A quanto pare, non si è mai abbastanza chiari…

Da Tuttoscuola, cui va un sentito “grazie” per avermi consentito di smentire un pericoloso boatos…

Interpretazione autentica del “6 in tutte le materie” per l’ammissione all’esame di Stato
I voti di ammissione sono sempre collegiali

Rispondendo nella rubrica “botta&risposta” al nostro lettore Salvatore Provenzani, che aveva sollevato il problema, il consigliere del ministro Gelmini Max Bruschi chiarisce che il nuovo regolamento sulla valutazione, del quale egli stesso si è occupato personalmente, non introduce novità in materia di collegialità della attribuzione dei voti sia in generale sia in sede di ammissione agli esami di Stato.

“E’ invece richiamata (art. 1 comma 2)”, precisa, “la dimensione individuale e collegiale della valutazione e l’articolo 197, comma 1, del testo unico : ‘1. I voti di profitto e di condotta degli alunni, ai fini della promozione alle classi successive alla prima, sono deliberati dal consiglio di classe al termine delle lezioni, con la sola presenza dei docenti’. Dunque, come sempre, il singolo docente propone e il collegio dispone”.
Le eventuali insufficienze, dunque, restano in quanto proposte dai docenti interessati, ma possono essere “sanate” dalla delibera del consiglio di classe. Il quale, naturalmente, le può anche confermare, decretando in tal caso la non ammissione o la non promozione dell’allievo anche - al limite - per una sola materia (come, d’altra parte, avveniva in passato).

Un gesto semplice e una cattiva lezione

Aldo Cazzullo, sul Corriere della sera, verga una nota perfetta.

« I bambini sono troppo piccoli e non capiscono». «La circolare è arrivata in ritardo». «Senza un’adeguata riflessione sarebbe solo retorica». «Le missioni di pace si fanno con i medici, non con i soldati…».
C’è sempre un motivo, tutt’altro che buono, per evitare un gesto semplice ma importante. Quasi tutte le scuole d’Italia ieri mattina si sono fermate per un minuto di silenzio, in memoria dei sei soldati caduti a Kabul. Ma altri presidi si sono rifiutati di accogliere la disposizione del ministro.
Quando la settimana scorsa Mariastella Gelmini ha denunciato, in un’intervista al Corriere , la persistenza di aree di militanza politica nella scuola, si sono levate contro di lei molte critiche. Ora appare chiaro che il ministro non aveva torto; e bene ha fatto a chiedere scusa alle famiglie dei caduti, anche a nome di coloro che hanno negato quel minimo segno di dolore e rispetto.
Resta l’amarezza per una scuola che (sia pure con molte eccezioni) riesce a trasformare anche un’occasione di unità nazionale in un punto di divisione; e soprattutto si ostina a leggere qualsiasi vicenda attraverso le lenti della politica, peggio ancora dell’ideologia.
Tra le varie giustificazioni, colpisce quella della direttrice di una scuola romana: ogni caduto sul lavoro, non soltanto i militari, dovrebbe essere commemorato.
L’obiezione è sottile, perché incrocia un’attitudine dell’opinione pubblica: mai come questa volta l’Italia ha reagito al lutto come un Paese normale, piuttosto che come un Paese emotivo. Ma proprio questa «normalità» implica che il rimpianto e la gratitudine per i soldati, uccisi in una missione di pace che conducevano in nome e per conto di tutti noi, unisca anziché dividere. Mentre quasi l’intero Paese si fermava, mentre in qualche aula si faceva come se nulla fosse accaduto, nella basilica di San Paolo fuori le Mura i familiari si congedavano dai loro cari senza strepiti, senza invettive contro lo Stato e i suoi rappresentanti, ma con un dolore silenzioso. Quel dolore è stato — anche per i bambini e i ragazzi rimasti, senza loro colpa, seduti nei banchi — la migliore delle lezioni; e anche i piccoli l’hanno capita benissimo.

