Penati non perde né il pelo, né il vizio. Dopo aver millantato di essere un “moralizzatore” e di voler abbattere i costi dei Consigli di Amministrazione, si scopre che da gennaio, in Serravalle, i suoi protetti prendono il quadruplo del dovuto… quanto alle regole di nomina da lui stesso votate, andiamo di male in peggio.
La conferenza capigruppo convocata per oggi su richiesta del Presidente Penati, di fatto, rimanda sine die l’ingresso del gruppo Gavio nel Cda di Serravalle, la nomina di un direttore generale e del comitato esecutivo, sottoscrivendo un emendamento alla delibera da me redatto. E’ una grande vittoria del buon senso. Di fronte alla richiesta di Penati di rinviare la discussione delle altre modifiche dello Statuto a un prossimo consiglio, per evitare l’imbarazzo degli altri soci che non avrebbero potuto dare il loro assenso a uno statuto modificato, Forza Italia ha accolto la proposta mettendo dei paletti severi: l’intero statuto verrà sottoposto al consiglio provinciale già il 18 dicembre, e poi verrà approvato dall’Assemblea di Serravalle.
Domani il Consiglio Provinciale è chiamato a decidere del futuro assetto di Serravalle e, dunque, delle infrastrutture lombarde, da Tem e Pedemontana. Già la discussione pubblica è stata una vittoria, visto che Penati voleva far passare lo Statuto di Serravalle alla chetichella. Così come alla chetichella mette il suo dipendente Giancarlo Saporito alla guida del collegio sindacale di Asam, raso a zero dopo che si era opposto alla violazione delle regole assembleari. Eppure, Philippe le Petit in persona aveva votato un mio Ordine del giorno dove lo si impegnava a un rigoroso rispetto del regolamento per le nomine, che vieta espressamente di nominare dipendenti nelle società.
Serravalle è diventata una sorta di Asam bis, una holding che ha in pancia le società di progetto Tem e Pedemontana, dunque riveste uno status tale da richiedere un controllo pubblico rigoroso. Non è una battaglia dell’opposizione, ma assolutamente trasversale. Si tratta di far vincere il buon senso e l’interesse dei cittadini.
Ecco il testo della proposta di statuto di Milano Serravalle - Milano Tangenziali Spa. Gli emendamenti che sto preparando assieme a consiglieri di maggioranza e opposizione riguardano la composizione del Consiglio di Amministrazione, per impedire l’ingresso della “galassia Gavio” e di chiunque abbia contenziosi aperti con la Società in un momento delicatissimo per la gestione degli appalti di Pedemontana e Tem; l’incompatibilità tra Consigliere di Amministrazione e Direttore Generale, per evitare che il controllore e il controllato coincidano; i poteri da dare all’assemblea dei soci, in modo che sia sempre il Consiglio Provinciale di Milano a decidere sulle scelte strategiche di Serravalle, quale la compravendita di azioni e la costituzione e/o partecipazione in nuove società; la trasparenza degli incarichi di consulenza; la maggioranza pubblica della società e l’impossibilità di preparare una Opa prima del collocamento in Borsa.
A 3 gioni dal Consiglio Provinciale, ecco che il Corriere Economia traccia un ritrattino di Marcellino Gavio che, letto in filigrana, dà molto a pensare…
Dalle 14.30 di domenica, il sito è stato oscurato per alcune ore dagli hacker. Un grazie di cuore ad Alberto e Orlando che, di domenica, si son messi al lavoro per ripristinarlo, agli amici del Giulivo che mi hanno offerto subito ospitalità, al Giorno che, unica testata, ha dato notizia del fattaccio e all’assessore di Rifondazione Comunista Irma Dioli che mi ha chiamato per darmi la sua solidarietà. Resto allibito. Il mio sito è stato attaccato dagli hacker del gruppo V4 teaM, veri professionisti che hanno fatto pochissimi attacchi in Italia. Domanda, pagati da chi? E per quale motivo? Il sito era diventanto l’arma principale della battaglia compiuta contro gli interessi che si agitano attorno a Serravalle e una fonte di informazione, grazie alla folta documentazione presente. Non so se sono più onorato dall’attenzione o più spaventato per la “testa di cavallo” mozzata che qualcuno ha voluto mettere davanti a casa mia. Comunque, vado avanti.
A tre giorni dal Consiglio Provinciale del 21 novembre che determinerà il futuro di Serravalle e delle infrastrutture della Lombardia, Marco Alfieri pubblica sul Sole 24 Ore un’accurata ricostruzione della “Serravalle story” e Gabriele Albertini rilascia ad Affari Italiani un’intervista dove mette i puntini sulle i e dirada le nebbie che Philippe le Petit sta spargendo sulla vicenda. Ripercorrendo a ritroso le vicende della società autostradale, ripropongo alcuni vecchi articoli molto significativi. Innanzitutto, le intercettazioni telefoniche che lasciano intendere lo stretto legame tra l’imprenditore Marcellino Gavio e i DS, un articolo sul “Giornale” di Stefano Zurlo che parla della misteriosa telefonata tra Penati e Gavio precedente all’acquisto di Serravalle da parte della Provincia a un prezzo esorbitante e un ritrattino di Sergio Rizzo (autore de La Casta) della coppia Gavio-Binasco.
di Sergio Rizzo, “Corriere della Sera”
ROMA - Bruno Binasco e Marcellino Gavio hanno passato insieme una bella fetta di vita. E non una fetta qualsiasi. Il primo è il manager, il secondo il padrone delle autostrade. Ma questo rapporto non la dice tutta. Binasco e Gavio sono stati soci e il loro sodalizio è così stretto che le rispettive famiglie ne sono coinvolte. Prova ne sia il fatto che anche i loro figli si sono messi in affari insieme: hanno una società di consulenza assicurativa. Fa quindi ancora più impressione leggere la trascrizione di una telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza (pubblicata ieri dal quotidiano il Giornale ) durante la quale Binasco e Gavio parlano della vendita della quota dell’Autostrada Milano-Serravalle alla Provincia di Milano. Dandosi rigorosamente del lei. E con Gavio che chiama «dottore» il proprio interlocutore. Quasi che i ruoli, quello dell’imprenditore e del suo braccio destro, fossero invertiti. Anche se in ogni caso Bruno Binasco è decisamente molto più che un semplice braccio destro.
