Scritto il 17 Febbraio 2009 da Max Bruschi
Il risultato eccellente delle elezioni Regionali in Sardegna e la contemporanea vittoria di Matteo Renzi, giovane presidente della Provincia di Firenze, alle primarie del PD per la scelta del candidato sindaco della città hanno fatto dire a un commentatore intelligente e attento come Andrea Romano che il “modello Renzi” rappresenta una opportunità per i “semplicemente democratici” di risollevarsi dal disastro. Renzi, afferma Romano, “è un dirigente politico che solo in Italia possiamo confondere con un ragazzo alle prime armi. È un amministratore pubblico di trentaquattro anni che guida la provincia di Firenze non da ieri ma dal 2004, e che prima di allora si era già dedicato per molti anni alla vita di partito… Renzi non ha atteso l’autorizzazione di comandanti senza truppe per giocare la propria partita, non ha preteso che gli fosse garantito l’appoggio di qualche capobastone né ha negoziato un salvacondotto personale nel caso in cui le cose non si fossero messe bene. Al contrario, ha creduto di interpretare nel senso più radicale sia il mandato ricevuto qualche anno prima dagli elettori sia il senso politico del Partito democratico. E ha dunque cercato e trovato l’investitura diretta contro il parere di dirigenti locali e nazionali che ne avevano certamente riconosciuto tutto il potenziale, salvo viverlo come una minaccia per la propria sopravvivenza tribale piuttosto che come una risorsa per la propria comune parte politica”.
Ho conosciuto Renzi mesi fa, in una assemblea dell’Unione Province Italiane e, pur nella differenza di schieramento, non ho potuto non apprezzarne le doti. Ma, detto questo, cerco di farne un problema di metodo. Il “metodo Renzi”, appunto. E i presupposti (leggi: elezioni primarie) che lo hanno reso possibile.
Ora, il risultato sardo non vorrei facesse precipitare il centrodestra in una sorta di delirio di onnipotenza. Il passato, del resto, ci ha insegnato come le vittorie non possano mai essere date per scontate, e il bel sogno delle politiche o delle europee si è tramutato spesso nell’incubo di tornate amministrative dove si contavano i morti e i feriti. Caligola, si dice, avrebbe voluto far console il suo cavallo, Incitatus. Ma si trattava perlomeno di un animale di sangue nobilissimo, non di un ronzino.
Eppure, le avvisaglie ci sono. Le cronache riportano le baruffe intorno ai tavoli del Popolo della Libertà, impegnati nella scelta dei candidati, tavoli nei quali AN e FI sembrano comportarsi non come fidanzatini destinati a future nozze, ma come vecchi coniugi in via di separazione impegnati nella separazione dei beni un tempo in comunione. E capita anche che i candidati prescelti al tavolo del Risiko non siano candidati che pure sarebbero trasversalmente accettati, in grado di interpretare già uno “spirito unitario”, sul quale farebbero gioco le sottoappartenenze a questa o quella fazione interna.
Così, viene da dire, non va. L’ho detto, lo ripeto e lo ripeterò. Le fondamenta del Popolo delle Libertà non possono che formarsi con nuova calcina che derivi dallo scioglimento delle vecchie appartenenze, che faccia uscire i tanti Renzi azzurri dai rispettivi recinti. Per quest’anno è, probabilmente, tardi. Ma occorre abbattere, da Popolo delle Libertà, il tabù del ricorso al proprio popolo.
Categoria: Verso il Popolo della Libertà |
Scritto il 17 Febbraio 2009 da Max Bruschi
Il centrodestra strappa la Sardegna allo schieramento avversario e Ugo Cappellacci diventa il nuovo governatore, scalzando Renato Soru che nel 2004 vinse con il 50,13%. Il dato pressoché definito arriva intorno alle 6 e mezza del mattino, 15 ore dopo la chiusura dei seggi. E quando le sezioni scrutinate sono 1658 su 1812, Cappellacci è al 51,90% dei consensi, mentre il presidente uscente si ferma al 42,89%, con un distacco di 9 punti che pesa come un ko. Leggi il resto »
Categoria: Verso il Popolo della Libertà |
Scritto il 17 Febbraio 2009 da Max Bruschi
Sono notizie che non hanno bisogno di commento. Ma di rimboccarsi le maniche.
Dal “Corriere della sera” on line
Un alunno di 13 anni ha pugnalato a Chioggia il suo professore di musica in classe durante la lezione di musica, conficcandogli un coltello da cucina nella schiena. L’insegnante, Fabio Paggioro, 36 anni, di Adria, è ricoverato in ospedale, mentre lo studente è stato denunciato dalla polizia per lesioni aggravate. Secondo le prime indagini, sembra che il ragazzino, nell’ambito scolastico, avesse rapporti tesi con l’insegnante.
Il gesto, improvviso e «premeditato» visto che il ragazzo si sarebbe portato il coltello da casa, è avvenuto lunedì pomeriggio nella scuola media «Silvio Pellico» di Chioggia. Tutto è successo durante la lezione individuale pomeridiana di violino. C’erano dunque solo loro due in classe quando alle 18 di lunedì il ragazzino ha improvvisamente sferrato il colpo alla schiena dell’insegnante. Il professor Paggioro è corso nell’aula a fianco, dove un suo collega stava tenendo una lezione individuale di pianoforte ad un’allieva, e si è fatto aiutare ad estrarre il coltello mentre veniva chiamata un’ambulanza. Subito dopo il ragazzino è corso via.
«Una vicenda allucinante, che avvilisce moltissimo» è questo il commento della dirigente dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto Carmela Palumbo. «In questo caso non c’entrano nè il bullismo, nè situazioni degradate, dato che si tratta di una scuola media a indirizzo musicale con un’offerta formativa particolarmente importante. Insomma il massimo che si può desiderare dalla scuola», afferma Carmela Palumbo, che ha inviato un ispettore per dare supporto a preside e professori sulle decisioni da prendere. «Un gesto impensabile e imprevedibile - dice dopo aver parlato a lungo con la preside -. In questo caso non c’è davvero nulla che la scuola non abbia fatto». Oggi si riuniranno il consiglio di classe e di istituto per decidere i provvedimenti disciplinari da prendere a carico del ragazzo, che nei casi gravi può arrivare alla sospensione per tutto l’anno con l’esclusione dall’esame finale, dato che il ragazzo frequenta la terza media.
Intanto migliorano le condizioni di saluter del professor Paggioro. Lo si apprende da fonti sanitarie dell’ospedale di Chioggia, dove l’insegnante è ricoverato in chirurgia. A titolo cautelare, dopo il ricovero lunedì sera, i medici si erano riservati la prognosi. Attualmente il docente è sottoposto ad un esame radiologico al torace per avere un quadro preciso della situazione, ma il colpo inferto con un coltello da cucina avrebbe provocato una ferita di pochi centimetri e non avrebbe leso alcun organo. Ai medici, Paggioro ha ribadito il desiderio di non essere disturbato: «voglio stare tranquillo» ha detto durante la visita.
Categoria: Ma la scuola! |