La delibera sui patti parasociali di Brebemi non passa. E’, infatti, crollato il numero legale,dovuto all’uscita dall’aula, in polemica esplicita con Penati e col Partito Democratico, dei gruppi della sinistra Arcobaleno, contrari tanto a Brebemi (cui invece, come ho sottolineato in aula, la delibera dava il via libera) quanto al contenuto dei patti (spiegati dal mio capogruppo, Bruno Dapei, di cui vi allego il comunicato stampa), in base ai quali veniva affidata a Intesa San Paolo la gestione finanziaria della società e ai “soci costruttori” la progettazione ed esecuzione dell’opera, senza gare d’appalto. A questo punto, sono usciti anche i gruppi dell’opposizione, indisponibili di fronte al liquefarsi della maggioranza a fare da stampella.
Avevo ragione a insistere sulle modifiche che portano in aula la partita delle società partecipate. Di fronte a scelte politiche fondamentali, la maggioranza di centrosinistra non è in grado di arrivare a posizioni condivise. Penati, presente in Palazzo, non ha neanche partecipato al voto. Philippe, sempre più le petit….
L’Agenzia per la formazione e il lavoro della Provincia di Milano, ennesimo giocattolino di Philippe le petit, presenta il suo primo, deludentissimo bilancio. Nessun documento sui risultati raggiunti in termini di successo formativo e occupazione, in compenso 188 mila euro di stipendio al direttore generale, a prescindere dai risultati. In compenso, i quattro quinti del bilancio se ne vanno in spese per il personale.
L’audizione di Giuseppe Bonomi (presto il testo sarà online) presso la Commissione consiliare di Garanzia della Provincia di Milano da me presieduta, mi ha pienamente soddisfatto. Una lunga relazione (i cui contenuti sono ripresi dall’agenzia Reuters , dal Sole-24Ore, Milano Finanza, Finanza&Mercati) durante la quale Bonomi ci ha presentato, in anteprima, i conti del consolidato 2007 della società. Conti che non solo confermano l’ottima gestione di Sea, ma la miopia di Alitalia nell’aver abbandonato gli scali milanesi. Gli aerei che decollano mezzi vuoti da Fiumicino sono lì a dimostrarlo. Leggi il resto »
Sono contro i campi cosiddetti “nomadi”, in realtà baraccopoli criminogene, aree extraterritoriali dove la legge italiana non ha alcun valore. La Provincia di Milano (o meglio, Filippo Penati), dopo la scoppola elettorale, cerca di rettificare il fronte. Philippe le Petit si inventa le “quote”, l’assessore Ezio Casati “sospende” la localizzazione del Villaggio della Solidarietà a Cologno, don Colmegna rilascia un’intervista dove si dichiara “per l’azzeramento dei campi nomadi” (!!!)… anche se poi chiama con un altro nome la stessa cosa. Per me, è scattato il semaforo rosso. I campi rom esistono solo in Italia. Non sarà possibile alcuna integrazione finché, anziché creare “riserve extraterritoriali”, non si considereranno le persone di qualunque etnia come cittadini, coi relativi doveri. Ma su questo, la sinistra non ci sente…
Di fronte all’ennesimo stupro, di fronte a una lista di delitti “che non fanno notizia”, anche se stravolgono la vita di chi li subisce, la polizia provinciale si occupa della “rana cinerina”… Non ci siamo. C’è un’emergenza rom, ma ci sono altre emergenze meno “notiziate” ma altrettanto disastrose. Cinesi che riducono loro connazionali in schiavitù (e distruggono le nostre imprese del settore tessile e calzaturiero). Albanesi e magrebini che si sono impadroniti di intere vie, ormai dedicate allo spaccio. Il nuovo fenomeno delle bande giovanili sudamericane. Ma il mio intervento su questi temi ha provocato la reazione virulenta della sinistra. Non c’è Stato senza sicurezza, ma non c’è sicurezza condita di buonismo.
