Abruzzo: i “senza vergogna” scagliano la prima pietra

Gli errori hanno nomi. I fatti non piovono dal cielo. Esistono delle responsabilità. Con oggi debutta una nuova rubrica. Avevo pensato di chiamarla “colonna infame” ma, come è noto, la famosa colonna indicava al pubblico ludibrio un innocente. Vado dunque con la memoria a Emile Zola e al suo immortale J’accuse. Qui, infatti, si parla di colpevoli. Forse non in senso giuridico, certamente colpevoli per chi guarda, in politica, all’etica dei comportamenti. Spesso ignoti (specie se si tratta di magistrati dalle sentenze sconclusionate). Il primo è Marcello Vittorini, il “progettista” dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, le cui macerie sono simbolo dell’incuria di politica, amministrazione, corporazioni.

di Alessandro De Angelis dal Riformista
Senza pudore sulle macerie. Anche su quelle dell’ospedale. Come se non bastasse lo scandalo di un nosocomio battezzato dieci anni fa e collassato di fronte al sisma, ora all’Aquila spuntano i “senza vergogna”, ovvero i coinvolti che si sentono assolti. L’architetto Marcello Vittorini è il progettista della struttura ideata nel ‘69 (e inaugurata nel 1999). Ha coordinato un gruppo di accademici di chiara fama chiamati a pensare l’ospedale delle meraviglie. Poi ha diretto i lavori per oltre vent’anni. Ieri - senza vergogna - in un’intervista all’Unità non ha detto una parola sulla sua creatura. Ma ha ritenuto opportuno soloneggiare sull’inutilità delle new town proposte da Berlusconi. Chapeau, pure al compagno giornalista che all’architetto Vittorini - definito «urbanista di fama, un pezzo di cuore dell’Aquila» - non ha rivolto una sola domanda sul crollo dell’ospedale San Salvatore. Senza vergogna, appunto. Già, perché il cuore del problema di quel pozzo di San Patrizio che è stato l’ospedale regionale abruzzese è la progettazione e la direzione dei lavori. Leggi il resto »