Maturità 2009: le tracce della prima prova

Ecco le tracce della prima prova dell’esame di maturità. Rispetto al passato, è stata rispettata la consegna di una maggiore chiarezza espositiva, che mette il candidato “a tu per tu” con i testi.

La strana autovalutazione dei docenti italiani

L’inchiesta condotta da Talis (Teaching and learning international survey) su oltre 70 mila docenti e presidi in paesi di tutto il mondo, dall’Australia alla Turchia, dal Belgio al Messico, con lo scopo di vedere come il settore scolastico e le politiche educative siano percepite dal corpo docente, mostra almeno un aspetto, come dire, “problematico”. I docenti italiani sono quelli che – assieme ai colleghi sloveni – ritengono di avere un alto livello di efficacia nell’attività di insegnamento (98% degli intervistati), e sono quarti nella classifica di coloro che ritengono di riuscire a fare passare il loro messaggio educativo e didattico agli studenti. Sono invece quinti nella graduatoria di quanti sono convinti di riuscire a essere efficaci con classi difficili o demotivate (91%) e in quella di quanti ritengono di apportare un valore educativo significativo col loro lavoro. Una percezione di sé che cozza clamorosamente contro i dati OCSE sulla qualità effettiva degli apprendimenti dei nostri studenti: il nostro sistema educativo, secondo il rapporto sull’Italia stilato dall’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, produce risultati «fra i più modesti» dell’area, «nonostante la spesa per studente sia molto elevata». Non solo. Esistono «forti differenze regionali che non possono essere semplicemente spiegate con la diversa quantità di risorse disponibili» e che rappresentano un fardello per l’intera economia nazionale. Pare proprio che l’autovalutazione, intesa non come contemplazione narcisistica del proprio ego ma come rigoroso “esame di coscienza” rispetto alla deontologia della professione docente sia, in Italia, scienza sconosciuta. Detto in termini popolari ma efficaci, chi si loda (gli insegnanti), si imbroda e, ahimé, imbroda il futuro del paese. La novità del rapporto OCSE, rispetto a diagnosi purtroppo consuete, è un’altra. Nel documento, l’Ocse riconosce infatti al governo Berlusconi di aver messo in cantiere una riforma della scuola volta a “razionalizzare le spese e migliorare il sistema di valutazione e di reclutamento degli insegnanti”. Unico appunto riguarda la frammentarietà degli interventi, ma va anche detto che, all’atto della stesura del rapporto, mancavano pezzi importanti del disegno di riforma, quali la revisione dei licei e degli istituti tecnici e professionali e il regolamento sulla formazione iniziale dei docenti. Forse, per una volta, l’Italia ha fatto i compiti prima che le organizzazioni internazionali la sollecitassero.

