Sia chiaro: cambiare idea è sempre legittimo. Bisognerebbe però spiegare perché ed eventualmente pagare pegno. Philippe le Petit cambia idea spesso, a seconda di come gira il vento, ma di fornire spiegazioni, questo giammai. Siccome però qualcuno un briciolo di memoria ce la ha, ecco qui un Penati proecopass e uno contro, un Penati che sulla vicenda Malpensa si struscia col governo e uno che impugna le esigenze del Nord… Per non parlare della vergognosa vicenda delle partecipate. Nomina suoi dipendenti dopo aver votato un Ordine del giorno che lo vincolava a non farlo, ricopre d’oro presidente e Amministratore delegato di Serravalle dopo essersi fatto paladino del “Lanzillotta” e della riduzione dei compensi (beccandosi l’ennesimo esposto alla Corte dei conti). Io, una macchina da questo tizio non la comprerei.
E così giovedì 20 e giovedì 27 dicembre i lettori del Corriere della Sera hanno trovato, in allegato al Magazine, due copie (ovviamente identiche: avessero cestinato la prima…) nientepopo’ di meno che del numero 12 del mitico periodico “La Provincia in casa”, sulle cui qualità editoriali il quotidiano ItaliaOggi si era espresso pochi mesi orsono in termini pressoché definitivi e sui costi del quale vi rimando a un immortale pezzo uscito su onemoreblog. Danari per l’operazione? 28.800,00 euro, come si evince dalla determina firmata dall’ineffabile Franco Maggi, gran capo della comunicazione di Philippe le Petit. Che si aggiungono ad una identica somma destinata al Corrierone per veicolare il numero 10. E i numeri 9 e 11, si chiederanno i miei 25 lettori? No, non mancano. Felicemente allegati a Sole 24 ore, Giornale (…) e a un circuito di stampa locale per altri 37.000 e rotti euro. Centomila euro, cent più, cent meno, a far felici gli uomini del marketing e un poco meno la nettezza urbana.
Ecco da Repubblica la scheda dell’offerta di Air France per l’acquisto della compagnia aerea e il pezzo del Giornale sulla vicenda e sulle reazioni durissime della CdL lombarda. Per una devastante decisione del CdA della compagnia di bandiera, infatti, le offerte erano obbligate a privilegiare Fiumicino rispetto a Malpensa. Sul “caso Alitalia” vale la pena di segnalare la mole di studi promossa dall’Istituto Bruno Leoni.
So che l’argomento non è dei più popolari, ma insisto. Lo smaltimento dei rifiuti diventerà un problema anche per la Provincia di Milano, visto l’assurdo piano scritto sotto i diktat della Cosa Rossa. E allora, vale la pena di leggere, sul Corriere, l’articolo di Gian Antonio Stella. Che ci parla di Napoli e di Venezia. E ci spiega come si fa a trasformare un problema in risorsa.
L’assemblea della società Milano Serravalle di martedì, su ordine della Provincia di Milano, ha rotto il porcellino. Come riportato dall’Agenzia Reuters, sono stati distribuiti agli azionisti 32,4 milioni di euro prelevati dalle riserve. Di questi, ben 17 sono finiti nelle casse di Asam. Per nuovi investimenti? Nossignori. Per turare il buco della holding Asam, che non è in grado di pagare gli interessi della disastrosa operazione di acquisto “a costo zero” del 15% delle azioni di Serravalle da Marcellino Gavio in nome e per conto di Philippe le Petit alla modica cifra di 260 milioni di euro. Ora, dopo aver venduto azioni a destra e a manca, l’ineffabile Presidente costringe Serravalle a rompere il porcellino e a consegnargli i risparmi. Bullismo istituzionale, direi.
La Corte dei Conti assolve Philippe le Petit dall’accusa di aver provocato un danno erariale, cioè di aver sprecato soldi pubblici per pagare con denaro della Provincia Barbara Vitti, la sua “estetista” personale. Annuncio in pompa magna, ma… oltre ai giudici a Berlino, ci sono giornalisti che san fare bene il loro mestiere e che hanno voglia di frugare nelle carte. E così, Oriana Liso di Repubblica ha letto la sentenza e ha scoperto che i giudici contabili bollano il Presidente e i suoi famigli con parole di fuoco…
Il 30 novembre sembrava possibile che la “cosa rossa” mettesse un freno alla disinvoltura di Penati nella gestione di Serravalle e alzasse il velo sui segreti che circondano le carte della società, dalle consulenze ai compensi. Sembrava che si potesse dire basta alla nomina di “famigli”, dipendenti della Provincia, nelle società, in spregio dei regolamenti. Ieri sera, complice una “tornata di nomine” che ha accontentato gli appetiti della Sinistra Arcobaleno (che ha evidentemente tolto dall’album di famiglia Berlinguer e la questione morale), nonostante uno scazzo pesantissimo “fuori aula” tra Penati e la “cosa rossa” e poi della “cosa rossa” al suo interno (divisa tra schiene dritte e schiene di pongo) sono passati solo pochi emendamenti. No all’ingresso nel CdA di Serravalle di soci che abbiano contenziosi aperti, no alla nomina di dipendenti della Provincia negli organi della Società (ma il niet di Penati è scattato sul divieto di nomina nelle società partecipate: come togliere le poltrone al fido Princiotta e al fido Vimercati?). Ma l’emendamento trasparenza, che garantiva l’accesso agli atti ai Consiglieri e la pubblicazione su Internet delle consulenze, quello non poteva farlo passare, Philippe le Petit: solo tre consiglieri, Maestri (RC) Guerra (PDCI) e Gatti (SD), hanno mantenuto la schiena dritta (come, lo riconosco, sono soliti fare). E neppure l’emendamento che affidava all’Assemblea dei soci (e dunque al Consiglio Provinciale) le scelte fondamentali per la Società poteva essere approvato. Serravalle è cosa loro. Però valeva la pena provarci.
La discussione sullo statuto della società è la discussione sul futuro delle infrastrutture Tem e Pedemontana e sulla trasparenza del patrimonio pubblico. Ecco il mio intervento in Consiglio Provinciale sulle modifiche allo Statuto della società.
Domani il Consiglio Provinciale, nella disattenzione generale, dovrebbe riunirsi per decidere le modifiche statutarie di Serravalle. Il condizionale è d’obbligo, visto i “boatos” che danno Filippo Penati intenzionato a far saltare il tutto (e a mancare di parola: ma non è la prima volta). Eppure, lo statuto che uscirà dal Consiglio Provinciale determinerà il futuro delle nuove autostrade lombarde (Pedemontana e Tem). Nel frattempo, è proprio l’assemblea di Serravalle a riunirsi per rompere il porcellino. La Provincia di Milano, infatti, ha chiesto alla società di distribuire ai soci decine di milioni di euro dalle “riserve”, fondi accantonati per anni, centesimo su centesimo. Almeno 17 milioni dovrebbero andare, indovinate un poco, ad Asam. Per investimenti? Macché, per mettere un’altra pezza al debito. Ma quanto costa l’operazione “a costo zero” condotta da Philippe le Petit più di due anni fa?