Abilitazioni, graduatorie ed esercizio del buon senso

Tutte le volte che mi trovo ad avere a che fare con le norme che regolano il personale docente, non posso fare a meno di adottare, nel contempo, gli strumenti del giurista, quelli dello storico e quelli del filologo. Solo il loro contemporaneo esercizio, in effetti, riesce a “dar ragione” di un quadro complessivo che la semplice “ragione” disconoscerebbe. Il che non significa, ovviamente, negare le incongruenze, gli strappi, le deroghe, le incrostazioni: ma a “ordinarli” e a comprendere la loro genesi, a ricostruire un filo di razionalità, i perché e i “per chi”. Ovviamente, con l’obiettivo, per quanto possibile, di scioglierli o di portare al decisore politico o amministrativo gli elementi utili. Il che non è semplice. Perché ci si trova di fronte alla barriera dei portatori di interessi, che a volte tendono a confondere, in maniera a volte inconsapevole, altre volte artatamente, “interesse” con “diritto”. E ci si trova a interloquire con una amministrazione che non riesce a dare una visione unitaria e univoca, di lungo respiro, non perché incapace (anzi), ma perché troppo strattonata e non adeguatamente coperta dalla politica. Leggi il resto »

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Stanno per staccare il batacchio alla campana della San Giusto. Ma è giusto?

Come disintegrare un’eccellenza scolastica. La San Giusto, scuola primaria paritaria del Comune di Milano, deve chiudere. Così, senza peli sulla lingua, sostiene l’assessore Cappelli, già DS della “Scuola del Sole” al parco Trotter, che ritiene, in nome delle “pari opportunità”, doveroso radere al suolo una scuola ottima. Aggiungo: la San Giusto, oltre alla primaria, ha una delle secondarie di secondo grado migliori di Milano. Si cancella anche quella, immagino. E perché? Perché ci sono “tre maestre”? Ma non era stata una battaglia della sinistra, quella del modulo? Ora, a dire il vero e se non ricordo male, il terzetto è impostato secondo il modello del “maestro prevalente” con maestri specialisti, che per me rappresenta l’optimum e che forse è all’origine dell’eccellenza. Usare questi ottimi insegnanti (perché i protagonisti di una scuola ottima sono loro, alla San Giusto e ovunque) sulla scuola dell’infanzia sembra quasi una punizione.  Oppure è perché i genitori hanno un ISEE troppo alto? O perché sono troppo pochi gli alunni “con cognomi stranieri”? E allora? Basterebbe mutare (se del caso) i requisiti di accesso, in modo da favorire il diritto all’istruzione dei “capaci e meritevoli, ancorché privi di mezzi” e ancorché con cognomi stranieri che ricevono una “istruzione” in realtà scolastiche che puntano su altro rispetto alla promozione delle capacità. Tanto è vero che non solo gli italiani, ma le comunità più sensibili agli apprendimenti fuggono o cercano altro, rivolgendosi “all’onolevole Ispettole, pelché sa, vollei limandale i miei figli in Cina a fale il Gao Kao, e lì non impalano niente e non li fanno studiale”. Vogliamo dare “la 500 all’operaio” o tenerlo in una situazione da “Lumpenproletariat” educativo? Assessore, rilegga Gramsci e, per pietà, ci ripensi. Non esiste solo il modello “Trotter”, ne esistono altri.

Le modifiche al regolamento sulla formazione iniziale docenti: non solo percorsi speciali

Sul sito del MIUR sono stati pubblicati il decreto che modifica il 249/2010, volgarmente “TFA speciale” (in attesa di registrazione da parte della Corte dei Conti) e il conseguente decreto che istituisce i percorsi speciali abilitanti, mentre ha avuto il via libera da parte del ministro Profumo la trasmissione al Consiglio di Stato di un terzo decreto, modificativo del regolamento delle supplenze, che adotta una nuova tabella titoli e che acclara il punteggio da attribuire ai congelati SSIS, riconoscendo a costoro gli stessi punti che avrebbero maturato se avessero completato il percorso con la normativa previgente.
Ciò che mi preme sottolineare è che, se tutta l’attenzione si è concentrata sui percorsi speciali abilitanti, la portata dei provvedimenti è maggiore e le modifiche hanno inciso su altri aspetti ordinamentali della formazione iniziale docenti. Leggi il resto »

