E dopo il Palavimercati, il Palabenelli


Daniela Benelli è un bravo assessore alla cultura. Solo che, ogni tanto, si fa prendere dalle mode. Due, in questo caso. La prima, il desiderio di “burocratizzare” l’incontro tra le culture. La seconda, il fatto di avere la propria “Casa”. E così, dopo il Pala-Vimercati di via Soderini, il Pala-Dioli (la Casa della Pace, perbacco!) e il Pala-Corso (il Villaggio della solidarietà), senza dimenticare Piazza Penati, ecco il Pala-Benelli: una “Casa delle culture” di poche centinaia di mq presso un centro scolastico al Gallaratese, con tanto di comitato di gestione, comitato dei saggi, ente gestore a 250.000 euro all’anno solo per le spese di funzionamento. Ieri, in Consiglio, il dibattito è stato sospeso, ad aula semivuota. Nel mio intervento ho messo rilevato l’inutilità dell’intervento e lo sgarbo per cui, già un anno fa, è stato dato il via libera dalla Giunta per un milione di euro ai lavori … per una Casa che non era stata ancora approvata. E che, con gran scorno della Benelli, approvata non lo è ancora.

Sul dramma dei fratellini di Basiglio, in molti devono pagare


I miei colleghi Giovanni De Nicola e Roberto Caputo hanno seguito, passo passo, la folle storia dei fratellini di Basiglio: 13 anni lui, 9 lei, tolti alla famiglia e deportati in un centro per un disegno a sfondo sessuale trovato dalla maestra sotto il banco della piccola, nonostante immediatamente una madre avesse dichiarato subito essere sua figlia l’autrice del disegno. Dopo oltre due mesi, finalmente, hanno potuto riabbracciare i loro genitori. Spero che i colpevoli, per una volta, paghino. A partire dal funzionario che ha ritardato per cinque giorni il timbro (ripeto, il timbro) che ha liberato il fratellino. La vicenda è mostruosa. Ma non la pensa così l’assessore Francesca Corso, che rispondendo in Consiglio alle accuse di De Nicola e Caputo per non aver mosso un dito, si è sperticata in una difesa del “sistema” (presto ve la farò “godere” in rete) che ha distrutto la vita di una famiglia, arrivando all’assurdo di invocare, per i fratellini e i loro genitori, l’aiuto degli stessi servizi sociali responsabili del disastro. Per questo, ho presentato una mozione di censura nei suoi confronti.