Penati commissario ai rifiuti si becca un primo sganassone

Proprio in concomitanza con la nomina a Commissario per il piano Rifiuti, Filippo Penati riceve un pesantissimo sganassone a firma Bruschi/Gatti. La 1° Commissione consiliare ha infatti detto no alla trasmissibilità al consiglio della delibera che avrebbe sancito la partecipazione di ASAM a una società promossa dal CORE (attuale gestore del termovalorizzatore di Sesto) per la costruzione di un nuovo impianto in sostituzione di quello sestese. Favorevole, solo il PD, contrari tutti gli altri. La delibera, infatti, confonde il ruolo della Provincia, che verrebbe a ricoprire il dublice ruolo di controllore e controllato, di ente che costruisce e di ente che deve dare le autorizzazioni ed effettuare i controlli; impegna ASAM a un nuovo esborso senza aver ancora coperto il debito di 180 milioni di euro e la coinvolgerebbe in una impresa non prevista dall’oggetto sociale della società. Infine, nessuna richiesta del CORE era agli atti. Una Caporetto per Penati, che pure aveva relazionato personalmente  sul provvedimento, e maggioranza in frantumi. La Commissione ha deciso che, prima di valutare nuovamente l’atto, dovranno avvenire le audizioni del presidente di Asam e del presidente del Core, come richiesto da me e dal consigliere Gatti di Sinistra Democratica. Resto favorevole, come noto, ai termovalorizzatori, ma non c’è fine che giustifichi i mezzi che Philippe le Petit cerca di impiegare.

Penati scassina il “porcellino” di Serravalle

L’assemblea della società Milano Serravalle di martedì, su ordine della Provincia di Milano, ha rotto il porcellino. Come riportato dall’Agenzia Reuters, sono stati distribuiti agli azionisti 32,4 milioni di euro prelevati dalle riserve. Di questi, ben 17 sono finiti nelle casse di Asam. Per nuovi investimenti? Nossignori. Per turare il buco della holding Asam, che non è in grado di pagare gli interessi della disastrosa operazione di acquisto “a costo zero” del 15% delle azioni di Serravalle da Marcellino Gavio in nome e per conto di Philippe le Petit alla modica cifra di 260 milioni di euro. Ora, dopo aver venduto azioni a destra e a manca, l’ineffabile Presidente costringe Serravalle a rompere il porcellino e a consegnargli i risparmi. Bullismo istituzionale, direi.

Società partecipate: i verbali delle audizioni

Tra giugno e luglio, in qualità di presidente della Commissione di Garanzia e Controllo, ho ritenuto fosse opportuno compiuere un “giro di orizzonte” sullo stato dell’arte delle società controllate e partecipate del settore autostradale, con una serie di audizioni. Una, quella del Presidente di Asam, prof. Giulio Sapelli, anticipava le successive polemiche e svelava, per la prima volta, come la (ex) holding di Palazzo Isimbardi fosse massa in condizione di non nuocere, ma di grande interesse risultano anche le audizioni con tema SerravallePedemontana e soprattutto Tem.

Il KO di Filippo

Asam e Serravalle: Penati arretra su tutta la linea

Grazie allo sforzo congiunto dell’opposizione e della stampa, i dubbi sul collocamento azionario di Serravalle e sul rischio che Marcellino Gavio comprasse a 6 ciò che aveva venduto a 8 si sono fatti strada anche nella maggioranza. Ieri notte, grazie agli emendamenti dell’opposizione e allo stesso autoemendamento della maggioranza, viene data priorità al reperimento di un socio istituzionale in Asam, il collocamento di Serravalle viene rinviato (al tempo del mai?) e sottoposto all’approvazione del Consiglio Provinciale, così come l’aula avrà la parola definitiva sull’ingresso di Gavio nel Cda di Serravalle. Non c’è che dire. Il consiglio provinciale “commissaria” Penati e Marcellino resta, per ora, a bocca asciutta. Inoltre, un ampio numero di firme, di maggioranza e diopposizione, chiede che alla Commissione controllo da me presieduta vengano dati “i più ampi poteri di audizione e di accesso agli atti “ per far luce sulla gestione di Serravalle, richiesta di fronte alla quale Penati ha fatto un’ampia apertura garantendo alla commissione gli accessi agli atti e le audizioni necessarie. Sulla vicenda, ecco gli articoli di Giorno, Libero, Riformista, Sole 24 Ore, Omnimilano, Finanza e Mercati e del Corriere della Sera.