Pubblicato in Gazzetta anche il “decreto sulle Definizione delle modalità di accreditamento delle sedi di tirocinio”

Ci sono alcuni aspetti, apparentemente di dettaglio, che rappresentano un sensibile mutamento o un perfezionamento di quanto già, in embrione, previsto dalle vecchie Scuole di specializzazione per l’insegnamento. Uno di questi, indubbiamente, è rappresentato dall’elenco delle istituzioni scolastiche accreditate previsto dall’articolo 12 del DM 249/2010, chiamato a indicare le caratteristiche delle istituzioni educative adatte a contribuire al percorso formativo dei docenti. Oggi il DM attuativo, pubblicato in Gazzetta, consente un avvio ordinato, in prospettiva, del prossimo ciclo TFA, ovviando ad alcuni degli inconvenienti e dei problemi che si sono presentati in fase di prima attuazione. Manca, a questo punto (e lasciamo da parte, per il momento, la questione delle lauree magistrali specifiche) un unico provvedimento, tanto scabroso quanto importante: il decreto che dovrebbe stabilire gli indicatori in grado di filtrare anche qualitativamente l’offerta formativa degli Atenei.

Formazione iniziale docenti: i percorsi per il sostegno in Gazzetta

Il decreto sui nuovi percorsi di specializzazione sul sostegno, “licenziato” dalla commissione che ho l’onore di presiedere, fu firmato dal Ministro Gelmini il 30 settembre del 2011… approda oggi in Gazzetta Ufficiale, senza il cambiamento di una virgola, dopo sei mesi che solo chi conosce gli improvvisi “stop” conseguenti ai cambi della guardia governativi può comprendere appieno.
Ha almeno tre caratteristiche che è opportuno rilevare. La prima, riguarda la procedura, che ha visto il coinvolgimento attivo delle associazioni per l’integrazione scolastica, chiamate a indicare i propri esperti, e di alcuni docenti sul sostegno, come dire, autentici. La seconda riguarda la tipologia di percorso: senza “sconti”, con prove di accesso, prove d’esame e valutazione finale fondata su un profilo di competenze preciso e dettagliato. Insomma, una decisa svolta rispetto ai corsi “tre palle e un soldo” che, soprattutto negli ultimi anni, hanno dato vita a un mercato di “indulgenze” certamente poco consono alla delicatezza del ruolo sul sostegno. La terza, riguarda l’aver assunto le forme e i contenuti di questo provvedimento come paradigma per ogni percorso di specializzazione, facendo piazza pulita di una “offerta” tanto lustra all’apparenza quanto inconsistene nella sostanza e dicendo un chiaro alt a ogni possibile percorso di “riqualificazione”… dalla dubbia qualità.  

Il mio Risorgimento

Il mio 17 marzo si nutre soprattutto di ricordi. I cari ricordi amati dell’epopea risorgimentale, parte integrante del mio ”Familienroman”, innanzitutto, e delle narrazioni che erano la delizia della mia infanzia.
Dunque, il  mio adorato nonno di cognome faceva Nannini. Il suo prozio era il santalbertese dottor Pietro Nannini. Lascio la parola alla lapide (non è difficile vederci la mano di mio nonno Antonio, anche se non sono sicuro che l’avesse scritta lui) recentemente restaurata:

Alto ora nella gloria di Dio
e caro alla memoria dei generosi
il dottor Pietro Nannini
Capitano delle schiere Garibaldine
difese da prode sui campi del Veneto
la patria indipendenza
nell’epica primavera del MDCCCXLVIII
Corse l’anno dopo ad assistere
nel giorno IV d’agosto
Anita Garibaldi morente.
Salvò ai futuri destini l’Eroe
Trafugandolo dalle Mandriole a S.Alberto
e lo seguì in tempi migliori da Marsala al Volturno
sempre sacrificando salute agi beni
Per la libertà e l’unità d’Italia
MDCCCXVI - MDCCCLXII

