Il decreto sui nuovi percorsi di specializzazione sul sostegno, “licenziato” dalla commissione che ho l’onore di presiedere, fu firmato dal Ministro Gelmini il 30 settembre del 2011… approda oggi in Gazzetta Ufficiale, senza il cambiamento di una virgola, dopo sei mesi che solo chi conosce gli improvvisi “stop” conseguenti ai cambi della guardia governativi può comprendere appieno.
Ha almeno tre caratteristiche che è opportuno rilevare. La prima, riguarda la procedura, che ha visto il coinvolgimento attivo delle associazioni per l’integrazione scolastica, chiamate a indicare i propri esperti, e di alcuni docenti sul sostegno, come dire, autentici. La seconda riguarda la tipologia di percorso: senza “sconti”, con prove di accesso, prove d’esame e valutazione finale fondata su un profilo di competenze preciso e dettagliato. Insomma, una decisa svolta rispetto ai corsi “tre palle e un soldo” che, soprattutto negli ultimi anni, hanno dato vita a un mercato di “indulgenze” certamente poco consono alla delicatezza del ruolo sul sostegno. La terza, riguarda l’aver assunto le forme e i contenuti di questo provvedimento come paradigma per ogni percorso di specializzazione, facendo piazza pulita di una “offerta” tanto lustra all’apparenza quanto inconsistene nella sostanza e dicendo un chiaro alt a ogni possibile percorso di “riqualificazione”… dalla dubbia qualità.
Il mio 17 marzo si nutre soprattutto di ricordi. I cari ricordi amati dell’epopea risorgimentale, parte integrante del mio ”Familienroman”, innanzitutto, e delle narrazioni che erano la delizia della mia infanzia.
Dunque, il mio adorato nonno di cognome faceva Nannini. Il suo prozio era il santalbertese dottor Pietro Nannini. Lascio la parola alla lapide (non è difficile vederci la mano di mio nonno Antonio, anche se non sono sicuro che l’avesse scritta lui) recentemente restaurata:
Alto ora nella gloria di Dio
e caro alla memoria dei generosi
il dottor Pietro Nannini
Capitano delle schiere Garibaldine
difese da prode sui campi del Veneto
la patria indipendenza
nell’epica primavera del MDCCCXLVIII
Corse l’anno dopo ad assistere
nel giorno IV d’agosto
Anita Garibaldi morente.
Salvò ai futuri destini l’Eroe
Trafugandolo dalle Mandriole a S.Alberto
e lo seguì in tempi migliori da Marsala al Volturno
sempre sacrificando salute agi beni
Per la libertà e l’unità d’Italia
MDCCCXVI - MDCCCLXII
Anche altri familiari, del resto, avevano seguito l’Eroe dei Due Mondi e i suoi figli su vari fronti (Grecia, Francia…) in difesa di quelle idee di libertà. Ma il dottor Pietro (che effettivamente, come si può leggere in falsariga, sacrificò il patrimonio e la salute, morendo, se ben ricordo, di colera a Napoli) era l’eroe di famiglia.
Le mie favole, dunque, erano liberamente tratte dall’epopea garibaldina. Dai racconti tramandati, dalle Noterelle di uno dei Mille piuttosto che dalla Rossa avanguardia delle Argonne. E scorrazzavo, per il cortile della casa di Ravenna, indossando i pochi cimeli superstiti (il fazzoletto, il berretto rosso che le impietose tarme avevano ridotto a mal partito), poi donati al museo.
Oggi un ritratto di Garibaldi, mentre scrivo, mi sorveglia alle spalle. Ho in braccio mio figlio… e anche lui, tra poco, rivivrà quelle storie. Come e meglio di suo padre, spero impari l’amore per la Patria e la Libertà, per le idee cui tutto si può sacrificare.