Serravalle, Provincia Milano verso congelamento Ipo

Agenzia Reuters
MILANO, 7 novembre (Reuters) - Si profila un congelamento del progetto di quotazione a Piazza Affari di Milano Serravalle, la società che gestisce un tratto dell’autostrada per Genova e le tangenziali del capoluogo lombardo.
Secondo quanto riferito da due fonti politiche, la giunta della Provincia di Milano, che controlla Serravalle attraverso la holding Asam, è orientata a rivedere le linee guida del piano che è attualmente in fase di discussione in Consiglio provinciale.
In particolare, spiegano le fonti, la maggioranza di centro-sinistra è disposta a votare alcuni emendamenti presentati dall’opposizione e a presentare un proprio emendamento, con il risultato, dice in una nota Max Bruschi di Forza Italia, che “viene data priorità al reperimento di un socio istituzionale in Asam, il collocamento di Serravalle viene rinviato e sottoposto all’approvazione del Consiglio, così come l’aula avrà la parola definitiva sull’ingresso di Gavio nel cda di Serravalle”. Leggi il resto »

Asam, Serravalle: una sprecopoli autostradale

Filippo Penati ha buttato, in due anni, 90 milioni di euro di pubblico denaro, secondo la ricostruzione certosina fatta da Gianandrea Zagato su “Il Giornale”, in giochi azionari. Un maldestro apprendista stregone, come denunciato più volte dalla Casa delle Libertà e dallo stesso ex presidente di Asam Giulio Sapelli (è ancora Zagato a descriverne l’audizione in Commissione), che ha lasciato andare alla deriva la stessa Serravalle di cui è azionista di maggioranza assoluta: costi esplosi, margine operativo peggiorato. Il disastro combinato da Philippe le Petit e dalla banda di Sesto,  descritto sul “Corriere della Sera” a firma Elisabetta Soglio dall’ex Presidente di Serravalle Bruno Rota, ha progressivamente trovato sulla stampa lo spazio che merita.

TEM: Mattioli ignorante o bugiardo. Si dimetta

“Il Consiglio Provinciale di Milano avrebbe dovuto esprimersi domani in merito all’importantissima assemblea di TEM che si terrà il 16 di novembre, con all’ordine del giorno un aumento di capitale decisivo per le sorti della nuova tangenziale. Ma ciò non avverrà, scrive l’assessore Mattioli: “a seguito della nomina del nuovo C.d.A. di ASAM Spa, affinché lo stesso si possa pronunciare in merito”. Ma lo sa o non lo sa l’assessore Mattioli che il nuovo C.d.A. di ASAM non esiste, in quanto il tentativo di nominarlo contra legem è abortito per le dimissioni in assemblea dell’intero collegio sindacale?
Delle due, l’una. O Mattioli è un bugiardo, o non è informato neanche delle attività che riguardano direttamente il suo assessorato. In un caso o nell’altro non cambia il risultato: deve dimettersi”. E’ quanto dichiarano il Presidente della Commissione Garanzia Max Bruschi (F.I.) e Giovanni De Nicola, Capogruppo di A.N.

Dura lex, sed lex…

Il pasticciaccio brutto combinato dai rappresentanti della Provincia nell’assemblea di Asam comincia a mostrare le sue conseguenze. Come previsto, come scrive sul “Giorno” ”l’asamologo” (dovremmo fare un club!) Corrado Dragotto che ci aveva visto giusto, si è stati costretti a rinviare in tutta fretta e a riconvocare l’assemblea della Milano Serravalle… così come anche le assemblee di Asam. Avevamo ragione, la nomina del nuovo Cda è illegittima.

Asam, si muovono anche Libero e il Corriere

Lo confesso. Avevo temuto che il “Corriere della Sera” e “Libero” avessero deciso di accantonare la vicenda Asam e di dare credito alla malmeritata fama di ottimo amministratore che circonda Filippo Penati. Invece, negli ultimi giorni, ecco alcuni sussulti di attenzione che fanno ben sperare. Insomma, la costanza con la quale assieme a Giovanni De Nicola e Bruno Dapei ho tenuto accesi i riflettori su Asam e Serravalle sembra fruttare. Il vice direttore del Corsera, Massimo Mucchetti, scende in campo e punta il dito sulla malagestione di Serravalle, tollerata e coperta da “Philippe le Petit” nonostante le denunce di Giulio Sapelli, e solleva pesanti dubbi sulle linee di indirizzo alle società volute dalla “banda di Sesto”. Su “Libero Mercato”, Raffaele Servida, dopo settimane di apparente allineamento sulle posizioni penatiane della testata economica, verga un pesante atto di accusa. Ma oggi, a rincarare la dose sul giornale di Vittorio Feltri, sono addirittura il “pezzo da novanta” Oscar Giannino in un editoriale e Giovanni Seu attraverso un’ampia intervista al “gladiatore” Sapelli. I commentatori indipendenti,  qualunque sia la loro simpatia politica, (Mucchetti, Tondelli e Alfieri certo non sono penne di centrodestra) riprendono, ampliano e sviluppano le posizioni della Casa delle Libertà e dell’ex presidente di Asam. Perché? Perché sono confermate dalle carte e sono ispirate dal buon senso e dal pubblico interesse.