A proposito di “liste pulite” e di mani (illustri) nella marmellata
Devo confessare che il dibattito sulle “liste pulite” non mi appassiona più di tanto. Per quanto mi riguarda, ogni mattina mi ripeto, davanti allo specchio, l’ammonimento di mia nonna: “Male non fare, paura non avere”. Però, c’è un però. Nel codice etico dei “semplicemente democratici”, così sbandierato in questi giorni, che dovrebbe far scattare la tagliola addirittura contro condannati con sentenza di primo grado (e dunque, secondo la Costituzione, innocenti), brillano per l’assenza i reati contro il patrimonio pubblico. Eccerto! Come farebbero altrimenti, i neosavonarola, a candidare Francesco Rutelli a sindaco di Roma e Linda Lanzillotta al parlamento. Eccola qui, la bella sentenza, passata in giudicato, con la quale li si condanna a un rimborso record per aver sperperato il pubblico danaro. Ma non basta. Tra poche sarà il principe dei mozzaorecchi, Tonino Di Pietro, ad andare a processo per una storiaccia legata al finanziamento pubblico ai partiti, descritta come si deve dall’impareggiabile Laura Maragnani su Panorama di oggi. Ma vi sembra logico fare i giustizialisti e candidare chi viola la moralità della politica?
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