Non ho seguito direttamente il percorso della riforma universitaria (qui il testo approvato dal Senato), salvo due normette: il sistema “aperto” delle abilitazioni e la possibilità di doppia iscrizione alle università e ai corsi AFAM (Conservatori, Accademie, ecc). Ma, nel rileggerla (anche nel sunto presente sul sito del ministero), non posso non considerare il baratro che separa la lettura del testo dai motivi delle proteste suscitate dalla sua approvazione. La mia vecchia maestra, quando qualcuno non rispondeva a una domanda, usava apostrofarlo con la battuta “dove vai? son cipolle”. Mi sembra appropriato usarla oggi, di fronte a manifestazioni che usano la riforma Gelmini come sbagliatissimo pretesto per altro.
La legge offre alcune soluzioni a molti dei problemi del nostro sistema universitario. Costruisce le precondizioni per eliminare gli sprechi: non tocca l’autonomia degli atenei, ma la rende responsabile attraverso un sistema rigoroso di verifica dei bilanci, di accreditamento dei corsi, di valutazione della qualità. Mette un freno al baronato: non solo attraverso le norme che impediscono ai rettori di essere eletti a vita e a quelle che bloccano la parentopoli, ma anche attraverso il nuovo meccanismo concorsuale, improntato al rigore (il concorso nazionale di abilitazione) e alla trasparenza (le università chiamano pescando tra gli abilitati, rendendosi così responsabili delle scelte). Apre decisamente ai giovani di valore, attraverso una procedura simile alla “tenure track” in vigore nei paesi anglosassoni che evita le lunghissime servitù alla corte del “chiarissimo” di turno. Innova anche nel diritto allo studio, creando un sistema di finanziamento ai “capaci e meritevoli” che si affianca al Diritto allo studio regionale. Cosa della quale non so quanti degli studenti protestatari siano edotti. Penso in particolare agli studenti lucani, che farebbero meglio a rivolgere i loro strali a una regione che antepone ai loro diritti il finanziamento alle cose più bislacche. Ma tant’è.
L’impressione è che la protesta, oltre ai temi di carattere più generale (insofferenza, malcontento, paura per il futuro: ma invito a leggere questo perfetto editoriale di Ostellino) sia provocata da quello che nella legge manca: la solita, italica sanatoria, l’ope legis che promuove meritevoli e immeritevoli. Norma sino ad oggi “di rigore” in ogni provvedimento di sistema, in base a una deteriorissima tradizione che va a disonore del paese e che nella legge Gelmini non ha avuto spazio. Anche solo per questo motivo, dovrebbe scattare l’applauso.
Il consiglio dei ministri ha approvato, in prima lettura, la riforma dei licei (ecco la relazione illustrativa, il testo del regolamento e gli allegati, con i quadri orari e il repertorio delle materie aggiuntive) . Da 400 indirizzi si passa a 6 licei con 10 opzioni per gli studenti. Il nuovo modello partirà gradualmente, coinvolgendo dall’anno scolastico 2010-2011 le prime e le seconde classi; entrerà a regime nel 2013. Soddisfatta Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione: il tentativo ha spiegato, è quello di «coniugare la tradizione con l’innovazione privilegiando la qualità». «È una riforma epocale - ha aggiunto la Gelmini - che modifica un impianto che risale alla legge Gentile del ‘23» Oggi, peraltro, siamo all’inizio del percorso. E’ infatti intenzione del Ministrero continuare nell’opera di ascolto e consultazione intrapresa in questi mesi per apportare le modifiche opportune prima del sì definitivo.
