Nostalgia di Cavour

Non si potrebbe dire meglio.

il Corriere della Sera, 10 agosto 2010

di Ernesto Galli della Loggia

Sarebbe per primo Cavour—di cui oggi ricorre il duecentesimo anniversario della nascita — a non gradire di essere ricordato con elogi di maniera, con inutili apologie. A suo merito parlano a sufficienza i nudi fatti—naturalmente per chi pensa che sia un bene che esista un’Italia unita dalle Alpi alla Sicilia—essendo egli per l’appunto stato, di quest’Italia, l’artefice non unico ma certo massimo. Eppure in Italia Cavour non è per nulla popolare. Se è così (e lo testimonia la generale indifferenza che circonda l’odierno anniversario), ecco allora un modo forse appropriato per ricordare il Gran Conte e la sua opera: chiedersene il perché. Farlo fa probabilmente capire anche molte cose di che Paese siamo.
La scarsa popolarità di Cavour è innanzitutto l’esito naturale della scarsa conoscenza- popolarità che da noi ha il Risorgimento, cioè quella parte della nostra storia che riguarda la nascita della nazione. Basti pensare che negli ultimi trent’anni, e fino a pochissimo tempo fa, nei manuali scolastici non gli veniva assegnato nessun rilievo particolare, e che sono almeno altrettanti anni che a nessun regista italiano viene in mente di girare un film serio su quel periodo (del resto su Cavour, che io sappia, non ne è mai stato girato nessuno). Tutto ciò è d’altra parte più che naturale se si pensa che in pratica tutte le culture politiche dell’Italia del Novecento (dal fascismo all’azionismo, dal cattolicesimo al socialismo, al comunismo gramsciano, e fino al leghismo) sono nate da una critica più o meno radicale al Risorgimento, e in particolare proprio alla soluzione cavourriana di esso, sprezzantemente definita «moderata». Perpetuando l’equivoca confusione tra liberalismo e moderatismo che continua a pesare come un macigno sulla nostra vita pubblica. Si aggiunga la dissociazione da ogni dovere collettivo e il disprezzo qualunquistico- anarcoide verso lo Stato in quanto tale che nutre tanta parte del Paese, comprese le sue classi elevate. In misura significativa l’impopolarità di Cavour non è altro che l’impopolarità presso tanti italiani dello Stato italiano.
Ed è poi l’impopolarità della politica. Leggi il resto »

Caso Englaro: la conferenza stampa di Berlusconi, il testo del decreto-legge, la lettera di Napolitano.

Ecco il testo del decreto legge approvato dal consiglio dei Ministri.
“In attesa dell’approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”.

Ecco il testo della lettera del Presidente Napolitano al Presidente del Consiglio
Signor Presidente,
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale. Leggi il resto »

Caso Eluana. Come Bartleby, avrei preferito di no.

“Senza muoversi dal suo angolino, con voce singolarmente soave, ma ferma, Bartleby rispose: “Preferirei di no”.”. Ecco, a leggere del decreto emanato dal governo sul “caso Englaro”, rispondo come il Bartleby di Hermann Melville. Avrei preferito di no sin dall’inizio, quando il “caso” è uscito dalla dimensione privata per assurgere a tema di confronto pubblico all’italiana (e cioè Coppi/Bartali, Guelfi/Ghibellini, il solito dualismo “o di qua o di là” che semplificando fa perdere il nocciolo dei problemi). Avrei preferito, certo, che il parlamento avesse legiferato sul testamento biologico e che in questo dibattito la libertà di coscienza dei parlamentari fosse stata effettiva.
Per ora, guardo il “mio” di testamento biologico, un foglio di carta depositato nella mia scrivania che implora “lasciatemi morire” e che, di giorno in giorno, aggiornerò con la dizione: “addì XYZ, confermo che quanto espresso in premessa rappresenta la mia volontà”. Almeno, nessuno potrà parlare al posto mio.

Il saluto di Mariastella Gelmini alla Giornata della Memoria

Signor Presidente della Repubblica,
Cari docenti e studenti
Cari amici della comunità ebraica,
cari amici del comitato dei deportati della Shoah
E’ per me un grande onore partecipare alla mia prima “Giornata della Memoria” in qualità di Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica.
Oggi, 27 gennaio, ricorre l’anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, una data che l’Italia celebra dal 2000 al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei, le vittime e coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si opposero al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, salvarono altre vite e protessero i perseguitati.
Molti furono per fortuna gli italiani che però seppero rappresentare l’anima vera del nostro Paese. Credo sia giusto esaltare il ricordo di chi seppe dar spazio alla voce della coscienza, che in Italia non è mai stata razzista, e che non tollera sia fatto del male agli inermi e ai miti.
Vorrei citare Giorgio Perlasca e don Dante Sala, Carlo Angela, la comunità di Nonàntola e Giovanni Palatucci… eroi che hanno tenuto accesa, per noi che vorremmo essere loro degni figli e nipoti, la fiaccola della civiltà italiana che altri avevano spento. Esempi, per tutti, soprattutto per i giovani.
Il loro ricordo mi solleva il cuore e mi dà certezza che il proposito della memoria può trovare terreno fertile. Una memoria del male, del male assoluto, diventa sopportabile se insieme scorgiamo le tracce di un’altra possibilità per gli uomini. Leggi il resto »

