Gentile Ministro Carrozza, La prego: poi dica di no, ma almeno ascolti.

Gentile Ministro Carrozza, “a chi vuole sapere del stiamo aspettando da dicembre il via libera sul regolamento dal MEF, dalla funzione pubblica e dal CDS”. Questo Suo tweet ha rappresentato una “doccia fredda” per decine di migliaia di aspiranti, giovani e meno giovani, in attesa di potersi, come detto da una amica che il TFA l’ha brillantemente fatto, “abilitare virtuosamente”. E, aggiungo, faticosamente e con merito. Aspettavano, come da Lei assicurato, il bando per febbraio (termine temporale un poco stretto, ma nessuno avrebbe avuto alcunché da ridire su un ritardo tecnico) e ora assistono a un improvviso e imprevisto stop.

Ora, i casi sono due. O Lei ha, come nelle Sue prerogative, deciso di non bandire il II ciclo di TFA per il prossimo anno accademico; oppure qualcosa, nella “catena” ministeriale, non sta funzionando a dovere.

La prima decisione, e cioè attendere le modifiche al 249/2010, comporta infatti un iter lungo, che più volte ho vissuto in prima persona, quando, oggi ispettore, ero consigliere del ministro Gelmini: parere del Consiglio di Stato (sempre che il decreto sia stato trasmesso, e non giaccia su qualche scrivania), che ha un mese di tempo, salvo rilievi (che ci sono sempre) che fanno perdere altri mesi (al minimo uno: di media due, se l’Amministrazione trotta); parere delle commissioni parlamentari competenti (altri due mesi), redazione definitiva, inoltro alla Corte dei Conti per la registrazione (minimo un mese, ma di solito di più, salvo rilievi), pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. E poi i bandi, l’apertura dell’offerta formativa, etc. etc. Si andrebbe ad anno accademico 2014/2015 inoltrato: a quel punto gli Atenei non potrebbero che rinviare il tutto al 2015/2016. E tutto questo per la seguente modifica, l’unica, tra le tre previste, ad avere un impatto sui percorsi: la previsione di una “graduatoria nazionale”, norma che, così come è stata redatta, rappresenterebbe la gioia per gli avvocati d’Italia, perché NON è possibile fare una graduatoria nazionale su prove, in buona parte (e non potrebbe essere altrimenti) demandate agli Atenei. Le chiedo, e mi chiedo: ne vale la pena? Se Lei si pone il problema degli “idonei”, la situazione può essere risolta, tramite una sorta di “ripescaggio”, attraverso un decreto ministeriale, che non necessita di nessun passaggio e di nessun concerto. Tempo di redazione: un paio di ore. Se invece non vuole bandire in assoluto, lo dica, spiegandone le ragioni. Sarebbe, a mio avviso, un errore, come già fu un errore, sia pure in buona fede, e lo riconosco, l’aver sospeso le SSIS senza che il nuovo percorso fosse pronto. Ma tutti si metterebbero il cuore in pace. Faccio sommessamente rilevare il paradosso per cui, nei prossimi anni, gli unici abilitati sarebbero coloro i quali, in virtù del servizio, avranno frequentato i “percorsi speciali”, anteponendo così una sanatoria (che non discuto: la norma c’è) a un percorso ordinamentale; oppure coloro i quali acquisiranno le abilitazioni all’estero, magari acquistandole con procedure on-line per il tramite di compiacenti mezzani. Non penso che le nostre istituzioni scolastiche, gli studenti ignari e le loro famiglie si meritino questo. E non penso se lo meritino i laureati in attesa.

La seconda ipotesi, quella di un ingorgo ministeriale, non me la so spiegare. La procedura di attivazione del TFA la conosco come le mie tasche (banalmente, perché ho scritto i provvedimenti, testo del 249 e decreti di attuazione: quasi dalla A alla Z). La tempistica e i provvedimenti necessari, anche in versioni diverse, sono pronti (alcuni, da un anno). Basta riesumare il parere del MEF sui numeri, rimboccarsi le maniche e potremmo avere le prove di ammissione a giugno/luglio, l’inizio dei corsi a settembre, in perfetta coincidenza con l’anno accademico e scolastico. I decreti in bozza sono qui, nella mia “chiavetta”. Glieli posso portare di persona, a Roma, oggi stesso, rifacendo il percorso che, da sei anni, faccio ogni lunedì e martedì che Dio manda in Terra per servire, dalle retrovie, il MIUR, dopo essere stato sul ponte di comando. Posso modificarli sotto sua dettatura, stravolgerli (purché reggano normativamente: altrimenti, direi di no, come ho sempre fatto e come ritengo sia dovere di ogni tecnico fare). Insomma, tutto quello che vuole.

A me non ne viene nulla in tasca. Anzi, scrivendole corro magari qualche rischio. Ma ci sono cose che, in coscienza, vanno fatte. Se non provassi a compiere anche questo tentativo, non potrei più guardare in faccia i mie studenti all’università, le tante persone che, in questi anni, hanno trovato in me un interlocutore che, se non altro, prova a rispondere e a dare un volto all’Amministrazione, spiegandone le scelte anche quando non le condivide. O a modificarle, quando le ritiene ingiuste.

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