Torniamo all’antico? Sarà un progresso!

Ecco il link al video della conferenza stampa tenuta da Mariastella Gelmini dopo il Consiglio dei Ministri che ha varato un importante decreto sull’istruzione. Il nuovo anno scolastico non potrebbe iniziare meglio, con un “ritorno all’antico” (voto in numeri, voto di condotta, educazione civica, maestro unico) che non trascura di affrontare le nuove emergenze, come il carolibri, battaglia da affrontare senza pietà, ad esempio rendendo pubblici attraverso internet gli aumenti dei costi e le classi che non rispettano i “tetti di spesa”. Tutti interventi che riscuotono il consenso dei commentatori indipendenti e dell’opinione pubblica, comprese le fette più insospettabili e ostiche, a partire dai lettori di Repubblica.  

Scuola e meridione: il dito e la luna. Ecco cosa dicono i dati

Il grido d’allarme lanciato da Mariastella Gelmini in quel di Cortina sullo stato (pessimo) dell’istruzione in meridione ha prodotto reazioni scandalizzate. Da rubricare nel capitolo tutto italiano della pessima abitudine di fissare l’attenzione non sulla Luna, ma sul dito che la indica. Più saggi, a quanto pare, i lettori del Corriere della Sera che nei loro commenti approvano la denuncia del ministro. La domanda sorge spontanea. Ma chi ha cominciato a urlare contro il “razzismo” del ministro, ha letto i dati Ocse Pisa (di cui vi allego una sintesi)? Vuole preoccuparsi del futuro dei giovani meridionali, o preferisce esercitarsi nella negazione dell’evidenza?

Torniamo all’antico, e sarà un progresso

Mariastella Gelmini segna tre bei punti al totalizzatore. Sostiene l’iniziativa per controllare il rispetto degli accordi presi con gli editori sul caro-libriinterviene sul Corriere della Sera nel dibattito sull’articolo di Galli della Loggia, rilascia una lunga intervista alla Padania. La scuola del giovane ministro sembra improntata a un salutare ritorno all’antico, con lo sguardo lungo sul futuro: sarà un progresso. Un progresso cui si accoda anche il ministro dell’economia Tremonti.

Ma cosa disse davvero Falcone? Ecco due assaggi

Confesso: sarà un residuo dei miei studi di filologia, ma cerco, per quanto possibile, di andare all’origine di citazioni, opinioni, fatti. Si scoprono, a dire la verità, tonnellate di luoghi comuni e tradizioni “distorte”, spesso ad arte, grazie anche alla scarsa memoria collettiva. Giovanni Falcone viene citato da Silvio Berlusconi come l’ispiratore della futura riforma della giustizia, in particolare come sostenitore della separazione delle carriere. Reazioni scandalizzate da parte del centrosinistra, accuse di fascismo (ettepareva!) da parte dell’ANM. L’ANM, in particolare, e il CSM, sulla vicenda Falcone fecero una figura magrissima. Vi invito a leggere le motivazioni con cui il magistrato fu trombato dal CSM come successore di Antonino Caponnetto, ma l’intera storia di Falcone e Borsellino è costellata dagli attacchi della casta togata (e non solo: Leoluca Orlando Cascio si comportò in maniera indecente). Quel gran signore di Giuseppe Ayala, interpellato sull’argomento come collega del magistrato e come recente autore di “Chi ha paura muore ogni giorno”, dedicato appunto all’epopea del pool, non si scompone, non si avvita come pure (e, sul serio, dispiace) fa  Maria Falcone e afferma che sì, Giovanni proprio così la pensava. Ora, eccovi due stralci da interventi di Giovanni Falcone.