La riforma dei licei

il PreDelLino, 15 giugno 2009
di Max Bruschi

Se si pensa che il primo edificio dal nome “liceo” fu costruito da Pericle, dedicato ad Apollo e Aristotele vi insegnò filosofia per tredici anni, se si ricorda che ai licei italiani sono legati i nomi di Gabrio Casati e Giovanni Gentile, forse si può comprendere la delicatezza con cui è opportuno intervenire sulla materia.
Le decine di tentativi di riforma abortiti in passato, peraltro, insegnano che la via del confronto e del buon senso è la migliore da percorrere. Per questo, dopo la prima lettura, ci sarà lo spazio per perfezionare il testo e continuare ad ascoltare il mondo della scuola, della cultura, gli stessi ragazzi e gli insegnanti più giovani e preparati: oggi sull’assetto generale, domani sui “programmi scolastici”, da rivedere completamente per tutti i cicli.
Il quadro che ci siamo trovati davanti nell’affrontare il riordino dei licei era assolutamente schizofrenico. Da un lato, il loro assetto è rimasto in sostanza fermo alla legge Gentile del 1923. Dall’altro, nel tentativo di modernizzare i percorsi, si è dato il via da quasi 20 anni a una stagione di “sperimentazioni” che ne hanno reso le caratteristiche spesso irriconoscibili. I 51 progetti assistiti dal ministero e i 396 indirizzi sperimentali sono stati concepiti e realizzati per lo più aumentando le discipline e ingigantendo i quadri orari e hanno battuto la strada opposta rispetto alle indicazioni internazionali, secondo le quali per avere buoni risultati occorre apprendere un numero circoscritto di materie in maniera approfondita. Lo dimostrano le classifiche internazionali, dove ore di studio a scuola e quantità e qualità delle conoscenze sono inversamente proporzionali.
La riforma è stata concepita partendo da quattro idee forza. La prima idea forza è stata che il liceo va riformato assieme all’intero secondo ciclo dell’istruzione, che occorre differenziare, tenendo ferme le competenze comuni che devono essere raggiunte da tutti i ragazzi, licei, istituti tecnici, istituti professionali, istruzione e formazione professionale per dare a ciascuno la sua scuola, una strada che valga la pena percorrere e ostacoli da superare. E’ la migliore via per sconfiggere la sciatteria con cui lo studio è affrontato e la dispersione di troppi ragazzi che si allontanano dall’istruzione non perché troppo difficile, ma perché non dà loro la sensazione che “ne valga la pena”.
La seconda idea forza è che l’accumulo di materie e l’appesantimento dei quadri orari hanno come effetto la sindrome “dell’infarinatura”: si crede di sapere un poco di tutto, senza in realtà “conoscere” nulla, si passano sette, otto ore a scuola al giorno di lezione e si torna, a casa senza l’energia per studiare da soli o in gruppo, senza, insomma, il tempo e la forza per imparare. Meglio, allora, alzare l’asticella su un numero più circoscritto di materie, consentendo a ciascuno di approfondirle, rafforzarle, lasciarle sedimentare.
La terza idea forza è che l’autonomia è una risorsa. Per questo le singole scuole hanno ampia possibilità di progettare i percorsi a seconda delle loro caratteristiche e della loro storia, delle eccellenze professionali, delle sperimentazioni meglio riuscite, intervenendo sugli orari, attivando altre materie elencate in un apposito repertorio, coinvolgendo esperti esterni, collegandosi col territorio e creando reti tra scuole, tra scuole e istituzioni culturali, tra scuole e mondo del lavoro.
La quarta idea forza è agganciare tradizione e modernità. Creare nuovi indirizzi che colleghino la cultura liceale al mondo contemporaneo. Prevedere che una materia non linguistica sia insegnata in lingua straniera, ad esempio. O capire che l’informatica e i nuovi media tagliano trasversalmente la didattica e sono strumenti di insegnamento più che una materia a sé. Oppure stabilire che si può apprendere, anche in un percorso liceale, in contesti lavorativi. Esigere che le conoscenze si trasformino in competenze, secondo quanto ci dice l’Europa: una indicazione che ci fa ritornare, circolarmente, alle altre idee forza, perché la competenza presuppone il pieno possesso della conoscenza.

Nuovi licei, classi di concorso, istruzione degli adulti: primo via libera dal Consiglio dei ministri

