="_blank" href="http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=14&amp;IDalbum=10257&amp;tipo=AUDIO">Rafforzate dall&#8217;intervista audio incredibile del leaderino Davide Grasso</a>. Ecco la storia di Augusta in una bella ricostruzione di Luca Telese. Aiutiamola a tenere duro.  </p>
<p><strong>&#8220;Io, di destra, all’università mi nascondo&#8221;</strong><br />
di Luca Telese</p>
<p>«No, mi faccia un favore. Non scriva che sono una vittima. Non mi ci sento. Non lo sono».<br />
E cosa si sente, allora?<br />
«Una militante, per scelta. E poi una studentessa come le altre, che si è trovata a fare una battaglia di democrazia. Non per spirito eroico, per necessità».<br />
Chiunque scriva di politica o di giovani, a Torino, la conosce. Perché Augusta Montaruli, 24 anni, dirigente di Azione universitaria, è un tipetto che non passa inosservato. Minuta, determinata, carismatica. Spesso la vedi con il suo inseparabile cane, Scipio («in omaggio all’inno di Mameli»). Da ieri, dopo lo scoop de La Stampa, che ha raccontato la guerriglia all’università inscenata dai collettivi autonomi per impedirle di sostenere un esame, Augusta è un personaggio nazionale, inseguita da giornali e Tg. Da quando gli autonomi l’hanno messa nel mirino, quattro anni fa, gira per i corridoi dell’università quasi sempre scortata dai suoi camerati. E ieri ha scelto di non stracciarsi le vesti, per lanciare un messaggio politico.<span id="more-835"></span><br />
Augusta, perché proprio lei?<br />
(Ride, amaramente) «Chieda a loro, non a me».<br />
Però lei lo sa?<br />
«Da presidente provinciale di Azione giovani sono diventata un bersaglio. Forse più visibile di altri, chissà. Ma prima di me c’erano altri ragazzi nel mirino, e domani ce ne saranno altri, se le cose non cambiano».<br />
Pensa di essere odiata?<br />
(Altro sospiro) «Oh sì. Purtroppo. Vorrei dire no, ma temo proprio di sì».<br />
E lei li odia?<br />
(Scuote la testa) «Noooo&#8230; mi fanno pena. Li considero poveracci. La caricatura dei rivoluzionari che sognano di essere. Figli di papà che giocano alla guerra: li conosco uno per uno».<br />
Magari loro dicono lo stesso di lei&#8230;<br />
«Impossibile. Mio padre è&#8230; mancato a gennaio. Loro si divertono nelle case occupate con le paghette dei genitori, io con mia sorella ho ereditato un mutuo. Una casa e un debito, una responsabilità».<br />
Suo padre era un dirigente di banca&#8230;<br />
«&#8230; e mia madre una bidella. Le spiego un’altra differenza: io studio all’università e non vedo l’ora di laurearmi, loro ci bivaccano, qualcuno è già dottorando, la maggior parte non è nemmeno iscritta».<br />
Cosa è successo il giorno dell’esame?<br />
«Si erano organizzati per una guerriglia. Per loro era vitale che io non entrassi».<br />
Come mai?<br />
«Hanno detto che dopo i fatti de La Sapienza serviva un presidio che impedisse l’occupazione “nazifascista” dell’università. Si erano organizzati. Avevano persino uno striscione e le uova».<br />
Ma lei è riuscita entrare prima&#8230;<br />
«Non c’è voluto nessun atto eroico, è bastato svegliarsi presto. Loro sono arrivati alle nove&#8230;».<br />
E poi cos’è successo?<br />
«Come ha potuto testimoniare l’inviato de La Stampa, furibondi per lo smacco, hanno stretto i cancelli con un cordone. Ci siamo trovati faccia a faccia. Noi dentro: loro fuori, imbufaliti, che cercavano sfondare».<br />
E poi?<br />
«Poi è iniziato il lancio delle uova. La polizia in mezzo, un clima da assedio. I miei amici che gridavano: “Vai, corri a fare l’esame, ti copriamo&#8230; Mi si è spezzato qualcosa dentro”.<br />
Cosa?<br />
«Pensare che io mi trovavo nella mia università - braccata! - che c’era bisogno di una testuggine romana per coprirmi. Lì ho preso una decisione: non dare l’esame».<br />
Scelta difficile&#8230;<br />
«Sì. Mi sentivo morire a lasciare gli altri in quel clima da incubo. Mi sembrava assurdo dover fuggire come una clandestina, per fare una cosa che era un mio diritto».<br />
La professoressa Gambini si è offerta di farle ripetere la prova.<br />
«La ringrazio, è stato un gesto carino, ma io non accetterò».<br />
Perché?<br />
«Non voglio favoritismi. E nemmeno una sessione clandestina in uno sgabuzzino dell’università. Voglio fare l’esame come tutti, alla prossima sessione. Questo è un problema di agibilità democratica che riguarda l’università, non un problema di Augusta Montaruli».<br />