Nel giorno della memoria, ricordiamoci dei Giusti tra le nazioni

Con Israele, senza se e senza ma

Odi profanum vulgus, et arceo

Ovvero, “Odio il volgo ignorante, e me ne tengo lontano”, come suona la traduzione perfidamente omessa da Caterina Soffici nella nota sul Giornale dedicata alla lingua latina, in auge negli Usa e negletta in Italia.  La citazione da Orazio, Odi, III, 1, 1 fu peraltro proverbiale già nell’antichità, e ripresa da Petronio nel Satyricon: è il vecchio Eumolpo a parlare, sottolineando che “Ceterum neque generosior spiritus vanitatem amat, neque concipere aut edere partum mens potest nisi intrenti flumine litterarum inundata” (ma uno spirito eletto disprezza la superficialità, e la mente non è in grado di concepire o di creare nulla di buono, se non è per così dire inondata dal grande fiume della cultura). Insomma, Caterina ha ragione da vendere. Resisterebbe la trincea del Liceo, è vero. Ma siamo proprio sicuri? Poche settimane fa, chiamato da un amico a valutare la figlia brillante “maturanda” in un “primario” liceo classico milanese, le misi di fronte il consueto “Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris”. Orrore e raccapriccio. La ragazza non sapeva leggere un esametro. La prosodia classica le era totalmente sconosciuta. Nessuno aveva mai pensato di insegnargliela. Ripeto, brillante maturanda di primario liceo classico milanese. E se dopo grembiule, educazione civica, sette in condotta rispolverassimo anche il buon vecchio latino?

Con questo spirito, forse si può fare

“Repubblica” pubblica un’intervista a Roger Abravanel, “guru” di McKinsey e autore del volume Meritocrazia. Che sia un segno dei tempi? che, al di là dei proclami, alcui temi possano finalmente essere condivisi? Lo si vedrà alla prova dei fatti, quando magari la parola merito sarà oggetto, nei vari settori della vita italiana, di interventi legislativi.

Augusta, sei tutti noi!

Che brutta storia! Siamo ancora all’agibilità democratica. Un gruppuscolo di estremisti parcheggiato all’Università di Torino fa di tutto per negarla ad Augusta Montaruli, 24 anni, dirigente dei giovani di Alleanza Nazionale. Solo che non si tratta di impedire un convegno, ma addirittura di fare un esame, in pieno amarcord anni ‘70. Due parole: che schifo. Rafforzate dall’intervista audio incredibile del leaderino Davide Grasso. Ecco la storia di Augusta in una bella ricostruzione di Luca Telese. Aiutiamola a tenere duro.  

“Io, di destra, all’università mi nascondo”
di Luca Telese

«No, mi faccia un favore. Non scriva che sono una vittima. Non mi ci sento. Non lo sono».
E cosa si sente, allora?
«Una militante, per scelta. E poi una studentessa come le altre, che si è trovata a fare una battaglia di democrazia. Non per spirito eroico, per necessità».
Chiunque scriva di politica o di giovani, a Torino, la conosce. Perché Augusta Montaruli, 24 anni, dirigente di Azione universitaria, è un tipetto che non passa inosservato. Minuta, determinata, carismatica. Spesso la vedi con il suo inseparabile cane, Scipio («in omaggio all’inno di Mameli»). Da ieri, dopo lo scoop de La Stampa, che ha raccontato la guerriglia all’università inscenata dai collettivi autonomi per impedirle di sostenere un esame, Augusta è un personaggio nazionale, inseguita da giornali e Tg. Da quando gli autonomi l’hanno messa nel mirino, quattro anni fa, gira per i corridoi dell’università quasi sempre scortata dai suoi camerati. E ieri ha scelto di non stracciarsi le vesti, per lanciare un messaggio politico. Leggi il resto »

Sgarbi sì, Sgarbi no

Ho un rapporto strano con Vittorio Sgarbi. Apprezzo molti dei suoi interventi (non distinguo forma e contenuto, l’ipocrisia non mi appartiene, e so che quando ci vuole, ci vuole) e ricordo ancora le sue lezioni televisive di storia dell’arte, dove sapeva raccontare come pochi un quadro, un brano di letteratura, un personaggio. Lo adoro quando difende, come sul Giornale, il decoro urbano e la bellezza dagli attacchi inconsulti dei signori dell’architettura. Poi c’è lo Sgarbi dei ricattucci, e questo non mi piace per niente. E’ di questi giorni l’annuncio dell’ennesimo ricattuccio: “Mi candido alla Presidenza della Provincia di Milano, magari con la Santanché!”, ha dichiarato l’ex assessore. Voti previsti, manco a dirlo, lo zerovirgola. Da portare però al mercato delle vacche prima (la battaglia per palazzo Isimbardi sarà condotta sul filo del voto) e magari poi, al fatidico ballottaggio. Caro Vittorio, ti prego, no! Non aprire la strada agli altri professionisti dello zerovirgola, non tu, non ora, non in questa occasione. Nei paesi civili, ci si pone facilmente al riparo dai piccoli taglieggiatori del voto. Ciascuno è chiamato a versare una cauzione, se non raggiunge un certo numero di voti, perde la somma versata. Penso sia un deterrente sano, come ho spiegato a Libero. E penso che l’Italia sia maturissima per cancellare i costi e la scarsa moralità del doppio turno elettorale.