Tortonese come Gavio, è nato il 6 agosto del 1944, esattamente un anno prima che il bombardiere americano Enola Gay sganciasse l’atomica su Hiroshima. Nell’agosto del 1992, pochi giorni dopo aver compiuto 48 anni, anche lui veniva colpito da una bomba: quella dell’inchiesta Mani pulite. Mazzette alla Dc, diceva l’accusa, e non era che l’inizio. In un anno, Binasco fu arrestato sei volte, record assoluto di Tangentopoli. E in una di quelle occasioni, passata poi alla storia, fece il nome di Primo Greganti, il famoso «compagno G», come destinatario di un miliardo di lire per il Pci. Come si conveniva al manager di un’impresa che viveva di appalti pubblici, Binasco aveva rapporti con tutti i partiti. Anche con la sinistra e il mondo delle cooperative. E ciò lo rendeva perfetto nel ruolo di parafulmine.
Da allora, per quasi tre lustri, il suo rapporto con le aule giudiziarie è andato avanti praticamente senza soluzione di continuità. I lunghi processi per le vecchie vicende di quegli anni, ma anche inchieste poi finite nel nulla, come l’ultima, proprio sulla Milano-Serravalle, nella quale oltre a Binasco e Gavio era indagata anche l’ex presidente della Provincia di Milano Ombretta Colli. Tutto però senza lasciare alcuna traccia. L’inossidabile Binasco è anzi sempre più potente. Amministratore delegato della Argo finanziaria, cassaforte del gruppo, colleziona 20 incarichi in società e consorzi. Addirittura più di quanti ne abbia un altro potentissimo tortonese. E’ Fabrizio Palenzona, presidente dell’Aiscat (l’associazione delle concessionarie autostradali di cui fa parte anche il gruppo Gavio), consigliere di Unicredit e di Mediobanca, esponente della Margherita ed ex presidente della Provincia di Alessandria. Non a caso, pure socio di Gavio nel consorzio di autotrasportatori Unitra. E colonna del sistema di relazioni politiche che ruotano intorno alla coppia Gavio-Binasco. Quanto mai trasversali, come dimostrano i contatti con l’ex ministro dell’Industria e dei Trasporti, il diessino Pierluigi Bersani.
Dal centrosinistra si passa a Forza Italia, dove alla Camera il deputato di Alessandria Francesco Stradella, costruttore, non cessa di perorare la causa delle concessionarie autostradali. Campo nel quale, al Senato, è forse ancora più attivo il presidente della Commissione Lavori pubblici Luigi Grillo, che però è anche molto amico dell’europarlamentare dell’Udc Vito Bonsignore, diventato ormai anch’egli uno dei principali concessionari di autostrade in Italia. Quindi anche concorrente del gruppo Gavio.
Ma come poi non ricordare il viceministro delle Infrastrutture Ugo Martinat, esponente piemontese di An nonché grande sponsor dell’autostrada Asti-Cuneo? E in Parlamento c’è persino chi, prima di essere eletto, nel 2001, è stato presidente della società del gruppo Gavio, Autocamionale della Cisa, della quale Binasco è consigliere: Bruno Tabacci, deputato de ll’Udc e presidente della commissione Attività produttive della Camera.
Il 16-17-18 novembre Forza Italia sarà in piazza in migliaia di città con i gazebo per chiedere di tornare a votare. Siamo davanti a una crisi irreversibile. Il governo è paralizzato dalle sua insanabili divisioni, è ostaggio dei diktat della sinistra estrema, si è salvato più volte grazie al voto decisivo dei senatori a vita e del senatore Follini.
In un anno e mezzo il governo ha realizzato una impressionante serie di provvedimenti negativi: più tasse per tutti, immigrazione senza controllo, sicurezza dei cittadini ai minimi termini, tesoretti sprecati. Io sarò presente ai gazebo di piazza Oberdan, piazza Lima e piazza Argentina.
Se anche tu come noi pensi che sia giunto il momento di dire basta, vieni a firmare ai nostri gazebo. Per agevolare la raccolta firme è già possibile firmare su www.rivotiamo.it, dove si trovano anche i moduli per raccogliere firme in modo autonomo e poi restituirle via fax.
Prendo Filippo Penati in parola. Ha dichiarato in Consiglio “Io credo che si possa convenire con il fatto che la commissione presieduta da Max Bruschi di controllo e valutazione, sia opportuno che possa chiedere che vengano auditi i vertici di Serravalle, vengano mostrate tutte le documenti, a partire dalle cose positive che ho detto oggi, ma anche quelle che richiedono un chiarimento”. Ebbene, Serravalle dia i documenti. Ecco il mio intervento in Consiglio Provinciale dove inizio a fare la “lista della spesa”.