Ricordate la promessa? Insegnanti meglio preparati

Meno insegnanti, più preparati, meglio selezionati e meglio pagati. Chi ha avuto modo di ascoltare o leggere i miei interventi sullo “stato dell’arte” della scuola italiana ricorderà sicuramente questo tormentone. Ebbene, su un punto di questo programma il dicastero Gelmini ha raggiunto un ottimo risultato. Presieduta da Giorgio Israel, una commissione ministeriale ha elaborato un documento di indirizzo e una proposta che punta alla migliore selezione e preparazione dei futuri docenti. I punti cardine della proposta sono il numero programmato degli accessi, il riequilibrio tra preparazione disciplinare e pedagogica, un anno finale di tirocinio attivo-formativo cogestito da autonomie scolastiche e università, un esame finale di abilitazione. Per Formazione primaria, destinata ai maestri, si prevede una laurea quinquennale; per la secondaria di primo grado una laurea magistrale (i cui accessi saranno a numero programmato) più un anno di tirocinio; per la secondaria di secondo grado, l’accesso a numero programmato è spostato all’anno di tirocinio in attesa della revisione del secondo ciclo e delle classi di concorso. 
Ho partecipato saltuariamente ai lavori della Commissione, ogni qual volta il Ministro o la Commissione lo abbiano ritenuto necessario, e sono lieto che alcune delle indicazioni che ho ritenuto opportuno fare siano state accolte, come la valorizzazione dei dottori di ricerca e del sostegno ai diversamente abili. Resta un tema essenziale da affrontare, che riguarda l’immissione in ruolo. In attesa che il Parlamento decida, visto che è in discussione alle Commissioni il progetto di legge Aprea su questo tema, occorre creare un regime transitorio che rigetti questi ragazzi nel girone infernale delle graduatorie. Vorrebbe dire aver sprecato l’ennesima buona occasione, come ai tempi delle SSIS. Spero di poter dare il mio contributo per impedirlo. Resta, dei pochi mesi passati, tra gli altri, con Giorgio Israel, Silvia Kanisza ed Elio Franzini, la rapidità dei lavori e il clima che, pur tra le diverse opinioni, si è creato. E’ stata la prima volta che ho visto quel clima di condivisione degli obiettivi a partire dai problemi che vorrei sostituisse lo stato di guerra permanente. E i consensi, come quello della Conferenza dei Presidi di Formazione Primaria, cominciano ad arrivare. Ora, passeranno poche settimane prima che il decreto frutto del lavoro della Commissione venga portato in Consiglio dei Ministri. Spero che le proposte precedano, per una volta, le proteste.

A Trenzano si parla di scuola

L’Assessorato all’Istruzione del Comune di Trenzano ha organizzato un incontro pubblico per comprendere cosa cambierà nella scuola con la riforma Gelmini e mi ha chiamato tra i relatori, assieme agli assessori all’istruzione dei comuni di Brescia e Trenzano e della Provincia di Brescia. L’incontro si terrà il 20 febbraio alle 20.45 presso la sede dell’Istituto comprensivo in via don Pietta a Trenzano (BS).

