Bene, molto bene, ministro Giannini… ma attenzione alla prosa dell’ordinaria amministrazione!

Ascoltate le dichiarazioni programmatiche del Ministro Giannini, posso dire di condividere tutto, ma proprio tutto. Certo, ora si tratterebbe di tradurre le linee politiche in atti concreti, e di subordinare l’emanazione degli atti di natura amministrativa al rispetto delle indicazioni politiche. E “quivi comincian le dolenti note”, per esperienza, “a farmisi sentire”. Mi è piaciuto molto la sottolineatura della necessità, più che di rilegificare, di attuare norme rimaste lettera morta (vedi l’organico funzionale o il servizio nazionale di valutazione) e di garantire la continuità degli atti in vigore mentre si pone mano a revisioni (e vedi il sì sacrosanto al II ciclo di TFA). E mi sembra che il ministro abbia compreso la centralità della qualità del personale scolastico. Per limitarmi ad alcuni spunti, sono da rimarcare l’accenno alla necessità di mantenere “aperto” il doppio canale di reclutamento (GAE e concorsi), contemperando i diversi interessi sulla base non solo dell’equità, ma delle esigenze degli studenti; la diversificazione tra tempo scuola e tempo “a” scuola; l’obiettivo di qualificare l’insegnamento della lingua inglese quale lingua veicolare alla primaria (e non solo…); la stabilità nella programmazione delle risorse e la volontà di dare corpo a un processo di valutazione del sistema scolastico, per ora solo sulla carta, e soprattutto la revisione dello stato giuridico del personale docente, a partire dal contratto; una attenzione alle “regole” e una semplificazione della giungla normativa attraverso la predisposizione di un nuovo testo unico. Non faccio fatica, però, a immaginare una certa resistenza (passiva… il che è peggio) della burocrazia e dei suoi corifei. Penso che il ministro farebbe bene a tenere d’occhio con estrema attenzione alcuni provvedimenti (gli aggiornamenti delle graduatorie, ad esempio, o il futuro regolamento sulle classi di concorso), che rischiano surrettiziamente di andare e di spingerla, magari inconsapevolmente, in altre direzioni. Ma chi, nell’amministrazione, intende servire lo Stato, se avrà modo di operare, potrà fare bene, molto bene.