Pillole di scuola

Una intervista di qualche mese or sono alla tv dell’Università di Roma.

 

Sanatorie? Not in my name

Doveroso antefatto. Il sistema scolastico produce un numero spropositato di “precari non abilitati”, che insegnano senza avere l’abilitazione (come se un laureato in medicina entrasse in sala operatoria senza essere medico a tutti gli effetti), perché la legge consente con la laurea di svolgere attività di supplenza temporanea. Supplenza che, per carenze della programmazione, magari diventa annuale. I vecchi diplomati degli istituti magistrali sono rimasti presi in mezzo dai provvedimenti (e la loro situazione va sanata), altri hanno fallito l’accesso alle Scuole di specializzazione, eccetera. Per costoro, nel nuovo sistema di formazione iniziale, sarà previsto l’accesso in soprannumero all’anno di tirocinio abilitante, purché superino un esame scritto e orale che testimoni la loro conoscenza di ciò che vanno a insegnare, ottenendo “sconti” sul percorso in virtù del servizio prestato. A me sembra un giusto equilibrio. Ad alcuni di loro no. Sanatorie? Not in my name. E che lo urlino pure, my name.

Prende forma la nuova università

Il ministro Mariastella Gelmini ha illustrato i contenuti della Riforma dell’Università. “Bisogna avere coraggio – ha affermato il ministro Gelmini – di cambiare l’Università, non difendendo lo status quo ma premiando i giovani meritevoli, i nuovi ricercatori e le Università che puntano sulla qualità eliminando gli sprechi e i corsi inutili”.

Ecco i contenuti del disegno di legge:
• Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili.
Come è: oggi università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi;
Come sarà: ci sarà la possibilità di unire e federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per abbattere costi e aumentare la qualità.
• Introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme secondo criteri nazionali concordati tra MIUR e Tesoro.
Come è: i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei.
Come sarà: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiori trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio.
• Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 a circa la metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore).
Come è: ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti.
Come sarà: saranno ridotti per evitare che si formino micro settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.
• Delega al ministro per riorganizzare i dottorati di ricerca al fine di creare un vero sistema di formazione di terzo livello sia per l’accademia che per le imprese.

GOVERNANCE
• Adozione di un codice etico.
Come è: non ci sono regole per garantire trasparenza nelle assunzioni;
Come sarà: ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele.
• Limite massimo complessivo di 8 anni al mandato dei rettori, inclusi quelli già trascorsi prima della riforma.
Come è: ogni università decide il numero dei mandati;
Come sarà: un rettore non potrà rimanere in carica per più di 8 anni con valenza retroattiva.
• Distinzione netta di funzioni tra Senato e CDA, il primo organo accademico, il secondo di alta amministrazione e programmazione.
Come è: attualmente vi è confusione e ambiguità di competenze tra i due organi che non aiuta l’assunzione della responsabilità nelle scelte;
Come sarà: Il senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il CDA ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione anche delle sedi distaccate.
• Limiti di 35 membri nel Senato e di 11 nel CDA per superare assemblearismo e paralisi;
Come è: il senato è composto anche da più di 50 persone e il CDA da 30;
Come sarà: sarà ridotto il numero di membri del senato a un massimo di 35 e del cda a 11 per evitare organi pletorici e poco responsabilizzati.
• CDA fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni.
• Rafforzamento del peso della rappresentanza studentesca in Senato e CDA.
• Introduzione di un direttore generale al posto del direttore amministrativo.
Come è: oggi il direttore amministrativo è spesso un esecutore con ruoli puramente amministrativi;
Come sarà: il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come vero e proprio manager dell’ateneo.
• Nucleo di valutazione d’ateneo a maggioranza esterna.
Come è: i nuclei di valutazione sono oggi a maggioranza composti da docenti interni;
Come sarà: il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.
• Semplificazione della struttura interna degli atenei.
Come è: si sovrappongono organi quali il consiglio di corso di studio, il consiglio di dipartimento, la facoltà;
Come sarà: saranno razionalizzati gli organi evitando sovrapposizioni

RECLUTAMENTO E STATO GIURIDICO DEI DOCENTI
• Commissioni di abilitazione nazionale autorevoli con membri italiani e per la prima volta anche stranieri.
Come è: le università posso assumere nuovi professori senza un filtro nazionale;
Come sarà: una commissione nazionale autorevole dovrà abilitare coloro che sono abilitati a partecipare ai concorsi per le varie fasce. Saranno valutate le capacità e il curriculum sulla base di parametri predefiniti.
• Le università potranno assumere solo coloro che saranno riconosciuti validi dalla commissione.
• Attribuzione dell’abilitazione, a numero aperto sulla base di criteri di qualità stabiliti con DM sulla base di pareri dell’ANVUR e del CUN.
Come sarà: la commissione nazionale, composta anche da docenti stranieri, dovrà esprimersi a favore della domanda di abilitazione. Non ci saranno limiti al numero di abilitazioni.
• Incentivi economici al trasferimento per i docenti al fine di rendere concretamente possibile la mobilità.
Oggi la mobilità è spesso resa difficile dai costi che il docente deve sostenere per trasferirsi.
• Procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia.
• I professori dovranno svolgere 1500 ore annue di cui almeno 350 per docenza e servizio agli studenti.
Come sarà: Viene per la prima volta stabilito un riferimento uniforme per l’impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti.
• Scatti stipendiali solo ai professori migliori.
Come sarà: si rafforzano le misure annunciate nel DM 180 in tema di valutazione biennale dell’attività di ricerca dei docenti. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi

DIRITTO ALLO STUDIO
Delega al governo per riformare organicamente la legge 390 del 1991, in accordo con le Regioni. Obiettivo: spostare il sostegno direttamente agli studenti per favorire accesso agli studi superiori e mobilità.

Scuola, una sentenza stravagante della Consulta

La Consulta boccia i tagli della Gelmini è il titolo stravagante della versione on line del Corriere della Sera. In effetti, la Corte Costituzionale, che era chiamata a pronunciarsi sull’intero pacchetto di riforme, ha passato il tutto e ha dichiarato parzialmente illegittime solo le norme sul dimensionamento della rete scolastica da effettuare a partire dal 2009-2010. I giudici della Consulta hanno di fatto salvato, ritenendolo di competenza statale, l’impianto complessivo degli interventi contenuti nel decreto sullo sviluppo economico di cui, però, sono stati bocciati due punti: la definizione tramite regolamento ministeriale di criteri, tempi e modalità per ridimensionare la rete scolastica e l’attribuzione anche allo Stato (e non soltanto alle Regioni e agli enti locali) delle misure necessarie a ridurre i disagi causati dalla chiusura o accorpamento di scuole nei piccoli comuni. Ora, sapete qual è la cosa pazzesca? Che, per quanto rigurda il dimensionamento della rete scolastica, il provvedimento non faceva altro che richiamare a una legge rimasta inapplicata per motivi meramente clientelari, che ha moltiplicato “istituzioni scolastiche” (un po’ come le comunità montane… in pianura o le aree terremotate… a centinaia di chilometri dal sisma) senza alcun rispetto per il pubblico danaro, al solo fine di nominare qualche dirigente scolastico o di gonfiare gli organici. Aspetto di leggere la sentenza, ma rimango allibito da come i furbi, in questo paese, riescano sempre a farla franca.