Senigallia, 15 marzo 1990:
«…Se vogliamo realisticamente affrontare i problemi, evitando di rifugiarsi nel comodo ossequio formale dei principi, dobbiamo riconoscere che il vero problema è quello del controllo e della responsabilità del PM per l’esercizio delle funzioni. Con ciò non si intende mettere in discussione il principio dell’indipendenza del giudice, principio tenuto ben presente dal nuovo codice di procedura penale, che ha avuto cura di distinguere accuratamente il ruolo del giudice da quello del PM, onde sottolineare l’autonomia dell’organismo giudicante effettivamente indipendente… Ed allora ci si domanda come è possibile che in un regime liberal-democratico qual è indubbiamente quello del nostro paese, non vi sia ancora una politica giudiziaria, e tutto sia riservato alle decisioni, assolutamente irresponsabili, dei vari uffici di Procura e spesso dei singoli sostituti…Ma sono fermamente convinto che questa risposta istituzionale ai pericoli di deviazione della repressione penale non è coerente coi principi vigenti in regimi liberaldemocratici maturi e, soprattutto, determina concreti pericoli di incoerenza e disorganicità nella repressione penale…Mi sembra quindi giunto il momento di razionalizzare e coordinare l’attività del PM finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticista della obbligatorietà dell’azione penale e dalla mancanza di efficaci controlli della sua attività…»

Repubblica, 3 ottobre 1991, intervista di Mario Pirani:
«…Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienza, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l’obbiettivo.E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carattere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e PM siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il PM sotto il controllo dell’Esecutivo. E’ veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del PM con questioni istituzionali totalmente distinte…»

Gli editoriali paralleli

Scuola, università, ricerca scientifica. Ovvero, l’infrastruttura del sapere. Ne affrontano i problemi tre editoriali, uno sul Corriere della Sera di Ernesto Galli della Loggia, dedicato alla scuola, il secondo sul Messaggero, a firma di Silvio Garattini, che centra la sua analisi sul merito negli ambiti dell’Università e della ricerca, il terzo di Giorgio Israel, su Libero, pressoché perfetto. Gli editoriali sono, di fatto, gli ultimi di una lunga serie che ha visto firme e testate prestigiose, da maggio a oggi, offrire al ministero consigli e indirizzi. Analisi e possibili soluzioni sembrano, a dire la verità, condivise. Che sia la volta buona?

Il sacro diritto alla difesa

Sulla brutta vicenda di Aprilia non c’è nulla da aggiungere all’editoriale di Massimo de’ Manzoni sul Giornale.

Spara al ladro per difendere il negozio E ora lo accusano di omicidio volontario
di Massimo de’ Manzoni

L’ultima, duplice tragedia figlia dell’insicurezza si è consumata nella notte ad Aprilia, grosso borgo in provincia di Latina: un giovane delinquente è morto, un onesto padre di famiglia si ritrova indagato per omicidio volontario. L’uomo, un tabaccaio, ha sparato a una banda di quattro persone che, per dare l’assalto (il terzo dell’estate, il settimo dall’inizio dell’anno) al suo negozio, aveva chiuso lui, la moglie e i due figli di 12 e 18 anni in casa e li aveva minacciati di morte. Un bandito è rimasto a terra senza vita: aveva 22 anni, era romeno, aveva precedenti per furto. Leggi il resto »

Per Palazzo Isimbardi, Podestà conferma la sua candidatura

Guido Podestà sembra sgombrare ogni equivoco. In due interviste, a Gianandrea Zagato del Giornale e a Corrado Dragotto del Giorno, il coordinatore regionale di Forza Italia conferma la sua candidatura alla Presidenza della Provincia di Milano. La “nebbia agostana”, a quanto pare, è destinata a diradarsi. Bene, spero in un settembre a gambe in spalla e maniche rimboccate. Ma è opportuno riflettere su quanto raccolto da Lorenzo Mottola di Libero: i veti incrociati tra An e FI sulle candidature di Riccardo De Corato e Tiziana Maiolo non mi sembrano cogliere lo spirito del Popolo della libertà (o, almeno, di come vorrei fosse). Più saggi, i due outsider si son detti disponibili ad affrontare le elezioni primarie. Che, per me, restano il sistema principe per scegliere le candidature alle presidenze in assenza di nomi condivisi: evitano estenuanti trattative, consentono al “popolo” di scegliere, scaldano la macchina elettorale e permettono ai candidati di farsi conoscere sul territorio. Hanno, infine, un ulteriore pregio da non sottovalutare: disarticolano le vecchie appartenenze, che rischiano invece di rendere complicata l’amalgama del PdL. Conosco militanti di AN che avrebbero scelto Maiolo, e militanti di FI che avrebbero dato la loro preferenza a De Corato. Il che mi sembra salutare.

