Diligite justitiam, vos qui judicatis in terram

Ho atteso qualche giorno prima di scrivere qualche nota sulla “questione giustizia” che è calata come un nuovo macigno sull’attività di Silvio Berlusconi. Per riassumere come la penso sul “lodo Alfano”, vi propongo il link all’articolo di Piero Ostellino sul Corriere della Sera e, in calce, una traduzione dell’articolo sul Financial Times, dello stesso tenore, a cura di Ombretta Petitto.

L’Italia fa bene a frenare i suoi giudici
di Christopher Caldwell

Commentando il comportamento di Silvio Berlusconi della scorsa settimana il il capogruppo al Senato del Partito democratico Anna Finocchiaro ha dichiarato “è stato come rivedere un film già visto”.
Dopo soli due mesi in carica come primo ministro, il premier Berlusconi si trova al centro della nota controversia
Il Senato sta ultimando i lavori sul pacchetto sicurezza sul quale Berlusconi ha puntato nella sua campagna elettorale. Un emendamento aggiunto dai suoi parlamentari e approvato mercoledì sospenderebbe i processi per tutti i reati commessi nella prima metà del 2002, eccetto per i più gravi. Questo aiuterà a concentrare le limitate risorse dello Stato sui gravi reati che hanno allarmato l’opinione pubblica. Ma questo non è tutto. Consente di arrestare un processo a Milano che mira ad accertare se il premier Berlusconi ha pagato 387, 000 euro al suo legale David Mills, marito di Tessa Jowell, ministro inglese per le olimpiadi, affinché desse falsa testimonianza in sede di processo dieci anni fa. (Entrambi negano).
Il Presidente Berlusconi ritiene di essere stato preso di mira dai giudici di “estrema sinistra”. Questa settimana ha richiesto la ricusazione del giudice che presiede il processo Mills, con la motivazione che i suoi frequenti attacchi diretti alla sua politica rivelerebbero l’assenza delle condizioni per esprimere un giudizio sereno. (la sua richiesta è stata rigettata).
Berlusconi ha anche annunciato di voler presentare un disegno di legge che garantisca l’immunità da procedimenti giudiziari per le più alte cariche istituzionali.
I magistrati hanno lamentato che le mosse di Berlusconi provocherebbero un “irreparabile danno allo stato di diritto”.
Non è sicuro che abbiano ragione. Spagna, Francia, Germania e Unione Europea hanno tutte una qual forma di immunità. Anche l’Italia aveva una sua forma di immunità per i parlamentari sino al 1993 quando è stata abolita, tra una serie di azioni legali anti-corruzione. I sostenitori di Berlusconi avevano approvato una legge sull’immunità nel 2003 ma la Corte Costituzionale l’ha annullata l’anno successivo, ritenendo (ragionevolmente) che avrebbe violato l’uguaglianza dei cittadini davanti la legge e (assurdamente) che avrebbe minacciato il “diritto” dei cittadini di affrontare i loro accusatori - come criminali imputati.
Di queste leggi si può fare abuso. Pablo Escobar, barone della cocaina, ha notoriamente invalidato il procedimento giudiziario nel 1980 facendosi eleggere alla Camera Colombiana dei Rappresentanti. Ma, in molti casi, l’immunità previene il danno tanto quanto lo produce.
Lo scopo dell’immunità non è quello di dare agli eletti ufficiali campo libero.
Il fine è quello di proteggere il diritto degli elettori di essere governati dalla persona che hanno scelto democraticamente. Gli attacchi a Berlusconi nascono da una sincera ricerca di giustizia o dal desiderio di un certo gruppo di èlite italiana di sconvolgere una scelta elettorale che a loro non piace? L’opinione pubblica non può rimanere soddisfatta da risposte a simili interrogativi. Negli USA nel 1990, il presidente Bill Clinton è stato oggetto di un’inchiesta dopo l’altra. Risultò importante che i magistrati fossero al di sopra di sospetti politici e che i politici fossero al di sopra di sospetti di corruzione.
L’immunità può essere considerata il miglior modo di proteggere i componenti di un governo democratico, soprattutto nei paesi in cui il potere giudiziario è fortemente politicizzato. Questo avviene negli USA.
Così in Italia dove, per un decennio e mezzo, i giudici hanno goduto di un certo grado di potere senza eguali in Occidente. Agli inizi del 1990, quando gli Italiani hanno cominciato a capire che non erano più costretti a tollerare il malcostume che è stato una costante della politica della guerra fredda, ambiziosi giudici fecero traballare per processi per corruzione la leadership dei principali partiti. L’epurazione del dopo guerra fredda in Italia fu molto più radicale di quella di molti paesi comunisti. Ci fu, infatti, una reggenza giudiziaria sugli eletti con i giudici che controllavano la classe politica della generazione successiva.
Un simile potere è, sul lungo periodo, insalubre per una democrazia. Questo è uno dei motivi che hanno portato gli Italiani a diffidare del potere giudiziario. Un’inchiesta pubblicata giovedì su Repubblica, un prestigioso quotidiano che si oppone a Silvio Berlusconi, ha mostrato che solo un terzo (35%) ha fiducia nel sistema giudiziario, contro il 59% che non ne ha.
Gli elettori di Berlusconi sono in modo evidente diffidenti nei confronti dei giudici e i suoi oppositori sono per lo più soddisfatti della magistratura. Quello che stupisce è che gli elettori centristi dell’UDC, sono d’accordo con Berlusconi di sospendere i processi dal 69% al 30%. Come afferma La Repubblica, gli italiani “pensano che la magistratura funzioni male. E se il prezzo per farla funzionare è qualche tipo di immunità giudiziaria per Silvio Berlusconi, sono disposti a pagarlo”. Il punto debole della magistratura italiana è il suo ammontare di processi arretrati in stile Black House. La giustizia italiana è così lenta che cozza con l’art. 6 della Convenzione Europea sui diritti umani. Al posto di processi veloci, l’Italia ha la cosiddetta legge Pinto del 2001, per risarcisce la gente i cui processi si trascinano a lungo. Mayor era in carica in Gran Bretagna l’anno in cui è iniziato il processo Berlusconi-Mills. Le accuse contro cui Berlusconi stava combattendo quando la legge sull’immunità è stata rovesciata nel 2004 erano datate 1985.
Quando gli oppositori di Berlusconi mettono in guardia sul fatto che 100.000 processi verrebbero bloccati perché più vecchi di sei anni stanno effettivamente appoggiando la legge appena approvata. Le acrobazie giudiziarie di Berlusconi sono sempre a suo uso e consumo ma non solo mai solo a suo uso e consumo. Si rivolgono sempre a qualche problema autentico, tanto da avere l’approvazione degli elettori. In questo consiste il suo genio politico. Per adesso l’Italia è in crisi per l’alto tasso di criminalità.
Il panico può essere giustificato o no. Ma quasi l’intero pacchetto sicurezza serve a placare quella paura. Una legge sull’immunità, se verrà approvata, potrebbe rendere la politica italiana più serena e democratica.
Il fatto che Berlusconi possa evitare un processo per questa legge è un motivo per opporvisi. Ma è l’unica ragione e non è sufficiente.

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