Graduatorie di istituto: considerazioni varie di metodo e merito.

GI e tabelle, alcune considerazioni generali sul metodo, sui criteri e nel merito è opportuno farle, visto che si tratta del primo atto di “politica scolastica” firmato da Stefania Giannini in una materia da lei opportunamente giudicata, nelle dichiarazioni programmatiche, come centrale. Forse per la prima volta, da parecchi anni a questa parte, un ministro entra nella disciplina di una materia che, pur portando la sua firma, storicamente risultava appannaggio quasi esclusivo di un confronto tra amministrazione e portatori di interessi con rappresentanza sindacale. Alla variabile dell’intervento politico ministeriale, se ne è aggiunta un’altra, complice il web, e cioè la rappresentazione di istanze di fatto considerate usualmente marginali.
Basta un confronto tra il trattamento riservato, in passato, agli abilitati attraverso percorsi ordinamentali e gli altri abilitati: il “bonus” a loro assegnato per legge risultava, alla prova dei fatti, vanificato, visto che non solo a fronte dei 24 punti forfettari relativi alla durata del corso non era concesso (correttamente) caricare il servizio, ma anche i sei punti di maggiorazione evaporavano, visto che un’altra “lettera” della tabella li riconosceva alle altre abilitazioni, con l’esclusione per l’appunto delle ordinamentali: cosa ben nota a TAR, CdS e giudici del lavoro, che hanno reiteratamente condannato l’incongruenza e sanzionato il Miur.
Orbene, se nella tabella GAE, da licenziare in tempi troppo ristretti per consentire un intervento ponderato da parte del vertice politico, nulla è mutato, nella tabella delle GI le cose tornano, a livello di criteri, a posto. I punteggi alle abilitazioni ordinamentali distinguono tra punteggio da attribuire alla durata legale dei percorsi, ciascuno dei quali trattato distintamente, e “quota premiale”, fondata su criteri di differenziazione oggettivi (la selettività in accesso, fondata su un numero programmato): sul “quantum”, poi, non entro nel merito, in quanto fissato discrezionalmente. Ma la ripartizione 12 punti per anno di corso + “x” mi appare inappuntabile.
C’è un secondo aspetto, passato in secondo piano, e che invece è da sottolineare. Il nuovo decreto “scardina” uno dei principi su cui si erano basati i precedenti, e cioè il “limite” di caricamento ai punteggi relativi ai titoli, a fronte dell’illimitata possibilità di caricamento dei punteggi relativi ai servizi. E lo fa attraverso la creazione di una opportuna “riserva”, “titoli professionali inerenti la funzione docente”, ove sono raccolti alcuni percorsi (sostegno, CLIL, certificazioni linguistiche, metodo Agazzi e Montessori, lauree magistrali in lingue straniere per la primaria) sotto diretto controllo del Miur, fuori dai limiti quantitativi imposti agli altri titoli professionali, la cui proliferazione, sul libero mercato, risulta di fatto non limitabile. La parte C della tabella è un primo, importantissimo passo: la stessa si potrebbe ulteriormente implementare in futuro, magari attraverso un percorso di specializzazione, fondato su criteri oggettivi, relativo alle ICT nella didattica, ambito nel quale non sussistono (come invece capita per le certificazioni linguistiche) standard per le qualifiche e per gli enti che le rilasciano. E mi resta un poco di amaro in bocca per i percorsi di “assistentato” compiuti all’estero, che rappresentano una eccellenza da valorizzare, e che purtroppo non hanno trovato, al momento, spazio.
Ultima considerazione, in attesa di una revisione del regolamento supplenze che ripulisca definitivamente la “pietraia”, riguarda l’opportunità di conformare, per quanto compatibili, le diverse tabelle, tanto relative alle graduatorie, quanto ai titoli validi per i concorsi (che tanti grattacapi hanno dato e danno alle commissioni). Ma c’è tempo.

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