“Si ricordi che un giorno potrebbero insegnare al suo figliolo”. Intervista a OS

Orizzonte Scuola, 3 maggio 2014

di Eleonora Fortunato - Una lunga intervista in cui l’ispettore del Miur, già consigliere dell’ex ministro Gelmini, ci aiuta a mettere a fuoco i nodi più importanti relativi alle graduatorie a esaurimento e di istituto, agli idonei concorso 2012, al Tirocinio Formativo Attivo.

II ciclo TFA, finalmente ci siamo. Lei che è un po’ il papà del percorso abilitante che ha sostituito le SSIS pensa, o si augura, che le maglie della selezione questa volta siano un po’ meno strette? Che cosa si dovrebbe imparare dal I ciclo, quali gli errori da non rifare?

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“Da ispettore, che ha la fortuna di girare per le scuole e di verificare situazioni reali e non raccontate, non posso che augurarmi che le maglie siano rigorose. Non posso mai dimenticarmi quel che diceva il mio vecchio maestro, il prof. Paolo Paolini, prima di ogni sessione di esame: “Si ricordi che un giorno potrebbero insegnare al suo figliuolo”.

Frase che riassume due doveri, di cui a volte ci si dimentica: il primo, nei confronti degli studenti, delle loro famiglie e, in definitiva, del sistema Paese, è quello di garantire insegnanti preparati, all’altezza delle sfide culturali, e di cessare di fare dell’insegnamento una sorta di sacca destinata alla disoccupazione intellettuale; il secondo, è nei confronti di quei laureati, aspiranti all’insegnamento, che hanno la vocazione e gli strumenti, e che troppo spesso si sono trovati e si trovano confusi in una massa indistinta di “aventi titolo”. L’abilitazione costituisce una prima, essenziale scrematura, tanto nelle prove di accesso, che verificano l’indispensabile preparazione disciplinare, quanto nel percorso e nell’esame finale, il cui risultato non è né deve essere uno scontato “atto dovuto”. Non è affatto detto, infatti, che conoscenze didattico-disciplinari ed effettiva attitudine all’insegnamento vadano automaticamente a braccetto. Il titolo di abilitazione o sancisce questo connubio o manca del valore sostanziale che il sistema scuola richiede.

Dal I ciclo dobbiamo imparare a migliorare il dialogo tra mondo delle Università, delle AFAM e scuola, innanzitutto nel comune obiettivo formativo; in secondo luogo, colloquiando sulle esigenze e sulle rispettive tempistiche. L’anno scorso si dovette fare un salto mortale per consentire, ad esempio, lo scioglimento delle riserve, perché le sessioni di abilitazione, in alcuni casi, furono tenute ben oltre i termini previsti per l’aggiornamento. Più in generale, dobbiamo abituarci, come MIUR, a garantire la continuità negli atti amministrativi e a non dare, sempre, la sensazione che ogni bando rappresenti l’ultima spiaggia. Nei paesi civili, si sa esattamente quando e come le procedure di abilitazione si svolgono, e soprattutto si sa che ci sono ogni anno. Questo secondo ciclo, in realtà, sarebbe dovuto essere il 4°. Il primo fu rinviato perché era cambiato il governo, il “secondo” non fu bandito per insondabili motivi. Ora, è legittimo che la politica modifichi le procedure di abilitazione (così come ogni altro ambito). Non è moralmente legittimo che, in attesa del nuovo, si blocchi il vecchio. Almeno, la sospensione delle SSIS fu decisa dal parlamento (e, lo ribadisco, fu un errore che riuscii ad evitare su Scienze della formazione primaria e sui bienni AFAM), e non dal ministro pro-tempore, chiunque egli sia”.

Tanto nel bando del I ciclo quanto in quello del II restano i 3 CFU per il tirocinio con i disabili. Ma che senso hanno questi crediti quando soprattutto nella scuola secondaria di II grado gli allievi disabili non sono molti (nei licei spesso, anzi, sono assenti) e c’è l’oggettiva difficoltà da parte delle scuole a concentrare schiere di abilitandi intorno ai pochi casi di osservazione disponibili?