SEI LICEI - La riforma spazza via gli attuali 396 indirizzi sperimentali, i 51 progetti assistiti dal ministero e le tantissime sperimentazioni attivate e propone sei licei: il liceo artistico, articolato in tre indirizzi (arti figurative, architettura-design-ambiente, audiovisivo-multimedia-scenografia); il liceo classico (sarà introdotto l’insegnamento di una lingua straniera per l’intero quinquennio); il liceo scientifico (oltre al normale indirizzo le scuole potranno attivare l’opzione scientifico-tecnologica, dove salta il latino); il liceo linguistico (tre lingue straniere, dalla terza liceo un insegnamento non linguistico sarà impartito in lingua straniera e dalla quarta liceo un secondo insegnamento sarà impartito in lingua straniera); il liceo musicale e coreutico, articolato appunto nelle due sezioni musicale e coreutica (inizialmente saranno istituite 40 sezioni musicali e 10 coreutiche); infine, il liceo delle scienze umane che sostituisce il liceo sociopsicopedagogico portando a regime le sperimentazioni avviate negli anni scorsi (le scuole potranno attivare un’opzione sezione economico-sociale, dove non è previsto lo studio del latino).
IL LATINO - Il latino è presente come insegnamento obbligatorio nel liceo classico, scientifico, linguistico e delle scienze umane e come opzione negli altri licei. È previsto un incremento orario della matematica, della fisica e delle scienze «per irrobustire - spiega il ministero - la componente scientifica nella preparazione liceale» degli studenti (gli insegnamenti di fisica e scienze possono essere attivati dalle istituzioni scolastiche anche nel biennio del liceo classico). C’è un potenziamento delle lingue straniere con la presenza obbligatoria dell’insegnamento di una lingua straniera nei cinque anni ed eventualmente di una seconda lingua straniera usando la quota di autonomia. Le discipline giuridiche ed economiche si studieranno sia nel liceo scientifico (opzione tecnologica), sia nel liceo delle scienze sociali (opzione economico-sociale) mentre negli altri licei potranno essere introdotte attraverso la quota di autonomia. Infine, «per essere al passo con l’Europa», è previsto l’insegnamento, nel quinto anno, di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Tutti i licei prevedranno 27 ore settimanali nel primo biennio e 30 nel secondo biennio e nel 5ø anno, ad eccezione del classico (31 ore negli ultimi tre anni), dell’artistico (massimo 35), musicale e coreutico (32).
AUTONOMIA: E’ prevista la possibilità per le istituzioni scolastiche di usufruire di una quota di flessibilità degli orari del 20% nel primo biennio e nell’ultimo anno e del 30% nel secondo biennio. Attraverso questa quota, ogni scuola può decidere di diversificare le proprie sezioni, di ridurre (sino a un terzo nell’arco dei 5 anni) o aumentare gli orari delle discipline, anche attivando ulteriori insegnamenti previsti in un apposito elenco. Sarà possibilie attivare ulteriori insegnamenti opzionali anche assumendo esperti qualificati attraverso il proprio bilancio.
Queste scelte devono essere basate sul Piano dell’offerta formativa, il documento che rappresenta la “carta di identità” di ogni scuola e possono essere compiute anche tra scuole che si organizzano in rete.
In ogni scuola saranno costituiti dipartimenti disciplinari, che riuniscono i docenti di uno stesso ambito disciplinare, per sostenere la didattica, la ricerca, la progettazione dei percorsi e un comitato scientifico composto paritariamente da docenti ed esperti del mondo della cultura e del lavoro.
Approvata anche la riforma dell’istrizione degli adulti (ecco la relazione illustrativa e il testo) e le nuove classi di concorso, destinate ad essere riviste una volta completata con la formazione iniziale dei docenti la riforma.
Il Partito Democratico milanese marca le differenze con l’estrema sinistra, a sei mesi dalle elezioni. Ma sono tre anni che la maggioranza in Provincia di Milano non esiste più.
ISTRUZIONE:
quali cambiamenti?
