I percorsi di Specializzazione CLIL in Gazzetta Ufficiale

Un bel regalo di Natale: sulla Gazzetta Ufficiale del 24 dicembre è stato pubblicato il Decreto 30 settembre 2011 sui “Criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di perfezionamento per l’insegnamento di una disciplina, non linguistica, in lingua straniera nelle scuole, ai sensi dell’articolo 14 del decreto 10 settembre 2010, n. 249.“. Alias, CLIL.

Ma cosa è il CLIL?
Il termine CLIL è l’acronimo di Content and Language Integrated Learning. Si tratta di una metodologia didattica sviluppata prevalentemente in Italia che prevede l’insegnamento di una disciplina non linguistica (matematica, scienze, storia, ecc.) in lingua straniera veicolare. I contenuti e gli argomenti sono trattati esclusivamente in lingua straniera e l’apprendimento è simultaneo. Leggi il resto »

Scuola, Bruschi: «I concorsi sono necessari ma con alcune precisazioni»

di Chiara Sirianni, Tempi, 21 dicembre 2011
«Primo: devono incontrarsi domanda delle scuole e offerta concorsuale. Secondo: devono esserci concorsi a cattedra. Terzo: i concorsi siano periodici». Intervista a Max Bruschi, ex consigliere del ministro Gelmini
 «Credo che la scuola, che è il fondamento della crescita di un paese, debba ricevere un’attenzione diversa rispetto a quella che c’è stata fino ad oggi» ha detto il ministro per l’Istruzione, Francesco Profumo. Per questo occorre un piano organico, e soprattutto un nuovo concorso, «un tema su cui lavorare» entro il 2012. Tempi.it ha chiesto un commento a Max Bruschi, presidente del Cisem di Milano ed ex consigliere del ministro Gelmini, che ha ideato la riforma sui licei.

Mariastella Gelmini aveva cercato di sbloccare la spinosa questione dei Tfa (Tirocini formativi attivi), proponendo di abilitare 23 mila persone. O
ra la situazione è in fase di stallo. Quali sono i possibili sviluppi?
«Sul tema della formazione c’erano molti adempimenti attuativi da fare: alcuni decreti avevano bisogno solo della firma del ministro e della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, altri di un passaggio dalla Corte dei Conti: sono stati portati a termine prima del cambio di governo e attendono oggi la fine dell’iter formale. In particolare due provvedimenti, quelli relativi ai numeri del Tfa e delle nuove lauree magistrali, hanno bisogno del nulla osta da parte del ministero dell’Economia e di quello della Funzione pubblica. Ipotizzo che si stia aspettando il parere dei due ministeri. Senza il loro assenso, non si può procedere. E solo se il reclutamento del personale docente resterà, dopo esserci faticosamente entrato, nell’agenda del nuovo governo, c’è la possibilità che una proposta condivisa e di veloce attuazione possa tagliare uno dei nodi da oltre dieci anni irrisolti che strangolano il sistema scolastico».

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TFA: il DM sulle prove di accesso pubblicato in Gazzetta

Un altro pezzo della complessa decretazione attuativa della formazione iniziale docenti è diventato norma: si tratta del Decreto 11 novembre 2011, “Definizione delle modalita’ di svolgimento e delle caratteristiche delle prove di accesso ai percorsi di tirocinio formativo attivo di cui all’articolo 15, comma 1, del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249“.  Rispetto al “testo madre”, il decreto chiarisce alcuni aspetti e precisa, in attesa dei bandi da parte del ministero e degli Atenei, diversi aspetti procedurali.  L’articolo 1, nel ribadire chi ha diritto a conseguire l’abilitazione attraverso la sola frequenza del TFA, interpreta (comma 3) la discussa disposizione sui “crediti mancanti” in maniera estensiva, ampliando la tempistica del loro conseguimento (a completamento del titolo di studio) in maniera indefinita. Una interpretazione che, al di là degli aspetti formali, si giustifica come scelta “politica” a fronte della grande varietà di contenuti nei titoli di Laurea specialistica o magistrale, delle notizie difformi date dagli atenei in occasione della pubblicazione del 249, del tempo intercorso tra la firma del decreto e la sua effettiva registrazione, avvenuta ad anno accademico inoltrato. Il comma 5 precisa i “programmi” oggetto delle prove (oltre al DM 357/1998, tradizionale contenuto delle prove SSIS, sono contemplate le “indicazioni nazionali” dei nuovi ordinamenti). Il comma 12 precisa meglio le caratteristiche delle prove scritte, introducendo esplicitamente, per le discipline scientifiche o tecniche, la possibilità di prevedere anche una prova di laboratorio. Il comma 19 chiarisce (si spera definitivamente) le tipologie dei “congelati SSIS” che attraverso il TFA sciolgono le varie “riserve” .

Formazione iniziale docenti: il comparto AFAM è ai blocchi di partenza.

La definizione dei percorsi dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica destinati alla formazione iniziale dei docenti è, si può dire, completata. Il provvedimento di riordino dei corsi previgenti è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, mentre sul sito del Ministero si dà notizia del provvedimento conseguente, inerente le prove di accesso ai nuovi percorsi accademici. Per chi ha assistito alla loro “nascita”, si tratta di una buona notizia, visto che l’impostazione iniziale del 249/2010 tagliava inspiegabilmente le istituzioni AFAM. Con uno sguardo all’indietro, posso dire che, nel provvedimento “madre”, mi resta il cruccio, sui percorsi di abilitazione in A032, di non essere riuscito a superare l’impostazione del doppio canale (università/AFAM), anacronistica e soprattutto poco adatta a questo profilo. All’epoca (si era tra la fine del 2008 e gli inizi del 2009, se non ricordo male), mi si spiegò che atenei e conservatori stavano l’un contro l’altro armati e che prevedere obbligatoriamente percorsi misti, che restano comunque possibili, grazie a un “colpo di coda giuridico” all’interno del provvedimento, avrebbe significato trovarsi tutti contro e non ci fu nulla da fare. Non so se le cose stessero davvero così. Vero, “l’un l’altro si rode / di quei ch’un muro e una fossa serra”. Ma certi steccati andrebbero superati. Negli anni, ho potuto purtroppo testare reciproche diffidenze e preconcetti che, a dire la verità, toccano tutti i vari gradi dell’infrastruttura formativa. Strade possibilissime di dialogo sono battute solo attraverso “uomini di buona volontà” che hanno guardato e guardano alla tutela dell’interesse generale e spregiano la cieca difesa delle proprie corporazioni. Sono peraltro orgoglioso di avere avuto, nella stesura di questi due provvedimenti, proprio il conforto e l’aiuto di costoro.