Tra il rischio Sardegna e la possibilità Renzi

Il risultato eccellente delle elezioni Regionali in Sardegna e la contemporanea vittoria di Matteo Renzi, giovane presidente della Provincia di Firenze, alle primarie del PD per la scelta del candidato sindaco della città hanno fatto dire a un commentatore intelligente e attento come Andrea Romano che il “modello Renzi” rappresenta una opportunità per i “semplicemente democratici” di risollevarsi dal disastro. Renzi, afferma Romano, “è un dirigente politico che solo in Italia possiamo confondere con un ragazzo alle prime armi. È un amministratore pubblico di trentaquattro anni che guida la provincia di Firenze non da ieri ma dal 2004, e che prima di allora si era già dedicato per molti anni alla vita di partito… Renzi non ha atteso l’autorizzazione di comandanti senza truppe per giocare la propria partita, non ha preteso che gli fosse garantito l’appoggio di qualche capobastone né ha negoziato un salvacondotto personale nel caso in cui le cose non si fossero messe bene. Al contrario, ha creduto di interpretare nel senso più radicale sia il mandato ricevuto qualche anno prima dagli elettori sia il senso politico del Partito democratico. E ha dunque cercato e trovato l’investitura diretta contro il parere di dirigenti locali e nazionali che ne avevano certamente riconosciuto tutto il potenziale, salvo viverlo come una minaccia per la propria sopravvivenza tribale piuttosto che come una risorsa per la propria comune parte politica”.
Ho conosciuto Renzi mesi fa, in una assemblea dell’Unione Province Italiane e, pur nella differenza di schieramento, non ho potuto non apprezzarne le doti. Ma, detto questo, cerco di farne un problema di metodo. Il “metodo Renzi”, appunto. E i presupposti (leggi: elezioni primarie) che lo hanno reso possibile.
Ora, il risultato sardo non vorrei facesse precipitare il centrodestra in una sorta di delirio di onnipotenza. Il passato, del resto, ci ha insegnato come le vittorie non possano mai essere date per scontate, e il bel sogno delle politiche o delle europee si è tramutato spesso nell’incubo di tornate amministrative dove si contavano i morti e i feriti. Caligola, si dice, avrebbe voluto far console il suo cavallo, Incitatus. Ma si trattava perlomeno di un animale di sangue nobilissimo, non di un ronzino.
Eppure, le avvisaglie ci sono. Le cronache riportano le baruffe intorno ai tavoli del Popolo della Libertà, impegnati nella scelta dei candidati, tavoli nei quali AN e FI sembrano comportarsi non come fidanzatini destinati a future nozze, ma come vecchi coniugi in via di separazione impegnati nella separazione dei beni un tempo in comunione. E capita anche che i candidati prescelti al tavolo del Risiko non siano candidati che pure sarebbero trasversalmente accettati, in grado di interpretare già uno “spirito unitario”, sul quale farebbero gioco le sottoappartenenze  a questa o quella fazione interna.
Così, viene da dire, non va. L’ho detto, lo ripeto e lo ripeterò. Le fondamenta del Popolo delle Libertà non possono che formarsi con nuova calcina che derivi dallo scioglimento delle vecchie appartenenze, che faccia uscire i tanti Renzi azzurri dai rispettivi recinti. Per quest’anno è, probabilmente, tardi. Ma occorre abbattere, da Popolo delle Libertà, il tabù del ricorso al proprio popolo.

La sardegna si è tinta di azzurro

Il centrodestra strappa la Sardegna allo schieramento avversario e Ugo Cappellacci diventa il nuovo governatore, scalzando Renato Soru che nel 2004 vinse con il 50,13%. Il dato pressoché definito arriva intorno alle 6 e mezza del mattino, 15 ore dopo la chiusura dei seggi. E quando le sezioni scrutinate sono 1658 su 1812, Cappellacci è al 51,90% dei consensi, mentre il presidente uscente si ferma al 42,89%, con un distacco di 9 punti che pesa come un ko. Leggi il resto »

Chioggia: studente di 13 anni accoltella alla schiena in classe il professore

Sono notizie che non hanno bisogno di commento. Ma di rimboccarsi le maniche.