Anche altri familiari, del resto, avevano seguito l’Eroe dei Due Mondi e i suoi figli su vari fronti (Grecia, Francia…) in difesa di quelle idee di libertà. Ma il dottor Pietro (che effettivamente, come si può leggere in falsariga, sacrificò il patrimonio e la salute, morendo, se ben ricordo, di colera a Napoli)  era l’eroe di famiglia.
Le mie favole, dunque, erano liberamente tratte dall’epopea garibaldina. Dai racconti tramandati, dalle Noterelle di uno dei Mille piuttosto che dalla Rossa avanguardia delle Argonne. E scorrazzavo, per il cortile della casa di Ravenna, indossando i pochi cimeli superstiti (il fazzoletto, il berretto rosso che le impietose tarme avevano ridotto a mal partito), poi donati al museo.
Oggi un ritratto di Garibaldi, mentre scrivo, mi sorveglia alle spalle. Ho in braccio mio figlio… e anche lui, tra poco, rivivrà quelle storie. Come e meglio di suo padre, spero impari l’amore per la Patria e la Libertà, per le idee cui tutto si può sacrificare.  

I commenti sono sospesi sino al 3 marzo


La riforma dell’Università. Il testo su cui ci si dovrebbe confrontare

Non ho seguito direttamente il percorso della riforma universitaria (qui il testo approvato dal Senato), salvo due normette: il sistema “aperto” delle abilitazioni e la possibilità di doppia iscrizione alle università e ai corsi AFAM (Conservatori, Accademie, ecc). Ma, nel rileggerla (anche nel sunto presente sul sito del ministero), non posso non considerare il baratro che separa la lettura del testo dai motivi delle proteste suscitate dalla sua approvazione. La mia vecchia maestra, quando qualcuno non rispondeva a una domanda, usava apostrofarlo con la battuta “dove vai? son cipolle”. Mi sembra appropriato usarla oggi, di fronte a manifestazioni che usano la riforma Gelmini come sbagliatissimo pretesto per altro.

La legge offre alcune soluzioni a molti dei problemi del nostro sistema universitario. Costruisce le precondizioni per eliminare gli sprechi: non tocca l’autonomia degli atenei, ma la rende responsabile attraverso un sistema rigoroso di verifica dei bilanci, di accreditamento dei corsi, di valutazione della qualità. Mette un freno al baronato: non solo attraverso le norme che impediscono ai rettori di essere eletti a vita e a quelle che bloccano la parentopoli, ma anche attraverso il nuovo meccanismo concorsuale, improntato al rigore (il concorso nazionale di abilitazione) e alla trasparenza (le università chiamano pescando tra gli abilitati, rendendosi così responsabili delle scelte). Apre decisamente ai giovani di valore, attraverso una procedura simile alla “tenure track” in vigore nei paesi anglosassoni che evita le lunghissime servitù alla corte del “chiarissimo” di turno. Innova anche nel diritto allo studio, creando un sistema di finanziamento ai “capaci e meritevoli” che si affianca al Diritto allo studio regionale. Cosa della quale non so quanti degli studenti protestatari siano edotti. Penso in particolare agli studenti lucani, che farebbero meglio a rivolgere i loro strali a una regione che antepone ai loro diritti il finanziamento alle cose più bislacche. Ma tant’è.

L’impressione è che la protesta, oltre ai temi di carattere più generale (insofferenza, malcontento, paura per il futuro: ma invito a leggere questo perfetto editoriale di Ostellino) sia provocata da quello che nella legge manca: la solita, italica sanatoria, l’ope legis che promuove meritevoli e immeritevoli. Norma sino ad oggi “di rigore” in ogni provvedimento di sistema, in base a una deteriorissima tradizione che va a disonore del paese e che nella legge Gelmini non ha avuto spazio. Anche solo per questo motivo, dovrebbe scattare l’applauso.  

