Due patti scellerati

di Luca Ricolfi, La Stampa, 30 ottobre 2008

Il decreto Gelmini è stato convertito in legge, scuola e università sono in agitazione. Il mondo della scuola scenderà in piazza oggi (chissà perché dopo e non prima dell’approvazione del decreto?), mentre l’Università si mobiliterà il 14 novembre, per combattere tagli che furono decisi fra giugno e agosto, quando il Partito democratico riteneva inopportuno scendere in piazza («Noi manifesteremo il 25 ottobre»). Misteri della politica italiana.
Ma parliamo della sostanza. Che cosa sta succedendo nella scuola e nell’università? Perché studenti, docenti e genitori paiono trovarsi dalla medesima parte della barricata?
Quel che sta succedendo è relativamente chiaro, almeno per chi conosce i dati di fondo dell’istruzione in Italia e riesce a non farsi accecare dalle proprie credenze politiche. Sia la scuola sia l’università dissipano una quota di risorse pubbliche considerevole, nel senso che spendono più soldi di quanti, con un’organizzazione più efficiente, basterebbero a garantire i medesimi servizi. Su questo, quando si trovano al governo, destra e sinistra la pensano allo stesso modo. Leggi il resto »

Ma quale non violenza? Ma quale libertà?

Siamo stati costretti a rimuovere il gazebo davanti alla Statale di Milano e ad interrompere la manifestazione di promozione dell’Operazione Verità per non mettere in difficoltà le forze dell’ordine. Un gruppo di alcune centinaia di facinorosi targati centri sociali si stava, infatti, indirizzando verso di noi col dichiarato e non pacifico scopo di “farci sgomberare”. Ho preferito, dopo aver svolto la lezione sulla “Fatica da Gramsci a Pistorius”, far sciogliere la pacifica manifestazione organizzata da Pietro Tatarella e Gabriele Cartasegna di “Studenti per la Libertà”, per evitare lo scontro tra violenti e forze dell’ordine, che voglio però ringraziare per la disponibilità a tutelare la nostra libertà di pensiero. Abbiamo preferito non approfittarne, per non mettere a repentaglio l’incolumità fisica dei nostri ragazzi in divisa. Resta inaccettabile che, per qualcuno, valga ancora il principio di impedire, con la violenza, la manifestazione delle idee altrui. Non so cosa abbiano imparato a scuola. Certo, non ad essere cittadini della Repubblica.

Contro la violenza di queste ore, l’operazione verità

Domani alle 11 parteciperò alla conferenza stampa tenuta di fronte all’Università statale di Milano dai giovani del “fronte del sì” che lanciano una “operazione verità”, con tanto di sito internet e linea verde, e che mi hanno chiesto di tenere contestualmente presso il loro Gazebo una lezione sul tema: “La fatica: da Gramsci a Pistorius”. Avevo sperato che le manifestazioni contro l’approvazione del decreto Gelmini, cui il Senato ha dato il suo “sì” definitivo, si sarebbero svolte in maniera civile e non violenta. Così, purtroppo, non è stato. Scontri in piazza Navona, a Roma, tra studenti di estrema destra ed estrema sinistra (gruppi entrambi contrari ai provvedimenti del Ministro dell’Istruzione); l’occupazione, a Milano, dei binari della stazione di Lambrate: fatto questo particolarmente odioso, perché si tratta di uno snodo fondamentale per consentire ai pendolari di rientrare dal lavoro. Lascia sbigottitii il fatto che l’Unione degli studenti parli di una “protesta non violenta”. Viene da dire che si tratta di parole in libertà.

Liberi di costruire una università migliore

Clicka sul testo o sul banner a lato per sottoscrivere la petizione lanciata da Azione Giovani e Forza Italia Giovani, con l’adesione del quotidiano Libero per rispondere all’offensiva, per lo più mediatica, che da giorni ha lanciato chi si oppone al dl Gelmini. L’obiettivo è puntare ad una campagna nazionale che coinvolga le maggiori università italiane dove sarà possibile firmare la petizione. Un appello rivolto alla maggioranza silenziosa che più volte è stata citata e richiamata in questi giorni affinché faccia sentire la sua voce contro chi strumentalizza e banalizza il dibattito sulla riforma universitaria.

Liberi di manifestare, liberi di studiare, liberi di contribuire a costruire un’università migliore

L’università italiana è malata. Egemonizzata da privilegi baronali, minata dal proliferare degli sprechi e da un utilizzo scellerato delle risorse, squalificata da una corsa al ribasso nell’offerta formativa, sempre più lontana dalla vita reale e dal mondo del lavoro.
L’università è malata anche di “iperpoliticità”. Non nel senso più alto e nobile dell’impegno politico, ma nel solco di una deriva ideologica che, a partire dal Sessantotto, ha bruciato tante generazioni e causato i guasti con i quali oggi siamo chiamati a confrontarci.
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Stasera a Telelombardia un confronto con e tra gli studenti

Stasera, 28 novembre, alle 20.30, Telelombardia, grazie alla conduttrice Stefania Cioce, ha allestito una trasmissione “anomala” e intelligente sui provvedimenti presi dal ministro Gelmini. Una sorta di “uno contro tutti” che mi vedrà rispondere agli interventi degli studenti.

