Senza parole
Al di là del merito della questione, questa notizia riportata da Tuttoscuola si commenta da sé.
TuttoscuolaFocus, 20 febbraio 2012
1. L’Avvocatura getta la spugna davanti ai ricorsi dei precari
Verranno discussi nei prossimi mesi davanti ai giudici del lavoro migliaia di cause avviate un anno fa dal Codacons con una class action contro il Miur a favore dei precari della scuola.
Secondo i dati diffusi a suo tempo, sono più di 17 mila i precari che con quella azione giudiziaria chiedono la trasformazione a tempo indeterminato del loro rapporto di lavoro (con relativi arretrati). Altre decine migliaia di precari, tramite organizzazioni sindacali, hanno presentato ricorsi individuali con le stesse rivendicazioni. In tutto sarebbero almeno 40 mila le cause che pendono come macigni sul Miur.
Le azioni giudiziarie della class action sono state avviate formalmente nel dicembre scorso, ma, e qui sta la novità, l’Avvocatura dello Stato, chiamata a difendere l’Amministrazione scolastica, ha preferito non caricarsi di questo onere giudiziario, avvalendosi di una possibilità offerta dalle disposizioni contenute nel decreto legislativo 165/2001.“Trattasi di controversia relativa a rapporto di lavoro – scrive l’Avvocatura – per la quale codesta P.A. può stare in giudizio avvalendosi di propri funzionari”. “Considerata la natura della presente controversia – prosegue – ritiene di non dover assumere direttamente la trattazione della causa”. È sorprendente quel “considerata la natura delle presente controversia”, che sembrerebbe alludere ad una controversia giuridica di scarso rilievo, tanto da rendere superflua la discesa in campo dell’organo supremo cioè dell’Avvocatura, che ha come fine istituzionale la difesa in giudizio della Pubblica Amministrazione. Una rinuncia che testimonia una sottovalutazione della portata della questione, che in caso di esito sfavorevole del giudizio potrebbe avere forti ripercussioni non solo economiche anche di valenza politica.
Ma chi sono i funzionari pubblici che dovrebbero, da soli, affrontare la causa? I direttori generali scolastici regionali e i dirigenti scolastici firmatari dei contratti di lavoro a tempo determinato ora impugnati.
Direttori generali e dirigenti scolastici a mani nude, senza l’assistenza giuridica delle avvocature distrettuali, sono chiamati a difendere personalmente i provvedimenti dell’amministrazione nelle controversie giurisdizionali, in condizioni di evidente inferiorità anche sotto l’aspetto dell’esperienza professionale, aprendo la strada al quasi sicuro successo della class action.
Il Codacons ringrazia. E il ministro Profumo?
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Non è che “considerata la natura delle presente controversia” significa che l’Avvocatura riconosce il merito dell’azione intrapresa da questi 40.000 docenti? E’ abbastanza evidente che assumere (al 30 giugno o al 31 agosto) più di 120.000 persone ogni anno significa ricorrere al precariato sistematicamente per meri fini contabili, mentre la necessità c’è, è manifesta e certificata dai numeri.
Personalmente sono al sesto anno consecutivo di assunzione a tempo determinato. Penso di avere maturato un sacrosanto diritto.
Perché senza parole?
E’ l’effetto diretto del Collegato Lavoro. Si è cercato di aggirare le norme del diritto del lavoro facendo fretta ai precari per non vedere dimenticati quei pochi diritti che ancora hanno, e coloro che hanno potuto hanno provveduto a cercare di difenderli.
Forse non era la soluzione giusta al problema dei tanti precari del mondo della scuola (e in generale del mondo del lavoro).
Se invece il senza parole era dedicato al disimpegno dell’Avvocatura dello Stato, da un certo punto di vista se la valutazione è che le cause verranno quasi certamente vinte, allora l’Avvocatura fa bene a risparmiare tempo e fatica (propri) e soldi dello Stato (nostri).
@Nero: sì, si tratta del disimpegno. Nel contenzioso amministrativo o giuslavoristico, a dire la verità, le certezze sono pochissime.
