Il mio ultimo intervento in consiglio provinciale a Milano contiene qualche chicca sulle imprese del quasi ex Presidente della Provincia di Milano, un appello e una promessa: se vinceremo, il giorno dopo le elezioni dovremo rispondere a tutte le interrogazioni insabbiate in 5 anni su Filippo “le petit” Penati e la sua corte
Il Partito Democratico milanese marca le differenze con l’estrema sinistra, a sei mesi dalle elezioni. Ma sono tre anni che la maggioranza in Provincia di Milano non esiste più.
A un anno dalla conferenza stampa dove denunciavo i disastri combinati ai danni della spiaggia dei milanesi dall’assessore rifondarolo Irma Dioli, nulla è cambiato. Niente sponsor, divieto di balneazione, soldi buttati in eventi equopacificosolidali.
I miei colleghi Giovanni De Nicola e Roberto Caputo hanno seguito, passo passo, la folle storia dei fratellini di Basiglio: 13 anni lui, 9 lei, tolti alla famiglia e deportati in un centro per un disegno a sfondo sessuale trovato dalla maestra sotto il banco della piccola, nonostante immediatamente una madre avesse dichiarato subito essere sua figlia l’autrice del disegno. Dopo oltre due mesi, finalmente, hanno potuto riabbracciare i loro genitori. Spero che i colpevoli, per una volta, paghino. A partire dal funzionario che ha ritardato per cinque giorni il timbro (ripeto, il timbro) che ha liberato il fratellino. La vicenda è mostruosa. Ma non la pensa così l’assessore Francesca Corso, che rispondendo in Consiglio alle accuse di De Nicola e Caputo per non aver mosso un dito, si è sperticata in una difesa del “sistema” (presto ve la farò “godere” in rete) che ha distrutto la vita di una famiglia, arrivando all’assurdo di invocare, per i fratellini e i loro genitori, l’aiuto degli stessi servizi sociali responsabili del disastro. Per questo, ho presentato una mozione di censura nei suoi confronti.
L’Agenzia per la formazione e il lavoro della Provincia di Milano, ennesimo giocattolino di Philippe le petit, presenta il suo primo, deludentissimo bilancio. Nessun documento sui risultati raggiunti in termini di successo formativo e occupazione, in compenso 188 mila euro di stipendio al direttore generale, a prescindere dai risultati. In compenso, i quattro quinti del bilancio se ne vanno in spese per il personale.
Sono contro i campi cosiddetti “nomadi”, in realtà baraccopoli criminogene, aree extraterritoriali dove la legge italiana non ha alcun valore. La Provincia di Milano (o meglio, Filippo Penati), dopo la scoppola elettorale, cerca di rettificare il fronte. Philippe le Petit si inventa le “quote”, l’assessore Ezio Casati “sospende” la localizzazione del Villaggio della Solidarietà a Cologno, don Colmegna rilascia un’intervista dove si dichiara “per l’azzeramento dei campi nomadi” (!!!)… anche se poi chiama con un altro nome la stessa cosa. Per me, è scattato il semaforo rosso. I campi rom esistono solo in Italia. Non sarà possibile alcuna integrazione finché, anziché creare “riserve extraterritoriali”, non si considereranno le persone di qualunque etnia come cittadini, coi relativi doveri. Ma su questo, la sinistra non ci sente…
Di fronte all’ennesimo stupro, di fronte a una lista di delitti “che non fanno notizia”, anche se stravolgono la vita di chi li subisce, la polizia provinciale si occupa della “rana cinerina”… Non ci siamo. C’è un’emergenza rom, ma ci sono altre emergenze meno “notiziate” ma altrettanto disastrose. Cinesi che riducono loro connazionali in schiavitù (e distruggono le nostre imprese del settore tessile e calzaturiero). Albanesi e magrebini che si sono impadroniti di intere vie, ormai dedicate allo spaccio. Il nuovo fenomeno delle bande giovanili sudamericane. Ma il mio intervento su questi temi ha provocato la reazione virulenta della sinistra. Non c’è Stato senza sicurezza, ma non c’è sicurezza condita di buonismo.