Il discorso di Gianfranco Fini al Congresso di AN
“Care delegate e cari delegati del congresso nazionale di Alleanza nazionale, qualche giorno fa parlando con i giornalisti sono stato buon profeta, ma era una scommessa vinta in partenza: un po’ di emozione c’è. C’è nel riprendere la parola dopo dieci mesi dall’ultima volta per rivolgermi ancora al mio partito, a tutti quanti voi che rappresentate le centinaia di migliaia di iscritti di Alleanza nazionale, rivolgermi ancora per vostro tramite ai milioni di italiani che nel corso degli anni ci hanno dato tanta fiducia. C’è questa emozione, non soltanto per un naturale sentimento ma anche perché mi è ben chiaro che se colui che fu segretario del Movimento sociale italiano e poi presidente di Alleanza nazionale può oggi essere presentato a una platea con la qualifica di presidente della Camera dei deputati, la terza carica dello stato, è unicamente o in gran parte in ragione dell´impegno, della passione, della dedizione e del sacrificio di tutti coloro che per tanti e tanti anni hanno dato tutto senza chiedere assolutamente nulla. Se oggi i nostri dirigenti possono rivolgersi a voi e ai tanti vostri iscritti rivestendo incarichi istituzionali, se parlano da questo palco i ministri, il sindaco di Roma, donne e uomini che hanno sulle spalle rilevanti impegni istituzionali, diciamolo con sincerità, ricordiamolo con orgoglio e con umiltà: lo dobbiamo a una lunga e bella storia di impegno politico, nel senso più alto del termine. Ed è la ragione per la quale avverto innanzitutto il dovere di dire grazie a tutti coloro che per decenni interi, in ogni parte d’Italia, in momenti particolarmente aspri e difficili, hanno sempre tenuto la schiena diritta e hanno sempre avuto nel cuore un grande, grande amore per la propria terra, per la nostra Italia.
La forza di Alleanza nazionale, la forza della destra è sempre stata in questo rapporto stretto che si è creato nel corso del tempo, che è cambiato, come è naturale che fosse, con l’evolvere della situazione nazionale, degli assetti sociali; ecco, lo dobbiamo ricordare, con umiltà senza arroganza, anche per rendere non soltanto doveroso ma sincero il tributo, in questo caso non di gratitudine, ma di sincera commozione verso coloro che non hanno vissuto i momenti belli, verso coloro che hanno chiuso gli occhi prima di vedere la destra vincente, verso coloro che per una vita intera hanno sperato che questo desiderio potesse diventare realtà. Non è retorica, è consapevolezza. E coloro che hanno parlato ieri e oggi, non a caso hanno voluto rendere omaggio ai nostri caduti e contemporaneamente alla lungimiranza dei nostri maestri politici. Dobbiamo ricordarle queste cose, dobbiamo ricordarle oggi che, diciamolo con nettezza e sincerità, si chiude una fase, una lunga fase della storia della destra politica del dopoguerra. Oggi che nell’album, bello, dei ricordi va anche un simbolo che ha animato, in alcuni casi per interi decenni, la passione politica di tanta, tanta, tanta brava gente. Ricordiamocelo oggi con orgoglio e al tempo stesso con umiltà, che non sono due parole in contrapposizione tra di loro: l’orgoglio di chi sa che se oggi può parlare a voi come presidente, come sindaco di Roma o come ministro della repubblica, se oggi si compie questo atto così solenne e significativo non è non è stato in ragione di un regalo di qualcuno. Non c´è stato nessuno sdoganamento, che è parola che non mi piace e non mi è mai piaciuta perché è relativa alle merci; non si sdoganano le idee. Le idee o si affermano o non sono in grado di vincere la loro battaglia. E, lo possiamo dire, abbiamo avuto in questi lunghi anni la capacità di affermare quelle idee. Con umiltà, senza nessuna arroganza. Non c’è stato regalo, non c’è stata la grazia ricevuta, non c’è stato sdoganamento. C’è stata tanta, tanta tanta strada faticosamente percorsa. Non ci può essere arroganza, ci deve essere umiltà. Perché dobbiamo certamente gratitudine ai nostri elettori e, come cercherò di dimostrare nel corso del mio intervento, dobbiamo gratitudine ai nostri alleati in questi ultimi quindici anni. Dobbiamo ricordarlo oggi, con umiltà e con lungimiranza, con intelligenza politica, oggi che ci accingiamo a un passo che non è soltanto solenne, impegnativo, importante per la nostra storia. Oggi possiamo dire di accingerci a un passo
Categoria: Verso il Popolo della Libertà | |
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