Il consiglio dei ministri ha approvato, in prima lettura, la riforma dei licei (ecco la relazione illustrativa, il testo del regolamento e gli allegati, con i quadri orari e il repertorio delle materie aggiuntive) . Da 400 indirizzi si passa a 6 licei con 10 opzioni per gli studenti. Il nuovo modello partirà gradualmente, coinvolgendo dall’anno scolastico 2010-2011 le prime e le seconde classi; entrerà a regime nel 2013. Soddisfatta Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione: il tentativo ha spiegato, è quello di «coniugare la tradizione con l’innovazione privilegiando la qualità». «È una riforma epocale - ha aggiunto la Gelmini - che modifica un impianto che risale alla legge Gentile del ‘23» Oggi, peraltro, siamo all’inizio del percorso. E’ infatti intenzione del Ministrero continuare nell’opera di ascolto e consultazione intrapresa in questi mesi per apportare le modifiche opportune prima del sì definitivo.
SEI LICEI - La riforma spazza via gli attuali 396 indirizzi sperimentali, i 51 progetti assistiti dal ministero e le tantissime sperimentazioni attivate e propone sei licei: il liceo artistico, articolato in tre indirizzi (arti figurative, architettura-design-ambiente, audiovisivo-multimedia-scenografia); il liceo classico (sarà introdotto l’insegnamento di una lingua straniera per l’intero quinquennio); il liceo scientifico (oltre al normale indirizzo le scuole potranno attivare l’opzione scientifico-tecnologica, dove salta il latino); il liceo linguistico (tre lingue straniere, dalla terza liceo un insegnamento non linguistico sarà impartito in lingua straniera e dalla quarta liceo un secondo insegnamento sarà impartito in lingua straniera); il liceo musicale e coreutico, articolato appunto nelle due sezioni musicale e coreutica (inizialmente saranno istituite 40 sezioni musicali e 10 coreutiche); infine, il liceo delle scienze umane che sostituisce il liceo sociopsicopedagogico portando a regime le sperimentazioni avviate negli anni scorsi (le scuole potranno attivare un’opzione sezione economico-sociale, dove non è previsto lo studio del latino).
IL LATINO - Il latino è presente come insegnamento obbligatorio nel liceo classico, scientifico, linguistico e delle scienze umane e come opzione negli altri licei. È previsto un incremento orario della matematica, della fisica e delle scienze «per irrobustire - spiega il ministero - la componente scientifica nella preparazione liceale» degli studenti (gli insegnamenti di fisica e scienze possono essere attivati dalle istituzioni scolastiche anche nel biennio del liceo classico). C’è un potenziamento delle lingue straniere con la presenza obbligatoria dell’insegnamento di una lingua straniera nei cinque anni ed eventualmente di una seconda lingua straniera usando la quota di autonomia. Le discipline giuridiche ed economiche si studieranno sia nel liceo scientifico (opzione tecnologica), sia nel liceo delle scienze sociali (opzione economico-sociale) mentre negli altri licei potranno essere introdotte attraverso la quota di autonomia. Infine, «per essere al passo con l’Europa», è previsto l’insegnamento, nel quinto anno, di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Tutti i licei prevedranno 27 ore settimanali nel primo biennio e 30 nel secondo biennio e nel 5ø anno, ad eccezione del classico (31 ore negli ultimi tre anni), dell’artistico (massimo 35), musicale e coreutico (32).
AUTONOMIA: E’ prevista la possibilità per le istituzioni scolastiche di usufruire di una quota di flessibilità degli orari del 20% nel primo biennio e nell’ultimo anno e del 30% nel secondo biennio. Attraverso questa quota, ogni scuola può decidere di diversificare le proprie sezioni, di ridurre (sino a un terzo nell’arco dei 5 anni) o aumentare gli orari delle discipline, anche attivando ulteriori insegnamenti previsti in un apposito elenco. Sarà possibilie attivare ulteriori insegnamenti opzionali anche assumendo esperti qualificati attraverso il proprio bilancio.
Queste scelte devono essere basate sul Piano dell’offerta formativa, il documento che rappresenta la “carta di identità” di ogni scuola e possono essere compiute anche tra scuole che si organizzano in rete.
In ogni scuola saranno costituiti dipartimenti disciplinari, che riuniscono i docenti di uno stesso ambito disciplinare, per sostenere la didattica, la ricerca, la progettazione dei percorsi e un comitato scientifico composto paritariamente da docenti ed esperti del mondo della cultura e del lavoro.
Approvata anche la riforma dell’istrizione degli adulti (ecco la relazione illustrativa e il testo) e le nuove classi di concorso, destinate ad essere riviste una volta completata con la formazione iniziale dei docenti la riforma.

Il cambiamento va avanti: ecco la riforma degli istituti tecnici e professionali

In poco meno di un anno il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca sta mettendo ordine in materie che da decenni chiedono di essere riformate e sistematizzate. Insomma, Mariastella Gelmini ha dato un netto colpo di accelerazione per ridare certezza al sistema scuola e per compiere i necessari cambiamenti. Dopo il primo ciclo, e in attesa del regolamento sui licei, ecco la riforma degli istituti tecnici e professionali, approvata in prima lettura dal Consiglio dei ministri. Una proposta innovativa, nata dal confronto con la commissione De Toni, il mondo della scuola, il mondo del lavoro e delle professioni per riconsegnare il sistema di istruzione che, con i suoi quadri tecnici fece grande l’Italia del boom, all’antica eccellenza.