Temi per la Costituente della Scuola: primo, ripartire da Einaudi

Annunciata in grande stile dal ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Maria Chiara Carrozza, la “Costituente per la scuola” rappresenta una opportunità. Che, come tutte le opportunità, è di per sé neutra: a contare, in positivo o in negativo, saranno infatti i risultati. Il rischio è la trasformazione in kermesse, la passerella retorica, il benaltrismo, le tesi e le sintesi in qualche misura precostituite, il piusoldismo aprioristico e la “damnatio memoriae” dei predecessori; il dominio delle mode e dei “mantra” e il cicaleccio giornalistico. Insomma, che il rumore di fondo prevalga sulla melodia. E di rumore di fondo se ne sente, anche in queste settimane e (direi) da sempre, sin troppo.

Naturalmente, ciascuno può individuare a modo suo le priorità. E però, siccome è necessario giocare a carte scoperte, forse è il caso che ciascuno dei soggetti chiamati all’appello sia vincolato a confrontarsi non (solo) sulle proprie particolari questioni (rispettabilissime, utili, urgenti, per quanto settoriali o, a volte, ma non sempre, autoreferenziali), ma ad individuare quelli che, a suo modo di vedere, possono essere considerati temi comuni. Due, direi, e non più di due. Su cui magari ci si potrà dividere sulle soluzioni, ma che rappresentano, per “idem sentire”, le priorità (possibili) da affrontare, al di là delle facili parole d’ordine che mettono d’accordo tutti con la loro inconcludenza.

Per mio conto, e per dare il buon esempio, ne ho individuati due, tra il mare davvero magnum di questioni nelle quali mi sono imbattuto in questi anni. Due temi scansati, ovattati, rinviati, deviati. Episodicamente affrontati, in maniera diversa e con sistemi o ipotesi di lavoro più o meno radicali, ma sempre senza la necessaria continuità.
Credo, fortissimamente credo, che avesse ragione Luigi Einaudi, quando, nel commentare la riforma Gentile, rilevava come «i due punti sui quali maggiori sono i dubbi sono gli esami e il reclutamento del corpo insegnante. Sono in vero questo i due punti capitalissimi di ogni ordinamento poiché ogni perfezione di struttura è vana se gli studenti non sono invitati a studiare bene e i professori sono scelti con metodi non buoni».
Nei prossimi giorni, proverò a “squadernarli”.