Chi si nasconda dietro le Idee di Gabrio Casati, blog e pseudonimo che compare per lo più sul Riformista è impossibile dirlo. Certo, il personaggio prescelto qualche indirizzo lo dà. Un riformista moderato, podestà di Milano all’epoca delle 5 giornate (con i “rivoluzionari” pronti ad accusarlo di essere, in dialetto meneghino, un “tremacua”: volgarmente detto, un cagasotto) e autore della riforma della pubblica istruzione, la Legge Casati, che resse senza scosse fino al 1923, ispirata a un sano buonsenso riformatore. Come il blog. Essenziale, ma ricco di contenuti. Insomma, niente post a vanvera. Stretti nel più rigoroso riserbo, i Casati boys, da quel poco che se ne sa, sono il nome collettivo di una pattuglia di giovani “teste d’uovo”: under 40, impegnate nei più diversi settori, sempre informatissime. Narra una delle poche leggende metropolitane che stilassero, un paio di anni fa, un dossier sulla questione Alitalia/Malpensa in grado di prevedere esattamente quello che sarebbe accaduto poi. E che gli uomini seduti alle scrivanie su cui si depositò il prezioso dattiloscritto oggi si mangino le mani per averlo trascurato. Insomma, quando Gabrio bussa alla vostra porta, dategli retta…
Jacopo Tondelli e Massimo Trovino firmano oggi, sul Corriere della sera, un’importante analisi della “valanga” leghista (che vi riporto in calce al post), abbattutasi anche, come regista Maurizio Bono su Repubblica, sulla città di Milano. Mi sembrano spunti di riflessione essenziali, che fanno il paio con la magistrale analisi delle “mappe elettorali” compiuta da Ilvo Diamanti su Repubblica e la disamina del voto compiuta da Stefano Folli sul Sole-24 Ore. Il Popolo della Libertà, al Nord, ha “perso” una parte del suo potenziale bacino a favore della Lega. Su temi amministrativi essenziali e che toccano da vicino il cittadino, l’accetta leghista è apparsa più convincente del “fioretto” usato dal Pdl. Faccio tre casi “milanesi”, sui quali il movimento di Umberto Bossi è stato protagonista, pur essendo in maggioranza, delle proteste dei cittadini: l’occupazione abusiva delle case popolari, il mancato sgombero dei campi rom, il mancato trasferimento di Chinatown da via Paolo Sarpi, sul piatto della bilancia elettorale, hanno pesato più dell’Expo 2015, percepita come un successo quasi personale della Moratti e non come una scelta voluta e perseguita dal Pdl. Leggi il resto »
In Provincia di Milano si conferma il “trend” positivo che vede, da tre anni a questa parte, il centrodestra cogliere importanti successi e, come ho dichiarato a Libero, tiene costantemente sotto la sinistra. E’ un dato di fatto che, in tutte le tornate elettorali dal 2004 a oggi (regionali 2005, politiche 2006, politiche 2008), il centrodestra abbia la maggioranza assoluta dei consensi. Oggi, a Bareggio, Monica Gibillini spodesta l’amministrazione di centrosinistra, così come a Opera Ettore Fusco coglie un importante successo. Conferma trionfale, a Basiglio, per Marco Cirillo. A Bresso e Gorgonzola, invece, i nostri candidati a sindaco, Roberto Cassamagnaghi e Walter Baldi, costringono la sinistra al ballottaggio in due sue storiche roccaforti. Insomma, abbiamo messo altre pietruzze sulla via del meritato esilio di Filippo Penati da Palazzo Isimbardi.
Non ho letto i giornali stamattina. Non mi sono ingolfato di editoriali e dati, dopo una nottata passata al PdL point a scorrere le strisciate del Ministero degli interni. A mente stanca ma sgombra, faccio un paio di riflessioni. L’Italia ci ha consegnato il governo del Paese. Silvio Berlusconi ci ha regalato l’opportunità di governare, senza il peso della palude centrista, col pungolo della Lega e con un movimento politico nuovo, che ha pagato qualche inevitabile scotto all’unificazione (in Italia e con un sistema proporzionale, due più due non ha mai fatto quattro), ma che ha tenuto.
Andare avanti sulla strada del Popolo della Libertà mi sembra un dovere verso i nostri elettori, anche se il processo di unificazione di due apparati sarà tutt’altro che semplice e non sarà certo privo di inevitabili frizioni. Spero che la cornice di “regole” sarà all’altezza, perché se è vero che le idee camminano sulle gambe degli uomini, lo è altrettanto che le idee migliori e gli uomini migliori hanno il diritto di avere una sede dove confrontarsi.
Ma abbiamo soprattutto il dovere di governare bene. Ce lo chiede l’elettorato che ci ha dato fiducia dicendo no all’antipolitica e, soprattutto, la situazione drammatica del Paese. La “lettera agli italiani” di Silvio Berlusconi individua le priorità. Ci sono tre punti, al di là della condivisione completa dei temi enunciati dal futuro Premier, che ritengo fondamentali e che spero i nostri parlamentari vorranno affrontare. Tre capitoli strutturali, dove fortissimo è il divario tra l’Italia e gli altri paesi “avanzati”. Leggi il resto »