Odi profanum vulgus, et arceo

Ovvero, “Odio il volgo ignorante, e me ne tengo lontano”, come suona la traduzione perfidamente omessa da Caterina Soffici nella nota sul Giornale dedicata alla lingua latina, in auge negli Usa e negletta in Italia.  La citazione da Orazio, Odi, III, 1, 1 fu peraltro proverbiale già nell’antichità, e ripresa da Petronio nel Satyricon: è il vecchio Eumolpo a parlare, sottolineando che “Ceterum neque generosior spiritus vanitatem amat, neque concipere aut edere partum mens potest nisi intrenti flumine litterarum inundata” (ma uno spirito eletto disprezza la superficialità, e la mente non è in grado di concepire o di creare nulla di buono, se non è per così dire inondata dal grande fiume della cultura). Insomma, Caterina ha ragione da vendere. Resisterebbe la trincea del Liceo, è vero. Ma siamo proprio sicuri? Poche settimane fa, chiamato da un amico a valutare la figlia brillante “maturanda” in un “primario” liceo classico milanese, le misi di fronte il consueto “Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris”. Orrore e raccapriccio. La ragazza non sapeva leggere un esametro. La prosodia classica le era totalmente sconosciuta. Nessuno aveva mai pensato di insegnargliela. Ripeto, brillante maturanda di primario liceo classico milanese. E se dopo grembiule, educazione civica, sette in condotta rispolverassimo anche il buon vecchio latino?

Sfida in Provincia, facciamo presto!

I giochi sembravano fatti, con la candidatura di Guido Podestà alla Presidenza della Provincia sponsorizzata da Silvio Berlusconi in persona. Ma sembrano riaprirsi. A Tiziana Maiolo (la prima a lanciare il guanto di sfida a Penati) e Giovanni Terzi si unisce ora Riccardo De Corato, una ipotesi già peraltro ventilata mesi fa. Tutti nomi di prima qualità: chiunque sia il candidato, per me la priorità è abbattere il malgoverno di Philippe le Petit. Non vorrei, però, che si dia per scontata una vittoria tutt’altro che semplice e si perda altro tempo prezioso. Filippo Penati è un pessimo amministratore, un Verre di provincia. Ma ha qualità manovriere ed è un drago nella comunicazione (come mostra anche l’assurda vicenda dell’Idroscalo). Spero che settembre porti consiglio e una decisione, in modo da poter iniziare, gambe in spalla e maniche rimboccate, la campagna elettorale. Piuttosto che trascinare in lungo la scelta dello sfidante (sempre che Guido Podestà non confermi la propria disponibilità), il centrodestra tagli il nodo attraverso le primarie.

Effetto Brunetta

Renato Brunetta batte e ribatte sui fannulloni e sul merito. Polemica moralista? No, piuttosto la consapevolezza che la Pubblica amministrazione deve trasformarsi da costo (passivo) in risorsa. Ecco il Brunettapensiero raccolto dall’Avanti, mentre Paolo Pirani della Uil rompe sul  Messaggero il fronte del piagnonismo sindacale che trova un nuovo adepto nel conducator dei ghisa milanesi, Roberto Miglio, autore di un “manuale” per aggirare le norme antifannulloni. Roba della peggiore Italietta, quella delle cinture di sicurezza dipinte sulle magliette o dei ricorsi al Tar se ti bocciano il figlio.