L’ennesimo pasticciaccio brutto: Tem

Ho appena scritto al vicepresidente della provincia, Alberto Mattioli, e ai vertici di Tem per tentare di restituire un minimo di regole alla società chiamata a sovraintendere alla costruzione della nuova Tangenziale Est Esterna. Insomma, il clan dei sestesi sta provando a fare l’ennesimo golpe: facendo approvare in giunta, e non in consiglio, magari per evitare problemi con ”l’opposizione arcobaleno”, la modifica allo Statuto che limita ad un anno la durata in carica degli amministratori. Una proposta che, illegittimamente visto il tipo di assemblea, il rappresentante del gruppo Gavio aveva fatto nel corso dell’assemblea del 7 aprile, come si evince dal verbale. Assurdo! Perché limitare la durata di amministratori che devono compiere atti essenziali, come il nuovo Piano economico finanziario e la nuova Convenzione, oltre alla partecipazione alla gara per l’appalto dei lavori? A meno che non si voglia scaldare il posto a qualcun altro, anche a rischio di indebolire la società in vista di una gara dove chiunque potrà partecipare (galassia Gavio compresa). Inoltre, i nuovi amministratori verranno nominati domani (se nessuno ci mette la pezza) fuori da ogni bando pubblico, previsto espressamente dalla Provincia. Perché? Forse perché si vuole nascondere alla propria maggioranza la volontà di imporre, quale presidente, Fabio Terragni, che accumula (in quanto sestese?) questo ennesimo incarico, dopo la presidenza e l’amministrazione di Pedemontana e la presidenza dell’Agenzia di sviluppo Milano Metropoli? Non è che per caso Terragni venga piazzato alla Tem in attesa di un avvicendamento con l’amministratore di Serravalle Di Marco?

Alle volte c’è giustizia!

Giorgio Stracquadanio ce l’ha fatta. Rimasto fuori per un soffio dalla Camera dei Deputati a causa del risultato imprevisto della Lega in provincia di Milano, mi ha chiamato stamattina alle 10.53… “sto correndo a Montecitorio, Cristina Muscardini ha optato per conservare il suo seggio all’Europarlamento, subentro”. E’ un’ottima notizia. Giorgio è una delle menti politicamente più fini che conosca, è stato uno dei protagonisti del “backstage” delle campagne elettorali del 2001, del  2006 e del 2008. E poi, a lui debbo molto: per me è stato, è e resterà un grandissimo amico, in un mondo dove di amicizie vere ce ne sono davvero poche. Lasciatemi, oggi, far esplodere la gioia che, la notte del 14 di aprile, mi si era velata di tristezza nel guardare il foglietto dei calcoli fatti con Paolo Del Nero che lo davano fuori senza speranza.

Costituzione, il federalismo fiscale incompiuto ci costa 26 miliardi all’anno

E’ uno dei chiodi fissi della Lega e di Forza Italia: il federalismo fiscale. I dati diffusi ieri dalla (sempre meritoria) Cgia di Mestre sono assurdi: la redistribuzione dell’Iva crea un’Italia a due velocità, dove chi più produce, più viene punito. Sconfortante la lettura del documento: i più “penalizzati” sono i lombardi. A fronte di 904 euro pro capite prodotti ne vengono “ritornati” 552. La differenza fa registrare un saldo negativo di 352 € procapite. Nel Lazio il saldo è negativo per 288 euro, mentre in Emilia Romagna il dato pro capite è di –217 € e nel Veneto si attesta sul –183 € pro capite. Di segno opposto la situazione nel Mezzogiorno. Tutte le Regioni del Sud presentano saldi positivi con punte di 428 euro pro capite in Puglia, 466 euro pro capite in Campania, 579 € in Calabria, 643 euro in Basilicata e 650 in Molise. Cosa non vada in un assetto statale che punisce la virtù e premia gli sprechi, lo descrive Guido Gentili sul Sole-24 Ore di oggi: solo per fare l’esempio della sanità, di competenza regionale, chi ha mal operato, accumulando buchi paurosi, continua a vederseli coperti. E, per ringraziamento, ne scava degli altri. Inammissibile.