@fasce: ci sono due tipologie di casi abbastanza diverse. Se lei ha avuto la cattedra sempre nella stessa scuola e nella stessa sezione, si è contrabbandato un posto in organico di diritto in un posto in organico di fatto. Il che, a mio avviso, è scorretto. Se invece le supplenze annuali, come più spesso capita, sono reiterate ma in scuole diverse, allora il fenomeno non è assimilabile…
@Bruschi. E se ad avere la cattedra al 31/08, stessa scuola e stessa sezione, è un soggetto non abilitato, convocato dalle graduatorie di istituto, come la mettiamo? Le posso garantire che succede.
Gabriele Levoni
@Levoni: il soggetto in questione manca del presupposto per essere assunto.
@Bruschi. Giusto, per cui l’anomalia descritta è destinata a continuare sine die fino all’avvio di queste benedette procedure abilitanti… non si rischia che un giudice con una interpretazione ardita possa addirittura bypassare l’assenza di abilitazione?
dalla magistratura mi aspetto di tutto… dopo l’amaro caso di SFP in terra d’Abruzzo.
@Bruschi. La provoco. Ma sarà proprio tutta colpa della magistratura? Se la scuola assume per tre (o più) anni un semplice laureato a copertura di una cattedra in organico di diritto (la stessa, stessa scuola), le colpe maggiori saranno del giudice che prende atto della situazione di fatto o del sistema di reclutamento che consente che ciò avvenga?
Gabriele Levoni
“Il soggetto in questione manca del presupposto per essere assunto”.
Caro Bruschi, è una risposta degna della sua natura e profondamente indicatrice di quale cultura del lavoro lei si sia fatto portavoce ed artefice.
Levoni, assolutamente del “sistema”. Non ho mai nascosto i miei dubbi. Ovvio, si crea un corto circuito. Ma nessun magistrato, pur nella estrema fantasia interpretativa che caratterizza alcune delle nostre toghe, potrà mai azzerare il possesso di un presupposto. Tra l’altro, al momento, le sentenze impongono l’allineamento dal punto di vista retributivo, contributivo, non l’assunzione. Almeno, quelle che ho visto.
Sono laureata da 4 anni e da troppo tempo aspetto i tanto famosi tfa.
Conoscendo i tempi della politica ,lenti ed intrisi di improvvisazione , non sarebbe stato piu’ logico continuare con il vecchio sistema di reclutamento fino al completo avvio del nuovo?
@Rosy, i tempi della politica hanno influito sino a un certo punto. Sono stati i tempi dell’iter amministrativo a risultare ben più lunghi del previsto. Tempi che in larga misura non sono dipesi dal MIUR. Se avessimo continuato col vecchio sistema di ABILITAZIONE, probabilmente non avremmo mai visto il nuovo…
@Bruschi. E’ possibile che l’iter amministrativo sia stato rallentato da una delega ‘farraginosa’ approvata sul finire della precedente legislatura? Secondo Lei se il Parlamento avesse approvato una delega con poteri più ampi le cose sarebbero andate diversamente?
Cordialmente
Gabriele Levoni
@Levoni. Quella delega mi ha fatto “impazzire”…. non era “farraginosa”, ma prevede un misto tra due tipologie diverse di decreti… e i controllori una volta si riferivano alla prima, la volta dopo alla seconda… Se la avessi scritta, avrei delegato la materia della formazione iniziale e del reclutamento a due dPR. Non so se il tempo impiegato sarebbe stato inferiore, perché altri sono stati i fattori di rallentamento, ma come estensore avrei avuto la vita più facile.
Caro senatore, vorrei sapere cosa vi è di vero, nella voce che da giorni circola sul web. circa la volontà del miur di cancellare le graduatorie ad esaurimento con un colpo di spugna.
certa di una sua sollecita risposta , le invio i mie più cordiali saluti
@pennetta: purtroppo non vesto il laticlavio… lo prendo come un buon augurio… Cosa vi è di vero? Nulla di nulla di nulla di nulla. Anche chi, come il senatore Pittoni, ha in mente diversi modelli, ricomprende sempre le gae in versione ibernata.
grazie