Credo nel confronto, anche se costa

“E UNA VERGOGNA CHE CI SIANO SERVI COME LEI A GOVERNARE L’ITALIA, SERVI DI UN PADRONE LURIDO UOMINI SENZA DIGNITA’ DI SE STESSI”. Queste e altre simili piacevolezze allietano la mia posta elettronica. Per arrivare all’anonimo spiritosone che, settimane or sono, mi ha ricordato come le mie iniziali siano le stesse di Marco Biagi. Tocco ferro e vado avanti. Non solo, ma dichiaro che non procederò legalmente contro nessuno, anche se dovessero arrivarmi insulti peggiori. E confermo che la linea del confronto per me è di importanza capitale. Anche se le opinioni restano distanti o addirittura divergenti.  E mi assumo in pieno la responsabilità di dire no a qualunque forma di sanatoria che consenta di acquisire l’abilitazione senza passare da una prova che possa valutare le conoscenze disciplinari, come da una prova sono passati, in questi anni, tutti coloro che hanno fatto le SSIS. Sono il primo a riconoscere che il sistema di reclutamento sia ottuso. Che da anni l’assenza di una seria programmazione ha portato, come risultato, a  un utilizzo abnorme di insegnanti che hanno operato senza l’abilitazione. Ma ciò non costituisce alcun motivo per fare ottenere “ope legis” l’abilitazione a chi non l’ha ottenuta non per qualche motivo stravagante, ma perché non ha passato le prove di accesso alla SSIS. Sono convinto che le sanatorie del 1999 e del 2005 sono stati errori e farò di tutto affinché questi errori non si ripetano. Costi quel che costi.

Un bel riconoscimento da Tuttoscuola

Da Tuttoscuola, autorevolissima testata “on line”, ecco un bel riconoscimento al tentativo di un “metodo” diverso per affrontare i nodi della scuola.

“Paola Mastrocola, nota scrittrice (autrice del best seller “La scuola raccontata al mio cane”) e docente di lettere nei licei, è forse il personaggio più noto tra i componenti della “Cabina di regia” (così definita nel DM n. 75) costituita dal ministro Gelmini per coordinare i vari provvedimenti, e i relativi pareri previsti, per l’attuazione del nuovo assetto dei licei. Il gruppo di lavoro dovrà, tra l’altro, curare i rapporti con le associazioni professionali e le scuole, anche in vista della definizione delle Indicazioni nazionali per i licei.
La cabina è presieduta da Max Bruschi, consigliere del ministro. Ne fanno parte 14 esperti, Bruschi compreso: 3 sono dirigenti tecnici (Luciano Favini, Anna Maria Benini Spada, Gisella Langé), 3 dirigenti scolastici (Luca Azzolini, Luciano Gigante, Elena Ugolini), 4 docenti (Paolo Ferratini, Roberto Giovannetti, Paola Mastrocola, Andrea Ragazzini). Completano la cabina Walter Moro, direttore scientifico del CISEM di Milano, Elisabetta Mughini dell’ANSAS e Arduino Salatin, presidente dell’IPRASE di Trento.
Della cabina, come si vede, fanno parte anche esperti considerati vicini al centro-sinistra, come Paolo Ferratini, docente bolognese vicino a Romano Prodi, e Walter Moro (già dirigente di punta del CIDI). E’ una buona notizia per la scuola, come lo sono sempre quelle che rivelano scelte non di parte.

Una volgarità senza limiti

Giorgio Israel è una persona la cui amicizia, nata e cementata sul campo in questi mesi di lavoro comune, mi inorgoglisce. Ieri, quando mi ha chiamato per informarmi dei pesantissimi insulti di cui è stato vittima, dopo avergli espresso la mia solidarietà non ho potuto fare a meno di riflettere su quanto sia dura, in questo paese, la vita per chi ha la gravissima colpa di avere idee. A volte cadono le braccia. E quasi è più grave dell’insulto pesantemente mafioso la supponenza di chi invoca un “confronto democratico” sull’insulto stesso, come se sia materia di dibattito scegliere se uno sia o meno un “puparo ebreo” (eco neanche troppo vaga del complotto demoplutogiudaicomassonico) o se meriti o meno di essere assimilato in negativo a Marco Biagi. Certe cose non si dibattono. Si respingono, punto e basta.