Intervengono:
On. Emilia Grazia De Biasi
Deputato, membro della VII Commissione Parlamentare “Cultura, Scienza e Istruzione”
Prof. Max Bruschi
Consigliere Provinciale di Milano, docente universitario, consulente del Min. Gelmini
Modera la discussione:
Luigi Losa
Direttore de “Il Cittadino”
VENERDI’ 23 GENNAIO
Urban Center, sala E – via Turati, 6
ore 21.00 Monza
L’emanazione dei regolamenti ha messo il punto a tutta una serie di polemiche pretestuose. Hanno portato i bambini in piazza perché il “tempo pieno” sarebbe stato cancellato e invece il tempo pieno sarà confermato nella sua configurazione con due docenti. Hanno detto che sarebbero spariti gli insegnanti di inglese, e invece non è vero. Hanno detto che tutte le scuole avrebbero avuto l’orario a 24 ore, e invece il modello a 24 ore è una delle opzioni, assieme a quelle a 27, 30 e 40 ore. Tutte norme che, come ho urlato in questi mesi, erano già previste sin dall’inizio.
Il paradosso è che oggi si parla di “marcia indietro” sul “maestro unico”. Al contrario, i provvedimenti dichiarano la fine del modulo 3×2. Le classi a 24, 27 e 30 ore avranno il maestro prevalente coadiuvato da altri insegnanti specializzati. Il tempo pieno avrà due insegnanti su quaranta ore. Che dire, vittoria! Qualcuno dovrebbe chiedere scusa, ma il bon ton, in questo Paese, è merce rara.
Notizie discordanti dal mondo degli Atenei e zone limitrofe, ma, per parafrasare Mao che di rivoluzioni se ne intendeva, la confusione è il miglior habitat per il cambiamento. E così, ecco Angelo Panebianco riproporre una vecchia ma decisiva proposta per mutare il sistema di reclutamento dei docenti al fine di evitare quanto scrive… il professor Santo Illecito, l’Università di Pavia aprire le aule fino alle 23, il rettore di Genova Giacomo De Ferrari annunciare un drastico taglio ai corsifici. Sull’altro piatto della bilancia, metto la brutta astensione del PD, in commissione al Senato, rispetto alla proposta di una indagine conoscitiva sulla situazione economica e finanziaria del sistema universitario, proposta da Gaetano Quagliariello. Soprattutto, ci metto l’Onda Anomala. Non so quanti abbiano letto i risultati delle giornate “romane”, il documento generale introduttivo, quelli su didattica, ricerca, welfare o il reportage fatto dal Corriere Magazine. Sono testi che andrebbero letti. Per capire come abbia conquistato l’onore della cronaca una minoranza chiassosa impastata di giuste preoccupazioni per il proprio futuro, ma che non ha la minima idea di come progettarne pragmaticamente uno diverso. Eppure, non tutta la sinistra è così. Ho avuto modo, in alcuni dibattiti, di confrontarmi con alcuni rappresentanti degli studenti di area “pd” e ho riscontrato, nelle differenze, una sensibilità ben diversa sui due cardini di ogni possibile politica universitaria: la coscienza dei problemi e la progettazione di soluzioni che li risolvano. Eppure la ribalta non è loro, ma di un’Onda anomala che, episodi di squadrismo a parte, in fondo fa anche tenerezza…
I giochi sembravano fatti, con la candidatura di Guido Podestà alla Presidenza della Provincia sponsorizzata da Silvio Berlusconi in persona. Ma sembrano riaprirsi. A Tiziana Maiolo (la prima a lanciare il guanto di sfida a Penati) e Giovanni Terzi si unisce ora Riccardo De Corato, una ipotesi già peraltro ventilata mesi fa. Tutti nomi di prima qualità: chiunque sia il candidato, per me la priorità è abbattere il malgoverno di Philippe le Petit. Non vorrei, però, che si dia per scontata una vittoria tutt’altro che semplice e si perda altro tempo prezioso. Filippo Penati è un pessimo amministratore, un Verre di provincia. Ma ha qualità manovriere ed è un drago nella comunicazione (come mostra anche l’assurda vicenda dell’Idroscalo). Spero che settembre porti consiglio e una decisione, in modo da poter iniziare, gambe in spalla e maniche rimboccate, la campagna elettorale. Piuttosto che trascinare in lungo la scelta dello sfidante (sempre che Guido Podestà non confermi la propria disponibilità), il centrodestra tagli il nodo attraverso le primarie.