Per una scuola pubblica di qualità


Il mio intervento in Consiglio Provinciale in difesa dei provvedimenti Gelmini ha suscitato qualche reazione tumultuosa da parte degli esponenti del centrosinistra. Resta la voglia di combattere per un sistema di istruzione di qualità, che premi il merito di docenti e studenti e sia realmente leva di riscatto sociale.

Amarezze dalla mail

“Purtroppo concludo con una nota spiacevole: dovrò fare sciopero per il quieto vivere…”
Mi scrivono alcune maestre che si dichiarano sostanzialmente d’accordo con i provvedimenti presi da Mariastella Gelmini. Ma, esiste un ma grande come una casa. Sciopereranno, come Iolanda, per il quieto vivere.

I voltagabbana del maestro unico

di Michele Brambilla, Il Giornale, 27 ottobre 2008
«Quando l’antica maestra intera si scisse nelle tre maestre per due classi, per ragioni sindacali contro il crollo demografico, si minò un pilastro della nostra convivenza».
Ecco, non riuscivo a trovare le parole per esprimere quel che penso sulla questione del maestro unico, sui danni prodotti dalla sua abolizione, e perfino sulle ragioni («sindacali», non pedagogiche) che portarono alle tre maestre invece che una, e grazie al Cielo ho trovato un altro che aveva già messo in fila le parole giuste prima di me. Così, con una bella citazione, me la sono cavata senza faticare troppo. E sapete di chi è la frase sopra riportata fra virgolette? Di Mariastella Gelmini? Del leghista Roberto Cota? O addirittura del premier? No: sono parole di Sofri. Adriano Sofri. Leggi il resto »

Mariastella Gelmini intervistata dal Corriere della Sera

di Marco Cremonesi, Corriere della Sera, 27 ottobre 2008

MILANO — Il mio modello? Barack Obama. Parola di Mariastella Gelmini. Mentre infuria la protesta della scuola e dell’università, il ministro alla Pubblica istruzione procede diritta per la sua strada. Ma rivela la sua stima per il candidato democratico nella corsa alla Casa Bianca e tende una mano all’opposizione: «Ma soltanto a quella costruttiva. Altrimenti, facciamo da soli».
Ieri Veltroni ha chiesto il ritiro del suo decreto e la relativa modifica della Finanziaria. È possibile?
«Scusi, ma non ne capisco la ragione. La manovra economica è legge da giugno, il Pd è fuori tempo massimo. Quanto al decreto, ha ottenuto già l’approvazione della Camera ed è stato ampiamente discusso al Senato: sarà votato mercoledì. Ma certo, su come proseguire nell’opera di riforma della scuola italiana, le mie porte sono spalancate ».
Però, voi avete posto la fiducia e non c’è stato dibattito parlamentare. Dove si doveva discutere?
«Sono cinque mesi che si discute di scuola e il Pd non ha fatto una proposta che fosse una. L’unica idea è quella di non cambiare nulla: “Non toccate la scuola, giù le mani dall’università”. Questo sarebbe riformismo? A me, sembrano pietrificati». Leggi il resto »

Ma che scuole frequentano i bennati della sinistra in cachemire?

di Antonio Signorini
Tanta preoccupazione per la scuola pubblica si può spiegare solo come un atto estremo di altruismo, visto che quando si tratta di decidere il destino dei figli un bel pezzo di centrosinistra si orienta direttamente verso le scuole private. E magari straniere. Sorprende, insomma, tanta acrimonia nei confronti del ministro Gelmini, visto che non sono pochi gli esponenti della sinistra che di contatti diretti con la riforma della scuola, non ne avranno mai. Lo ha candidamente ammesso Michele Santoro nel corso dell’ultima puntata di AnnoZero, tutta dedicata alla scuola e alla nuova ondata di contestazioni studentesche.
Voleva dimostrare al leghista Roberto Cota quanto fosse sbagliata l’idea di «classi ponte» per insegnare la lingua straniera ai figli di immigrati. In sintesi: l’integrazione è facilissima anche quando un bambino si trova in un’aula dove tutti parlano una lingua che non sa. Per spiegarlo ha riportato, con comprensibile orgoglio paterno, l’esempio della figlia che frequentaunascuola straniera «e già parla un’altra lingua ». Applausi. Non si sa se dedicati alla bravura della bimba poliglotta o all’accostamento tra chi frequenta il costoso istituto francese «Chateaubriand», con l’obiettivo di diventare bilingue ed evitare le storiche carenze della scuola italiana, e i figli degli immigrati alle prese con la durissima battaglia per l’integrazione. Leggi il resto »