Ogni volta che lei mette piede all’Università&#8230;<br />
«Inizia questo ridicolo tam tam con i telefonini. Loro hanno basi logistiche, aule occupate. Hanno il sostegno di gente che viene da fuori, come i portaborse di un consigliere regionale del Pdci, Chieppa».<br />
Conosce il loro leader?<br />
«Si chiama Fabio Benintende».<br />
Ha mai provato a parlarci?<br />
(Ride) «Qual è la prossima domanda?».<br />
Capiterà che vi parliate ogni tanto.<br />
«Senta: noi abbiamo preso il 12% da soli, alle elezioni universitarie: loro non esistono. La metà sono pregiudicati per fatti di violenza. Questi collettivi sono composti dalle stesse persone fisiche che hanno creato la bagarre al Salone del libro per contestare gli scrittori israeliani&#8230; Perché possono agire indisturbati?».<br />
Me lo dica lei.<br />
«Io credo che anche il rettore abbia delle responsabilità. Questi dormono in università e hanno le chiavi».<br />
Ha avuto solidarietà istituzionali?<br />
«Sì, una telefonata molto carina del ministro Meloni, che è anche il presidente di Ag».<br />
Cosa le ha detto?<br />
(Risata) «Mi ha preso in giro: “Oh, adesso questo esame non puoi prendere meno di trenta, sennò che figura facciamo?”. Scherzava».<br />
E la solidarietà più impensata?<br />
«La più lontana dalle mie posizioni? Quella del ginecologo abortista Silvio Viale. Si è offerto di scortarmi».<br />
Carino da parte sua.<br />
«Sì, ma non è una soluzione. Non ci servono gorilla, ma regole chiare per tutti».<br />
E da grande cosa vuole fare?<br />
«Per prima cosa la mamma. Poi si vedrà».<br />
E la politica?<br />
«La politica non è un mestiere&#8230;».<br />
E cos’è per lei?<br />
«Una passione».</p>
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		<title>Sgarbi sì, Sgarbi no</title>
		<link>http://blog.maxbruschi.it/2008/05/21/e-ci-mancava-sgarbi/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 14:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Bruschi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>

		<category><![CDATA[Vittorio Sgabi]]></category>

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		<description><![CDATA[  Ho un rapporto strano con Vittorio Sgarbi. Apprezzo molti dei suoi interventi (non distinguo forma e contenuto, l&#8217;ipocrisia non mi appartiene, e so che quando ci vuole, ci vuole) e ricordo ancora le sue lezioni televisive di storia dell&#8217;arte, dove sapeva raccontare come pochi un quadro, un brano di letteratura, un personaggio. Lo adoro [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Ho un rapporto strano con Vittorio Sgarbi. Apprezzo molti dei suoi interventi (non distinguo forma e contenuto, l&#8217;ipocrisia non mi appartiene, e so che quando ci vuole, ci vuole) e ricordo ancora le sue lezioni televisive di storia dell&#8217;arte, dove sapeva raccontare come pochi un quadro, un brano di letteratura, un personaggio. <a href="http://blog.maxbruschi.it/wp-content/uploads/sgarbi-sugli-architetti.pdf" title="Lo adoro quando difende, come sul Giornale, il decoro urbano e la bellezza dagli attacchi inconsulti dei signori dell’architettura">Lo adoro quando difende, come sul Giornale, il decoro urbano e la bellezza dagli attacchi inconsulti dei signori dell’architettura</a>. Poi c&#8217;è lo Sgarbi dei ricattucci, e questo non mi piace per niente. E&#8217; di questi giorni l&#8217;annuncio dell&#8217;ennesimo ricattuccio: &#8220;Mi candido alla Presidenza della Provincia di Milano, magari con la Santanché!&#8221;, ha dichiarato l&#8217;ex assessore. Voti previsti, manco a dirlo, lo zerovirgola. Da portare però al mercato delle vacche prima (la battaglia per palazzo Isimbardi sarà condotta sul filo del voto) e magari poi, al fatidico ballottaggio. Caro Vittorio, ti prego, no! Non aprire la strada agli altri professionisti dello zerovirgola, non tu, non ora, non in questa occasione. Nei paesi civili, ci si pone facilmente al riparo dai piccoli taglieggiatori del voto. Ciascuno è chiamato a versare una cauzione, se non raggiunge un certo numero di voti, perde la somma versata. Penso sia un deterrente sano, come ho spiegato a <a href="http://blog.maxbruschi.it/wp-content/uploads/libero-sgarbi.pdf" title="Libero">Libero</a>. E penso che l&#8217;Italia sia maturissima per cancellare i costi e la scarsa moralità del doppio turno elettorale.</p>
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