“La ritengo una conquista essenziale, nello spirito della legge 104. Affrontare la disabilità non, ribadisco, non è affare del solo insegnante di sostegno, ma coinvolge tutto il consiglio di classe. Aggiungo che sempre più studenti con disabilità entrano nelle scuole secondarie, anche con riferimento, più ancora che al cosiddetto obbligo sino a sedici anni, al diritto dovere all’istruzione sino al 18° anno di età o fino al conseguimento di una qualifica, che è dal 2006 norma dello Stato. Le difficoltà, quando, se, per chi ci sono, si affrontano, come è stato fatto in occasione del I ciclo, ma la difficoltà non può mai essere una scusa”.

Un recente rapporto dell’ANFIS ha evidenziato l’impreparazione di molti atenei nell’organizzazione del I ciclo TFA e la conseguente disomogenea erogazione di formazione sul territorio nazionale, con università in cui le ore di tirocinio indiretto hanno superato di gran lunga quelle di tirocinio diretto. Non pensa che sarebbe opportuna una cabina di regia centrale che garantisse almeno un canale di comunicazione privilegiato tra Miur e università? Il rischio che si ripeta lo stesso copione di due anni fa, per esempio con i tutor coordinatori semi-esonerati a maggio dal servizio a scuola , è dietro l’angolo…

“Sono assolutamente d’accordo. Tanto più che si tratta di provvedimenti a cavallo tra tre mondi diversi (università, scuola, Afam), che imporrebbero l’individuazione precisa di responsabilità e, me lo faccia dire, un monitoraggio accurato. Un atto potrebbe essere subito adottato, e riguarda procedure più selettive per l’istituzione dei percorsi, ad esempio relativamente all’impiego di docenti qualificati nei laboratori didattico/disciplinari. In alcuni casi, nel corso del I ciclo, i laboratori furono tenuti da assistenti privi di qualsiasi esperienza a scuola o addirittura da soggetti che non avevano superato le prove di selezione per il TFA…”.

Passando a un altro argomento, il decreto con cui il Ministero ha autorizzato lo scorrimento delle graduatorie del concorso del 2012 oltre al numero dei posti messi a bando è stato un coup de theatre o già l’aveva previsto? Quali circostanze, quali considerazioni o quali pressioni hanno spinto il Miur a questa decisione?

“Per me, e l’ho ribadito più volte, si tratta di un atto scontato ai sensi delle leggi vigenti. I commi 1, 17 e 19 dell’articolo 400 del testo Unico Scuola sono cristallini. Quando ho sentito il Ministro Giannini annunciare l’intenzione di scorrere le graduatorie di merito, l’ho trovata impeccabile. Se non ci avesse pensato lei, probabilmente ci avrebbero pensato le magistrature, con effetti devastanti per la vita delle scuole.

Non entro nel merito delle pressioni pro o contro, perché non è da anni il mio compito. Mi limito a sottolineare la conformità del decreto al quadro normativo. Aggiungo però due considerazioni. La prima, è che sconsiglierei di scorrere, come purtroppo è stato dal 1999 (se non dal 1990) al 2012, ad libitum, ma di limitarsi al periodo di durata legale (triennale) delle graduatorie.

E questo per due ragioni, posto che dopo la trasformazione delle permanenti in graduatorie ad esaurimento, il concorso è l’unico canale di reclutamento aperto a nuove immissioni: la prima, se volete etica, basata sulle legittime aspettative di coloro i quali si sono abilitati e si abiliteranno tra un concorso e l’altro; la seconda, concerne il fatto che il non rispettare i termini previsti aprirebbe un contenzioso in sede UE per mancata possibilità di spendere il titolo professionale, lo stesso che ci ha visti costretti nel passato a immettere nelle graduatorie permanenti gli abilitati all’estero, e che un domani ci vedrebbe costretti a riaprire erga omnes le graduatorie ad esaurimento. La seconda considerazione riguarda la posizione giuridica dei vincitori, che va comunque tutelata anche in occasione di un futuro, auspicabile concorso, con una semplice operazione di sottrazione, ma che sarebbe bene in qualche modo assicurare”.

