Il discorso di insediamento di Barack Obama

Miei concittadini,
sono qui oggi pieno di umiltà di fronte al compito che abbiamo di fronte, grato per la fiducia che mi avete dimostrato, conscio dei sacrifici compiuti dai nostri antenati. Ringrazio il presidente Bush per il suo servizio alla nostra nazione, come anche per la generosità e la cooperazione che ha dimostrato in questo periodo di transizione.
Quarantaquattro americani adesso hanno pronunciato il giuramento presidenziale, parole che sono state dette in tempi di prosperità e nelle acque tranquille della pace. Ma ogni tanto il giuramento è pronunciato in mezzo a nuvole che si addensano e a temporali furiosi. In questi momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alla abilità e alla lungimiranza di chi la guidava ma perchè ‘Noi, il popolo’, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati, e fedeli ai nostri documenti fondatori. Leggi il resto »

Minacce su Youtube. Che mi onorano.

Sotto il video Con Israele senza se e senza ma ho avuto il dubbio piacere di ricevere un commento piuttosto inquietante: “died Israeli assassins 1300 between which civil children, women and solos, bastard Hebrew sionist you will not never find peace. ” eye for eye, tooth for tooth” memories? you will pay beloved you will pay all only Palestine be sovereign free Palestine RED Palestine”. Autore, un certo Gennaro Laudiero, che mi risulta essere esponente di Sinistra Critica in Campania. Purtroppo, non sono né ebreo né sionista. Ma essere affratellato ai figli di Abramo mi onora. Meno gradisco le minacce di un cretino che, dal video, dovrebbe aver saputo che sono stato già minacciato una volta, sotto casa, per colpa del mio cappello…

To my Arab brothers: The War with Israel Is Over - and they won. Now let’s finally move forward

di Youssef M. Ibrahim, a former New York Times Middle East Correspondent and Wall Street Journal Energy Editor for 25 years, a freelance writer based in New York City and Dubai in the United Arab Emirates.

With Israel entering its fourth week of an incursion into the same Gaza Strip it voluntarily evacuated a few months ago, a sense of reality among Arabs is spreading through commentary by Arab pundits,
letters to the editor, and political talk shows on Arabic-language TV networks. The new views are stunning both in their maturity and in their realism. The best way I can think of to convey them is in the form of a letter to the Palestinian Arabs from their Arab friends:

Dear Palestinian Arab brethren:
The war with Israel is over.
You have lost. Surrender and negotiate to secure a future for your children. We, your Arab brothers, may say until we are blue in the face that we stand by you, but the wise among you and most of us know that we are moving on, away from the tired old idea of the Palestinian Arab cause
and the “eternal struggle” with Israel .
Dear friends, you and your leaders have wasted three generations trying to fight for Palestine , but the truth is the Palestine you could have had in 1948 is much bigger than the one you could have had
in 1967, which in turn is much bigger than what you may have to settle for now or in another 10 years. Struggle means less land and more misery and utter loneliness.
At the moment, brothers, you would be lucky to secure a semblance of a state in that Gaza Strip into which you have all crowded, and a small part of the West Bank of the Jordan . It isn’t going to get better.
Time is running out even for this much land, so here are some facts, figures, and sound advice, friends.
You hold keys, which you drag out for television interviews, to houses that do not exist or are inhabited by Israelis who have no intention of leaving Jaffa , Haifa , Tel Aviv, or West Jerusalem . You shoot old guns at modern Israeli tanks and American-made fighter jets, doing virtually no harm to Israel while bringing the wrath of its mighty army down upon you. You fire ridiculously inept Kassam rockets that cause little destruction and delude yourselves into thinking this is a war of liberation. Your government, your social institutions, your schools, and your economy are all in ruins.
Your young people are growing up illiterate, ill, and bent on rites of death and suicide, while you, in effect, are living on the kindness of foreigners, including America and the United Nations. Every day your officials must beg for your daily bread, dependent on relief trucks that carry food and medicine into the Gaza Strip and the West Bank , while your criminal Muslim fundamentalist Hamas government continues to fan the flames of a war it can neither fight nor hope to win.
In other words, brothers, you are down, out, and alone in a burnt-out landscape that is shrinking by the day.
What kind of struggle is this? Is it worth waging at all? More important, what kind of miserable future does it portend for your children, the fourth or fifth generation of the Arab world’s have-nots?
We, your Arab brothers, have moved on.
Those of us who have oil money are busy accumulating wealth and building housing, luxury developments, state-of-the-art universities and schools, and new highways and byways. Those of us who share borders with Israel , such as Egypt and Jordan , have signed a peace
treaty with it and are not going to war for you any time soon. Those of us who are far away, in places like North Africa and Iraq , frankly could not care less about what happens to you.
Only Syria continues to feed your fantasies that someday it will join you in liberating Palestine, even though a huge chunk of its territory, the entire Golan Heights, was taken by Israel in 1967 and
annexed. The Syrians, my friends, will gladly fight down to the last Palestinian Arab.
Before you got stuck with this Hamas crowd, another cheating, conniving, leader of yours, Yasser Arafat, sold you a rotten bill of goods - more pain, greater corruption, and millions stolen by his
relatives - while your children played in the sewers of Gaza .
The war is over. Why not let a new future begin?

