TFA e PAS: alcuni puntini sulle “i”

Un passaggio, dedicato ad abilitazioni e reclutamento, della video intervista rilasciata dal ministro Carrozza al forum di Repubblica.it ha animato il dibattito sul web. E non a caso, visto che la formazione degli insegnanti e le procedure di assunzione sono, da sempre, il “cuore” del “problema scuola”, in Italia come nel resto dei mondo. Luigi Einaudi sottolineava, a ragione, come nessuna riforma potesse raggiungere i suoi obiettivi senza affrontare le “capitalissime questioni” degli esami e del reclutamento degli insegnanti, poiché “ogni perfezione di struttura è vana se gli studenti non sono invitati a studiare bene e i professori sono scelti con metodi non buoni”. Parole sante. E mettiamo tra parentesi come per molti lustri, salvo eccezioni, gli studenti siano stati invitati, più o meno velatamente, a “non studiare”… per fermarci sui “metodi non buoni” di scelta degli insegnanti. All’epoca, tra l’altro, non sussisteva nessun automatismo di procedura, i concorsi di abilitazione e quelli a cattedra (ben distinti) si tenevano regolarmente, e caso mai la questione risiedeva in un accademismo spinto, da cui si salvava solo la radicata tradizione delle “scuole normali” e degli insegnanti dell’allora scuola elementare.

Ha ragione dunque il ministro ad affermare che “il TFA è il tema della scuola”. Ma  rispetto alle dichiarazioni del ministro, “la legge morale che è in me” mi impone di fare un paio di precisazioni e di sottoporre alcune questioni. Chi ha fatto il TFA non ha “pagato” per l’abilitazione, ma ha passato un vaglio durissimo in accesso, durante il percorso e alla fine, se è vero, come è vero, che alcuni candidati sono stati bocciati. Chi ha fatto il TFA spesso aveva alle spalle anni e anni di servizio, e “onorato servizio”, visto che ha dimostrato sul campo di aver coltivato le proprie competenze e conoscenze disciplinari ben oltre il “minimo”. Chi ha fatto il TFA (basta guardare le due note ministeriali che contengono ampi stralci a ciò dedicati) ha spesso (anzi, è stata più o meno la norma) compiuto salti mortali per frequentare il percorso e, contemporaneamente, insegnare. Chi non ha fatto il TFA, nella grandissima parte dei casi, non ha “scelto di continuare ad insegnare”, ma più banalmente è stato respinto alle prove di accesso. La dicotomia tra giovani e imberbi laureati e insegnanti che hanno mandato avanti la baracca non è corretta, e chi l’ha suggerita al ministro è stato pessimo consigliere. E la mia non è una opinione, ma un dato di fatto che deriva dalla lettura dei dati a disposizione e risulterebbe evidentissimo se fosse stato svolto il previsto monitoraggio. Per un anno ho seguito quotidianamente le sorti del TFA, le gioie e i dolori, i problemi che via via mi sono stati posti grazie a un costante rapporto via web e che, anche grazie al continuo e serrato confronto con i vertici dell’amministrazione (Stellacci, Chiappetta, Livon), sono stati spesso risolti.

E veniamo alle questioni. Primo, la convivenza tra due procedure di abilitazione, che si dovrebbe verificare nei prossimi due o tre anni accademici, è una scelta che è stata compiuta dal Ministro Profumo e confermata dal suo successore. Non entro nel merito, ma è importante avere chiaro che esiste un percorso ordinamentale di abilitazione, la cui durata è indefinita nel tempo, e un percorso riservato “una tantum” destinato ad esaurirsi.

Seconda questione, esistono delle legittime aspettative, a oggi, che sono il portato di norme in vigore. Piaccia o non piaccia, esistono 60.000 persone che attendono la partenza di percorsi a loro riservati e altre decine di migliaia di persone che chiedono solo di poter affrontare le prove di accesso al II ciclo di Tirocinio formativo attivo. Aggiungo che la sospensione della SSIS (X ciclo) fu decisa dal Parlamento, unico organo deputato a interrompere il principio della continuità delle procedure, in via definitiva, il 5 agosto 2008, dunque in tempo utile a consentire agli aspiranti scelte alternative.

Terza questione, non meno rilevante e collegata alla precedente. Non mi stancherò di ripetere che la sospensione del X ciclo SSIS fu un errore, condotto in buona fede e con le rassicurazioni di parte dell’amministrazione che il nuovo percorso sarebbe stato pronto per l’anno accademico successivo. In buona fede, ribadisco, ma pur sempre un errore. Si sarebbe dovuto procedere come per Scienze della Formazione Primaria, che si riuscì a salvare all’ultimo momento anche grazie agli allora capi-dipartimento Masia e Cosentino, garantendo quella continuità che è venuta a mancare per la secondaria con conseguenze gravi e ricadute sul concorso, stante la decisione di Profumo di bandirlo anche per la secondaria senza attendere la conclusione del I ciclo di TFA.

Oggi farei di tutto per non far ripetere quell’errore. Bloccare delle procedure in attesa di elaborare quelle nuove sarebbe catastrofico. E peggio mi sento, se la decisione fosse di stoppare le procedure ordinarie per dare il via libera solo a quelle riservate, nel solco di una tradizione italica non certo commendevole.

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