Dal “Corriere della sera” on line
Un alunno di 13 anni ha pugnalato a Chioggia il suo professore di musica in classe durante la lezione di musica, conficcandogli un coltello da cucina nella schiena. L’insegnante, Fabio Paggioro, 36 anni, di Adria, è ricoverato in ospedale, mentre lo studente è stato denunciato dalla polizia per lesioni aggravate. Secondo le prime indagini, sembra che il ragazzino, nell’ambito scolastico, avesse rapporti tesi con l’insegnante.
Il gesto, improvviso e «premeditato» visto che il ragazzo si sarebbe portato il coltello da casa, è avvenuto lunedì pomeriggio nella scuola media «Silvio Pellico» di Chioggia. Tutto è successo durante la lezione individuale pomeridiana di violino. C’erano dunque solo loro due in classe quando alle 18 di lunedì il ragazzino ha improvvisamente sferrato il colpo alla schiena dell’insegnante. Il professor Paggioro è corso nell’aula a fianco, dove un suo collega stava tenendo una lezione individuale di pianoforte ad un’allieva, e si è fatto aiutare ad estrarre il coltello mentre veniva chiamata un’ambulanza. Subito dopo il ragazzino è corso via.
«Una vicenda allucinante, che avvilisce moltissimo» è questo il commento della dirigente dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto Carmela Palumbo. «In questo caso non c’entrano nè il bullismo, nè situazioni degradate, dato che si tratta di una scuola media a indirizzo musicale con un’offerta formativa particolarmente importante. Insomma il massimo che si può desiderare dalla scuola», afferma Carmela Palumbo, che ha inviato un ispettore per dare supporto a preside e professori sulle decisioni da prendere. «Un gesto impensabile e imprevedibile - dice dopo aver parlato a lungo con la preside -. In questo caso non c’è davvero nulla che la scuola non abbia fatto». Oggi si riuniranno il consiglio di classe e di istituto per decidere i provvedimenti disciplinari da prendere a carico del ragazzo, che nei casi gravi può arrivare alla sospensione per tutto l’anno con l’esclusione dall’esame finale, dato che il ragazzo frequenta la terza media.
Intanto migliorano le condizioni di saluter del professor Paggioro. Lo si apprende da fonti sanitarie dell’ospedale di Chioggia, dove l’insegnante è ricoverato in chirurgia. A titolo cautelare, dopo il ricovero lunedì sera, i medici si erano riservati la prognosi. Attualmente il docente è sottoposto ad un esame radiologico al torace per avere un quadro preciso della situazione, ma il colpo inferto con un coltello da cucina avrebbe provocato una ferita di pochi centimetri e non avrebbe leso alcun organo. Ai medici, Paggioro ha ribadito il desiderio di non essere disturbato: «voglio stare tranquillo» ha detto durante la visita.

Caso Englaro: la conferenza stampa di Berlusconi, il testo del decreto-legge, la lettera di Napolitano.

Ecco il testo del decreto legge approvato dal consiglio dei Ministri.
“In attesa dell’approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”.

Ecco il testo della lettera del Presidente Napolitano al Presidente del Consiglio
Signor Presidente,
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale. Leggi il resto »

Bre.Be.Mi. sì, nonostante Philippe le Petit

Si è svolta oggi in Regione Lombadia la presentazione, da parte dell’Assessore regionale Raffaele Cattaneo, del progetto definitivo della Bre.Be.Mi., col conseguente avvio della procedura che porta alla cantierizzazione e definitiva realizzazione della nuova autostrada lombarda.
Una indispensabile opera, 62 km lungo 5 province e 43 comuni, per decongestionare il traffico, a tutto vantaggio dell’ambiente, della qualità della vita dei cittadini e della competitività delle nostre imprese.
Un risultato straordinario, ancor più importante in un momento di crisi, che premia l’intuizione di Regione Lombardia nella creazione di CAL, la società in comproprietà con Anas che ha permesso in soli due anni una impressionante accellerazione (per gli standard italiani) sul fronte burocratico e procedurale e del modello di project-financing con capitale interamente privato.
Si tratta della vittoria della determinazione e del buongoverno contro il partito del No! finalmente sconfitto. La scelta della Provincia di Milano di non aderire all’accordo di programma per BreBeMi, a differenza di moltissimi altri Enti locali, per il diktat della maggioranza rosso-verde che condiziona e paralizza le scelte politiche del Presidente Penati, non ha impedito (anzi, ha oggettivamente favorito) questo traguardo.

Caso Eluana. Come Bartleby, avrei preferito di no.

“Senza muoversi dal suo angolino, con voce singolarmente soave, ma ferma, Bartleby rispose: “Preferirei di no”.”. Ecco, a leggere del decreto emanato dal governo sul “caso Englaro”, rispondo come il Bartleby di Hermann Melville. Avrei preferito di no sin dall’inizio, quando il “caso” è uscito dalla dimensione privata per assurgere a tema di confronto pubblico all’italiana (e cioè Coppi/Bartali, Guelfi/Ghibellini, il solito dualismo “o di qua o di là” che semplificando fa perdere il nocciolo dei problemi). Avrei preferito, certo, che il parlamento avesse legiferato sul testamento biologico e che in questo dibattito la libertà di coscienza dei parlamentari fosse stata effettiva.
Per ora, guardo il “mio” di testamento biologico, un foglio di carta depositato nella mia scrivania che implora “lasciatemi morire” e che, di giorno in giorno, aggiornerò con la dizione: “addì XYZ, confermo che quanto espresso in premessa rappresenta la mia volontà”. Almeno, nessuno potrà parlare al posto mio.