Scritto il 16 Maggio 2008 da Max Bruschi
Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera, dichiara che due ministri del Governo Berlusconi hanno in mano la possibilità di dare una svolta al Paese: Renato Brunetta, ministro alla Pubblica amministrazione e all’Innovazione e Mariastella Gelmini, chiamata a reggere il rinato Ministero dell’Istruzione, università e ricerca scientifica. Giavazzi ha ragione. La malaburocrazia e la malascuola costituiscono gran parte del piombo che tarpa le ali italiane e, soprattutto, che le tarperà in futuro se nessuno pensa a estrirparlo. Alla coppia giavazziana, aggiungo un terzo nome: Maurizio Sacconi, ministro del welfare, le cui deleghe si intrecciano con quelle degli altri due (e lo dimostra, fra l’altro, il pezzo di Giuliano Cazzola su Liberal). Sono convinto che da questo tridente, se vorrà, potrà e saprà lavorare all’unisono, verranno cose importanti. Nel frattempo, vi invito a leggere Meritocrazia, di Roger Abravanel. Un prontuario per una rivoluzione italiana difficile ma non impossibile.
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Scritto il 16 Maggio 2008 da Max Bruschi
Oggi le cronache sono invase dalle dichiarazioni di Philippe le Petit sui nomadi e sulla tenzone che lo dividerebbe dal Prefetto Lombardi, commissario in pectore alla questione. Ora, a prescindere, come direbbe Totò, dal merito delle proposte del rinsavito Presidente della Provincia di Milano (a proposito: per santa romana Chiesa i gradi del pentimento sono tre: la contrizione del cuore, la confessione del peccato, e le opere: a quando lo sgombero di via Varanini, di grazia?) e delle reprimende rifondarole, esiste un problema di stile e di metodo. Lo stile. Ieri Penati era relatore in Consiglio di una delibera a sua firma sulle consulenze. Non si è presentato ovviamente in aula. Troppo occupato con i giornalisti. Il metodo: neppure è sceso di un piano per illustrare al Consiglio Provinciale il suo nuovo orientamento sulla sicurezza. Anzi, ha espulso, col supporto del solito Maggi, i consiglieri che chiedevano di assistere alla conferenza stampa. Sono salito, ho “forzato il blocco” (visto che il tesserino dell’ordine me lo porto sempre dietro) e ho chiesto a Penati di scendere a relazionare. Niente, fuori anche io, come riportato da Carletto Sala. “Stupida”, parola testuale, la mia domanda di rispettare chi, in fin dei conti, è stato eletto dal popolo. Un pauroso che teme l’aula o semplicemente un cafone? Vedete voi.
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Scritto il 15 Maggio 2008 da Max Bruschi
Signor Presidente, onorevoli senatori,
desidero associarmi anche io all’augurio che il Presidente ha appena rivolto a nome del Senato ai soldati che sono stati colpiti questa mattina in Afghanistan. Vi porto la notizia che il sottufficiale Andrea Tomasello, che è sotto operazione, viene definitivamente confermato come fuori pericolo. Credo che, nella notizia cattiva, si tratti di una notizia buona.
Signor Presidente, signori senatori,
ieri ho assistito fin quasi alla fine al dibattito sulla fiducia. Questa mattina ho continuato a seguirlo dal mio ufficio attraverso la televisione e ho molto apprezzato, tra gli altri, l’intervento del presidente Marcello Pera, i suoi interrogativi sull’identità, sul relativismo e sulla democrazia e la sua accurata denuncia sul male morale che affligge l’Occidente e l’Italia e dal quale derivano tanti pericoli per la nostra vita pubblica e per le prospettive di ripresa del nostro Paese. Allo stesso modo, ho apprezzato anche il richiamo del senatore Pisanu alla sostanza e al metodo del dialogo e la sua analisi preoccupata e propositiva sui problemi e sul dramma del Mezzogiorno, convinto anche io, come lui ha detto, che l’Italia sarà quello che il Sud sarà. Complimenti quindi al senatore Pera, al senatore Pisanu e ai tanti senatori che sono intervenuti in questo dibattito. Leggi il resto »
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Scritto il 13 Maggio 2008 da Max Bruschi
Ecco il video e il testo dell’intervento del Presidente del Consiglio alla Camera dei Deputati
Signor Presidente, Onorevoli colleghi.
Il lavoro che ci aspetta per ridare fiducia e slancio all’Italia richiede ottimismo e spirito di missione. Gli elettori hanno raccolto e premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro, più efficiente e controllabile il governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente la frammentazione politica e hanno scelto con nettezza una maggioranza di governo e una opposizione, ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con la propria leadership. Il voto è stato un messaggio univoco alla classe dirigente, è stato la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie.
Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l’Italia e non crede nel suo futuro. Hanno respinto insidiose campagne di sfiducia astensionista o di protesta qualunquista e hanno partecipato generosamente al momento più alto di una democrazia liberale moderna. E hanno detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare il Paese, sta a voi non deluderci.
Dividetevi, hanno detto i cittadini, ma non ostacolatevi slealmente. Combattetevi anche, ma non in nome di vecchie ideologie. Prendete democraticamente le decisioni necessarie a risalire la china, rispettate il dissenso e tutelate le minoranze, che si esprimono dentro e fuori del Parlamento, ma dateci stabilità e impegno nell’azione di governo.
Fate uno sforzo comune perché chi governa e chi esercita il controllo parlamentare sul governo possano fare, ciascuno nel suo ambito, il proprio mestiere. Fate funzionare le istituzioni della Repubblica, ci hanno ordinato gli elettori, riducete l’area della vanità e della cosiddetta visibilità della politica dei partiti, realizzate quanto avete promesso di realizzare, e realizzatelo in fretta. Perché una cosa è sicura: l’Italia non ha più tempo da perdere. Leggi il resto »
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Scritto il 13 Maggio 2008 da Max Bruschi
Bastone e carota. Una equipe di psicologi per aiutare i prof a reggere l’ondata di bullismo, un gruppo di ispettori chiamati a monitorare la situazione nelle scuole di Milano. Il tutto, senza il consueto proclama da parte del ministero. Se il buongiorno si vede dal mattino, direi che ci siamo. La scuola ha bisogno di pochi annunci e di tanta ciccia. Di poche conferenze stampa e di atti, piccoli e grandi, ma soprattutto chiari, che riassestino con calma e attenzione la pericolante baracca dell’istruzione. Sembra che Mariastella Gelmini voglia seguire il saggio consiglio di Angelo Panebianco. Chapeau!
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Scritto il 12 Maggio 2008 da Max Bruschi
Scritto il 12 Maggio 2008 da Max Bruschi
Renato Brunetta, ovvero: ciò che è essenziale è perfetto. Almeno, a leggere la sua aurea dichiarazione: il problema dei «fannulloni nella Pubblica amministrazione si risolve «semplicemente licenziandoli». “Il ministro dell’Innovazione e della Funzione pubblica”, racconta il Corriere della Sera, “lo dice in occasione dell’inaugurazione del Forum della Pubblica amministrazione. «Su questo ho le idee molto chiare - aggiunge Brunetta - ci sono le leggi che consentono la cassa integrazione e il licenziamento, solo che non sono mai state utilizzate. Il clima nel Paese, però, adesso è cambiato. Lo chiede il Paese di intervenire e non il professor Brunetta». Brunetta, quindi, spiega che «è un miracolo che la Pubblica amministrazione ancora stia in piedi non avendo strumenti come gli incentivi, disincentivi, premi e punizioni. Un’azienda privata in queste condizioni avrebbe già chiuso». Basta dare una scorsa al reportage di Repubblica sulla Corte di Cassazione, per capire l’entità del miracolo. Leggi il resto »
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Scritto il 12 Maggio 2008 da Max Bruschi
A dir la verità, non volevo credere ai miei occhi. Titolo sul Corsera, edizione di Milano: “Stress da scuola per 20 mila studenti. Più malesseri per paura degli esami. Il pediatra Farnetani: un errore costringere i giovani a studiare d’estate”. La firma è quella dell’ottima Annachiara Sacchi, che raccoglie il grido di dolore del cattedratico. Detto in soldoni, serpeggerebbe una sorta di “mal di scuola” dovuta al terrore, per gli studenti in “debito formativo”, di dover affrontare a settembre i buoni, vecchi esami di riparazione. Allora, e tanto per essere chiari. I debiti formativi si sono rivelati una catastrofe. Mai recuperati (perché dove manca la sanzione, anche il dovere morale del recupero latita…), se non addirittura pianificati a inizio anno scolastico. Si sa, l’adolescenza è età difficile e ribelle, magari imprevedibile. Ma visto che la scuola non è proprio vissuta come racconta il libro Cuore, ci si poteva attendere quel che poi è accaduto. Da anni, il debito formativo è lì, pecetta del pudore alla santa ignoranza. Mesi or sono, il ministro Fioroni se ne venne fuori con una sorta di restaurazione dell’esame a settembre. Apriti cielo! Rivolte delle scuole, “prive di fondi” (ma come, i corsi di “riparazione” non dovevano farli comunque per riparare i debiti???) , rivolta dei Cobas (e ti pareva) e la solita torma di pedagoghi ad avvisare che così facendo rischiamo di creare generazioni di disadattati. Leggere per credere. Unico commento possibile: Ma mi facci il piacere!
ps, il sottoscritto si è beccato il suo bravo esame di matematica in 4° liceo. In 1°, 2° e 3° ha studiato come un matto per mettersi alla pari con le richieste dell’esigentissima prof di Tedesco, la compianta Elfriede Pfannemueller. A lei e a Silvia Oddi (matematica e affini) dico grazie. Se avessi potuto usufruire dei debiti, mi sarei fermato alle tabelline e la lingua di Goethe mi sarebbe rimasta estranea.