Gaza

Lo ammetto. Mi è difficile essere equanime quando parlo di Israele, questo lembo di Occidente al di là del Mediterraneo. Ne conosco la storia e le vicende. Soprattutto, conosco persone che ci vivono. E le loro parole mi descrivono una situazione che è difficile concepire per le nostre menti europee, così intellettualmente raffinate, così pronte a fidarsi nella supremazia della “ragione” e nell’infallibilità delle sue armi. Quando ti piombano razzi sulla testa, così, a caso. Quando distribuisci i tuoi figli per vari autobus, così almeno per la statistica uno si salva in caso di attentato. Quando esistono nazioni e popoli che hanno giurato di distruggerti e sei stata costretta a trasformarti in una moderna Sparta democratica e hai dovuto da subito mettere nel cassetto le tue utopie. Ecco, quando ti capita tutto questo, forse puoi capire.
L’autorità palestinese non è stata e non è in grado di estirpare dal suo corpo il terrorismo anti istraeliano. Nulla ha fatto l’Occidente. I figli di Davide, stanchi, stanno pensando da soli a risolvere il loro problema.

Aspettando il 2009

Carissime amiche e carissimi amici,
nel farvi i migliori auguri per un capodanno di festa, che sia il prologo di un “grande 2009″, vorrei semplicemente dirvi, dal profondo del cuore, grazie. Grazie a chi segue e sostiene la mia attività politica, perché il loro aiuto è una ventata d’aria fresca che spazza via ogni amarezza. Grazie ai miei meravigliosi allievi del MASPI (e in particolare a Ombretta che mi ha seguito nei primi mesi di trasferta “romana”) perché la loro intelligenza mi rende meno caustico sulle cosiddette “giovani generazioni”. Grazie alle amiche e agli amici personali che sopportano le mie “assenze”. Grazie ai visitatori di questo blog, che oscillano stabilmente tra i 15.000 e i 20.000 al mese.
Spero che ciascuno di voi possa, nel 2009, realizzare anche uno solo dei suoi desideri.

Si ai tagli, no agli strappi: Gelmini promossa

Ieri, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno scolastico tenutasi nel cortile del Quirinale, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro Gelmini si sono incontrati davanti al mondo della scuola e le loro idee non sembrano poi così distanti, tutt’altro. Il discorso del Presidente è chiaro e il messaggio lampante: “L’Italia - per gli impegni assunti in sede europea, e nel suo stesso vitale interesse - deve ridurre a zero nei prossimi anni il suo deficit pubblico per incidere sempre di più sul debito accumulato nel passato. Nessuna parte sociale e politica può sfuggire a questo imperativo ; ed esso comporta anche - inutile negarlo - un contenimento della spesa per la scuola” e ancora ” Mostrino tutti senso della misura e realismo nell’affrontare anche le questioni più spinose”. Insomma, si ai tagli e no agli strappi. Il Ministro Gelmini nel suo discorso parla di patologie scolastiche da affrontare con rapidità e decisione e punta ad una grande alleanza perchè solo così “può nascere una scuola nuova, d’eccellenza e al tempo stesso inclusiva, una scuola di qualità per tutti”. Il risultato: Mariastella Gelmini è promossa a pieni voti dal Presidente e l’idea di “Cittadinanza e Costituzione”, ritenuta  una decisione positiva e importante, le fa conferire anche la lode. Ma il Ministro non si monta la testa e in un’intervista al Giornale, pubblicata stamane, dichiara: “Non voglio strumentalizzare le parole del Presidente che nel suo discorso si è rivolto a tutti noi, maggioranza ed opposizione”. C’è sintonia, realismo e dialogo sono i giusti ingredienti per un’intesa voluta e necessaria, c’è lo spirito giusto per inaugurare al meglio il nuovo anno scolastico. Ottimo. Brusii lontani continuano l’ostruzionismo del no, ma per fortuna c’è chi pensa a salvarla davvero la scuola.