Questo provvedimento, attuato ad una settimana dalla chiusura delle procedure di aggiornamento delle GaE, potrebbe però sfavorire i docenti di queste ultime che hanno scelto la provincia fidandosi dei criteri finora adottati dal Miur nelle immissioni in ruolo di agosto 2013 e febbraio 2014. Come se ne potrebbe uscire?

“La risposta è netta. Non se ne può uscire. Ripeto, lo scorrimento, in una maniera o nell’altra, a mio parere ci sarebbe comunque stato. Inoltre, la scelta delle GAE provinciali è comunque al “buio”: non si sa quanti accedano a una provincia, né con quali punteggi. Mi sono sempre rifiutato di dare consigli in proposito ai tanti che me li hanno chiesti, e ho ammonito sull’effetto “partenze intelligenti” che rischia di farti ritrovare incolonnato nottetempo sull’autostrada. Infine, l’atto politico della decisione di bandire un nuovo concorso alla scadenza triennale del bando 2012 già c’era, e quel concorso ha ovvi impatti sullo scorrimento delle GAE”.

Sbaglia chi legge questa apertura come una breccia anche per i nuovi abilitati?

“L’unico organo deputato a riaprire le graduatorie ad esaurimento è il Parlamento. Mi permetto di dire che, se lo farà, come è nei suoi poteri farlo, non potrà che farlo per tutti gli abilitati, qualsiasi sia il percorso da essi compiuto, pena una pesantissima infrazione dell’ordinamento comunitario”.

Veniamo alle graduatorie di istituto: il punteggio aggiuntivo che è stato deciso in favore degli abilitati TFA rispetto agli abilitati PAS la soddisfa? Per quali ragioni?

“Non entro nel merito politico della questione. Mi limito ad osservare tecnicamente che sono stati rispettati i precedenti su due questioni: l’attribuzione di un punteggio “forfettario” che assegna, per ciascun anno di corso, il corrispettivo punteggio sostitutivo del servizio; l’attribuzione di un “bonus” aggiuntivo alle abilitazioni ordinamentali (il precedente più immediato riguarda i “riservati” del 2005), mi sembra ben argomentata in premessa, la cui legittimità è fondata su una norma di legge e reiteratamente confermata dalle magistrature, dal TAR al Consiglio di Stato al Giudice del Lavoro. Quanto all’entità del bonus, il ministro ha esercitato la propria discrezionalità che per me, in quanto dirigente dell’amministrazione, è insindacabile”.

A quali titoli avrebbe dato maggiore peso? Che cosa, invece, le sembra sia stato sopravvalutato?

“Le mie valutazioni le ho comunicate, di volta in volta, all’amministrazione, e ho dei doveri ovvi di riservatezza. Preferisco parlare di una novità, a mio parere significativa, e che potrebbe essere in futuro utilmente sfruttata. Per la prima volta è stata riconosciuta la specificità di alcuni titoli, altamente professionalizzanti e connessi con la funzione docente, rilasciati in percorsi a loro volta “governati” direttamente o indirettamente dal Miur: il titolo di specializzazione sul sostegno, il perfezionamento sul CLIL, le certificazioni linguistiche.

Questi titoli non entrano nel “tetto” di punteggio e potrebbero essere in futuro raggiunti da titoli di pari “rango”. Penso a due settori, specialmente: gli scambi con l’estero sulla base di bandi comunitari e gli assistentati all’estero, da un lato; dall’altro lato, un dispositivo che trasformi la giungla dei titoli informatici in un orto. Questo secondo settore, attualmente deregolamentato con effetti a volte grotteschi, può essere governato in due modi: o fissando uno standard per il riconoscimento delle certificazioni e degli enti certificatori delle competenze in TIC relative alla didattica; o fissando, come per il Clil e il sostegno, un percorso di perfezionamento ad hoc”.

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