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Scritto il 11 Maggio 2008 da Max Bruschi
Martedì notte ricevo una telefonata. Anzi, “la” telefonata: “Forse ci siamo, raggiungimi a Roma”. La voce è quella di Mariastella Gelmini. Il sonno è andato, ovviamente, a quel paese, per un “ammalato di scuola” come me. Le “vacanze romane” sono state di entusiasmo, preoccupazione e tanto, ma tanto lavoro, accampati col mitico Zen ed Elisa nell’ammezzato di un hotel romano con le connessioni a internet che facevano i capricci e le stampe da mendicare alla reception… e assorbiti a tal punto da dimenticarci di ascoltare la lettura della lista dei ministri da parte di Silvio Berlusconi. Oggi “la” Gelmini è il nuovo ministro della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca Scientifica. Con il solito gusto italico per la contraddizione, dopo aver sparato a zero sulla gerontocrazia, gli “opinionisti” si sono scagliati contro la giovane età e l’inesperienza di alcuni ministri, quasi che i loro predecessori, “bianchi per antico pelo” e navigatissimi, abbiano compiuto mirabilie, e quasi che negli invidiati paesi europei l’età sia “fuori classifica” e a contare non siano, invece, altri aspetti. Tanto per essere chiaro: il “politico” non è il “tecnico”. E’ necessario che il politico abbia visione, capacità, obiettivi. Uno dei migliori ministri all’istruzione che abbia avuto l’Italia si chiamava Giuseppe Medici… e faceva il professore di Agraria (tutta da leggere la sua biografia su wiipedia). La legge Gentile ha retto così a lungo non perché Giovanni Gentile fosse “il professor” Gentile, ma perché aveva alle spalle una “visione”, magari discutibile, ma forte.
A me basta il cursus honorum di Mariastella, le sue caratteristiche (leggere il ritratto che le ha fatto, sul Foglio, Marianna Rizzini) e quel tanto o poco che la conosco, per sapere che scelta migliore non si potesse fare. Il “sistema MIUR” ha bisogno di robuste iniezioni di merito, di chiarezza di obiettivi, della presa d’atto, da parte di tutti, che esiste una situazione di emergenza da affrontare. Come farlo, sarà essere materia di confronto. Forse ci saranno guerre di religione. Se proprio dovranno scoppiare, mi auguro che siano tra chi ha a cuore l’università, la scuola, la ricerca e chi si accontenta di galleggiare nella palude.
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Scritto il 6 Maggio 2008 da Max Bruschi
Un anno fa avevo denunciato che, più che di Idroscalo, si doveva parlare di Idrodisastro. La mia analisi si basava su una ricca documentazione, consegnata alla stampa. Le rilevazioni batimetriche dell’Idroscalo, ordinate dall’ex assessore Cadeo e rinchiuse in un cassetto dall’amministrazione Penati, rivelavano zone rischiosissime. L’analisi del bilancio metteva in risalto la continua sottrazione di fondi ai capitoli di bilancio relativi alla sicurezza e alla manutenzione in favore delle deleghe “alla Pace”. Per un anno ho chiesto, inutilmente, che venissero consegnati al Consiglio i risultati dell’inchiesta amministrativa, chiusa da un pezzo, promessa da “Philippe le petit” sull’onda dell’emozione per la morte dei poveri cuginetti egiziani. E ora, di fronte alle prime risultanze dell’inchiesta della magistratura, cosa mi dicono Penati e l’assessora alla Pace (purtroppo, dei sepolcri) Irma Dioli? Che mi ero sognato tutto? Che le Giacche Verdi a cavallo, cacciate dalla Dioli dalla loro sede nonostante il loro contributo essenziale alla sicurezza, non servono? Che il fondale dell’idroscalo è una sorta di piscina, e non una specie di gruviera pieno di gorghi? Ribadisco le mie richieste di allora: l’Idroscalo va “messo in sicurezza”, anche a costo di restare chiuso nella sua attività acquatica per un anno o due, per restituire ai milanesi la loro spiaggia; i servizi di sicurezza vanno migliorati e le aree a “rischio rissa” devono essere ripulite. Soprattutto, chiedo oggi di conoscere i risultati dell’inchiesta amministrativa e chiedo che la magistratura vada fino in fondo. Non vorrei che l’agente della Polizia Provinciale, oggi indagato, finisse per fare il “capro espiatorio”. Siamo sicuri che abbia modificato il diario della sala operativa di sua volontà?
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