Una cosa alla volta…

Mariastella Gelmini intervistata da Paola Mastrocola per la Stampa, si rivela “un ministro diritto che va diritto per la sua strada”. Un’intervista ricca, nel corso della quale il ministro chiarisce la sua idea di scuola e anticipa con prudenza progetti futuri: idee chiare e motivate, idee che toccano ogni categoria del mondo scolastico, studenti, docenti, dirigenti, famiglie e intera società. Si, Mariastella Gelmini è certa che occorra “guardare alla scuola con occhi sgombri da ogni ideologia” e che “bisogna che il Paese si interroghi”. Solida cultura di base, valutazione di scuole e insegnanti, autonomia gestionale degli istituti, recupero e tempo pieno assicurati, potenziamento delle scuole professionali, meno sperimantazioni inutili: questi i suoi chiodi. Dichiara di non voler imporre ma di voler convincere, di credere in valori senza tempo e sempre attuali e il suo “una cosa alla volta…” non può che rassicurare tutti quelli che credono nella scuola: c’è cautela, c’è attenzione, c’è studio e dedizione dietro ogni mossa del ministro. C’è chi la definisce un orco, chi una maestrina di altri tempi, chi una ragazza sprovveduta e senza competenza in materia scolastica, ma le sue parole mostrano ben altro e… una cosa alla volta… sarà la volta buona che la scuola tornerà ad essere d’eccellenza e inclusiva, una scuola di qualità per tutti. Chi vivrà vedrà… 

Nove maestre per me posson bastare

Una classe di prima elementare della scuola di piazza IV Novembre ad Albate vede dietro la cattedra ben nove maestre, posson bastare? Le ragioni non sono ancora chiare: troppe maestre da occupare o frammentazione disciplinare? Se il maestro è davvero il punto di riferimento per ogni bambino allora… poveri bimbi di Albate: con tutti questi punti occorrerà allenarsi per bene nella pista cifrata, il giochino presente nei giornali di enigmistica, proprio quello. Dovranno esser bravi, poveri bimbi e povere famiglie, a creare unioni e contatti tra punti diversi e distanti e forse (sottolineo forse!) ne verrà fuori qualcosa, non di certo la formazione coerente e linare che ogni bimbo merita. Il caso arriverà in Parlamento con l’interrogazione della leghista Enrica Rivolta, le verifiche sono per fortuna già in corso.

Penati, il non fare non paga

Sembra che i cittadini milanesi siano più intelligenti e informati di quanto Philippe le Petit e la sua corte credano. Nonostante il (quasi ex) presidente della Provincia discetti e dichiari sulla qualsiasi, cittadini puniscono il suo non fare. E così, nel prestigioso ed autorevole sondaggio Ekma, il suo consenso crolla. Lapidari i sondaggisti: “Pesa il giudizio sui servizi di Palazzo Isimbardi”.

Maestro unico: il SI di chi conosce la scuola

L’organizzazione DIESSE (Didattica e Innovazione Scolastica), l’associazione Di.S.A.L. (Dirigenti Scuole Autonome e Libere) e la Federazione Opere Educative, in un comunicato stampa del 10 Settembre 2008, invitano a guardare l’esperienza concreta della realtà scolastica. “(…) la questione del maestro unico sollevata dal decreto legge Gelmini 137/2008 va affrontata senza ostilità pregiudiziali e ponendo l’attenzione alla realtà”. Favorevoli a un sostanziale incremento dell’autonomia scolastica, DIESSE, FOE e Di.S.A.L.  guardano al maestro unico come l’interlocutore migliore per ogni genitore e il punto di riferimento chiaro e sicuro di ogni bambino nel percorso di crescita personale. Il SI di tre organizzazioni che già da tempo si occupano da vicino del mondo della scuola deve far riflettere: è un parere meditato e consapevole a differenza di molti altri frutto di meri strumentalismi politici e di spirito di contesa ad ogni costo.