Nuovi licei, classi di concorso, istruzione degli adulti: primo via libera dal Consiglio dei ministri

Il consiglio dei ministri ha approvato, in prima lettura, la riforma dei licei (ecco la relazione illustrativa, il testo del regolamento e gli allegati, con i quadri orari e il repertorio delle materie aggiuntive) . Da 400 indirizzi si passa a 6 licei con 10 opzioni per gli studenti. Il nuovo modello partirà gradualmente, coinvolgendo dall’anno scolastico 2010-2011 le prime e le seconde classi; entrerà a regime nel 2013. Soddisfatta Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione: il tentativo ha spiegato, è quello di «coniugare la tradizione con l’innovazione privilegiando la qualità». «È una riforma epocale - ha aggiunto la Gelmini - che modifica un impianto che risale alla legge Gentile del ‘23» Oggi, peraltro, siamo all’inizio del percorso. E’ infatti intenzione del Ministrero continuare nell’opera di ascolto e consultazione intrapresa in questi mesi per apportare le modifiche opportune prima del sì definitivo.
SEI LICEI - La riforma spazza via gli attuali 396 indirizzi sperimentali, i 51 progetti assistiti dal ministero e le tantissime sperimentazioni attivate e propone sei licei: il liceo artistico, articolato in tre indirizzi (arti figurative, architettura-design-ambiente, audiovisivo-multimedia-scenografia); il liceo classico (sarà introdotto l’insegnamento di una lingua straniera per l’intero quinquennio); il liceo scientifico (oltre al normale indirizzo le scuole potranno attivare l’opzione scientifico-tecnologica, dove salta il latino); il liceo linguistico (tre lingue straniere, dalla terza liceo un insegnamento non linguistico sarà impartito in lingua straniera e dalla quarta liceo un secondo insegnamento sarà impartito in lingua straniera); il liceo musicale e coreutico, articolato appunto nelle due sezioni musicale e coreutica (inizialmente saranno istituite 40 sezioni musicali e 10 coreutiche); infine, il liceo delle scienze umane che sostituisce il liceo sociopsicopedagogico portando a regime le sperimentazioni avviate negli anni scorsi (le scuole potranno attivare un’opzione sezione economico-sociale, dove non è previsto lo studio del latino).
IL LATINO - Il latino è presente come insegnamento obbligatorio nel liceo classico, scientifico, linguistico e delle scienze umane e come opzione negli altri licei. È previsto un incremento orario della matematica, della fisica e delle scienze «per irrobustire - spiega il ministero - la componente scientifica nella preparazione liceale» degli studenti (gli insegnamenti di fisica e scienze possono essere attivati dalle istituzioni scolastiche anche nel biennio del liceo classico). C’è un potenziamento delle lingue straniere con la presenza obbligatoria dell’insegnamento di una lingua straniera nei cinque anni ed eventualmente di una seconda lingua straniera usando la quota di autonomia. Le discipline giuridiche ed economiche si studieranno sia nel liceo scientifico (opzione tecnologica), sia nel liceo delle scienze sociali (opzione economico-sociale) mentre negli altri licei potranno essere introdotte attraverso la quota di autonomia. Infine, «per essere al passo con l’Europa», è previsto l’insegnamento, nel quinto anno, di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Tutti i licei prevedranno 27 ore settimanali nel primo biennio e 30 nel secondo biennio e nel 5ø anno, ad eccezione del classico (31 ore negli ultimi tre anni), dell’artistico (massimo 35), musicale e coreutico (32).
AUTONOMIA: E’ prevista la possibilità per le istituzioni scolastiche di usufruire di una quota di flessibilità degli orari del 20% nel primo biennio e nell’ultimo anno e del 30% nel secondo biennio. Attraverso questa quota, ogni scuola può decidere di diversificare le proprie sezioni, di ridurre (sino a un terzo nell’arco dei 5 anni) o aumentare gli orari delle discipline, anche attivando ulteriori insegnamenti previsti in un apposito elenco. Sarà possibilie attivare ulteriori insegnamenti opzionali anche assumendo esperti qualificati attraverso il proprio bilancio.
Queste scelte devono essere basate sul Piano dell’offerta formativa, il documento che rappresenta la “carta di identità” di ogni scuola e possono essere compiute anche tra scuole che si organizzano in rete.
In ogni scuola saranno costituiti dipartimenti disciplinari, che riuniscono i docenti di uno stesso ambito disciplinare, per sostenere la didattica, la ricerca, la progettazione dei percorsi e un comitato scientifico composto paritariamente da docenti ed esperti del mondo della cultura e del lavoro.
Approvata anche la riforma dell’istrizione degli adulti (ecco la relazione illustrativa e il testo) e le nuove classi di concorso, destinate ad essere riviste una volta completata con la formazione iniziale dei docenti la riforma.