Tasse locali, Bruschi: La Provincia di Milano dia il buon esempio
Ecco il testo del Comunicato stampa ripreso dall’agenzia Ominimilano
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Ecco il testo del Comunicato stampa ripreso dall’agenzia Ominimilano
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La Provincia di Milano decide il rincaro dei trasporti per i cittadini dell’hinterland, e Penati dà la colpa al Comune nella sua intervistona al Corriere della Sera… Eppure, le carte parlano chiaro, come dimostra la delibera approvata dalla Giunta. Ma c’è dell’altro: Filippo il Grande si dice contrario al ticket. Eppure, fino al giorno prima, si era detto favorevole. Insomma, PP, Penati Pinocchio. Resta un fatto: in tutti e due i casi, è mancato un coinvolgimento dei comuni della provincia, che sarebbe stato doveroso, come ho avuto modo di dichiarare a Libero.
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recensione di Guido De Franceschi su Il Giornale a Knock, o il trionfo della medicina
Un assalto all’arma bianca portato all’arte medica. O, per meglio dire, a due spregiudicati scolari di Ippocrate. Questo è il nocciolo di Knock o Il trionfo della medicina, pièce transalpina anni ’20 ripubblicata ora da Liberilibri (pagg. 114, euro 13) per la traduzione di Serena Sinibaldi. Leggi il resto »
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Assieme al capogruppo di AN Giovanni De Nicola e al vicecapogruppo di FI Franco Esposito ho esposto ai giornalisti le carte della prima parte di un corposo dossier dedicato alla malgestione del “mare dei milanesi” da parte dell’assessore di Rifondazione Comunista Irma Dioli. Ampi articoli sul caso sono stati pubblicati dal Giornale, Avvenire, Libero, Prealpina, Giorno e Affari Italiani. L’”assessora” ha ribattuto con un comunicato stampa (che pubblico: al contrario, sul sito della Provincia, nessuno spazio è stato dato, anche solo come riassunto, ai nostri rilievi… ma, insomma, signori si nasce) al quale ho così replicato:
“Rispetto alle accuse precise, documentate formulate nel dossier “Fatti, misfatti e carte segrete dell’Idroscalo”, la risposta dell’assessore Irma Dioli non c’è, di fatto, stata. Come fa a dichiarare, rispetto alle “carte segrete”, che “gli interventi individuati ai tempi dell’indagine come fondamentali sono stati fatti”? Mi mostri il posto fisso dei carabinieri, mi mostri il tesserino da polizia giudiziaria per gli operatori della sicurezza, mi mostri l’incremento di risorse, mi mostri il fondale dell’idroscalo ripianato, mi mostri la Casa della Musica completata, mi mostri il fitto programma di eventi agostani, se può. Ma non può. Mi sa che tornerà dalle ferie con il naso un poco più lungo. Le rinnovo la sfida a un pubblico confronto, sulla rete televisiva che vuole, col conduttore che vuole. Dal primo settembre, ogni data è buona”.
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Il Giornale, articolo di Gianandrea Zagato
L’Idroscalo conquista la bandiera rossa. No, non quella cara all’assessore Irma Dioli e alla giunta di Palazzo Isimbardi. «La bandiera rossa che Filippo Penati dovrebbe al più presto issare è quella obbligatoria - secondo la società nazionale di salvamento - per garantire l’incolumità dei bagnanti». Parola di Max Bruschi di Forza Italia. Leggi il resto »
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Max Bruschi (Forza Italia) e Giovanni De Nicola, capogruppo di AN in Provincia di Milano, indicono per Mercoledì 8 agosto alle ore 12 presso la Sala Pedenovi della Provincia di Milano (Palazzo Isimbardi, via Vivaio 1) una conferenza stampa dal titolo:
“Fatti, misfatti e carte segrete dell’Idroscalo di Milano”
durante la quale verranno presentati immagini e dossier sulla (mal)gestione del “mare dei milanesi”.
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Il Giornale, articolo di Gianandrea Zagato
Consiglio ai lettori: evitate il bagnetto nelle acque dell’Idroscalo. No, non è un suggerimento pagato dall’Apt del lago d’Orta o dagli albergatori di Rimini o dai liguri di Spotorno. È un avvertimento lanciato ai cittadini milanesi da chi ha scandagliato il bacino artificiale dell’Idroscalo, da chi ha cioè effettuato la ricognizione del fondale «mediante utilizzo di escoscandaglio digitale e Dgps per la determinazione delle quote batimetriche». All’Idroscalo - sostiene in sintesi il rapporto di «Galileo siscam technology» - è molto pericoloso immergersi ovvero le acque prospicienti l’aeroporto di Linate non sono affatto sicure. Leggi il resto »
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La provincia si fa le magliette i Bangladesh
Articolo su Il Giornale
A volte, ci s’imbatte in storielline quasi bibliche. Del genere, fuscello nell’occhio altrui e trave nel proprio. Dunque. Nel milanese, le piccole e medie industrie del settore tessile o calzaturiero cadono come mosche. A ogni crisi, immancabile la mozione, di marca rifondarola, che si scaglia contro le delocalizzazioni e offre pacche sulla spalla ai lavoratori a rischio posto di lavoro. Già, le delocalizzazioni. La sinistra comunista, caduto il Muro di Berlino, ha scoperto il terzo mondo indegnamente sfruttato dalle multinazionali. E va giù di brutto con ordini del giorno che invocano veti sulla consumazione di Cocacola, vibrano anatemi contro lo sfruttamento del nuovo proletariato da parte delle grandi marche dell’abbigliamento, piangono a calde lacrime sui bimbi del Bangladesh costretti alla schiavitù dell’ago e del filo.
Poi, capita che si vada in visita ufficiale all’Idroscalo, fiore all’occhiello della Provincia di Milano, accolti in pompa magna dal consorzio Tre Sport che ha in appalto le attività per l’infanzia (sino al mese scorso: ad agosto no, tra un happening di senegalesi e un concerto rock, la rossa assessora Irma Dioli ha finito i soldi). Sacca dono con maglia e calzoncini d’ordinanza. Mentre ti gratti la testa e pensi a chi affibbiare l’extralarge che ti è capitata in sorte, coi tuoi cinquanta chili scarsi, ecco che butti l’occhio sull’etichetta. Galeotta. Made in Bangladesh. Vedi il simbolo della provincia di Milano, e non sai se ridere o piangere. Poi ti spiegano che la marca XY fornisce mezzo mondo, che «ha tutte le certificazioni», magari pure del Telefono Azzurro (e certo, dal Bangladesh basta che il piccolo Kalì chiami dal telefonino, che ci vuole?). Sia pure. Ma chi glielo spiega, ai piccoli artigiani tessili del Legnanese, che le forniture pubbliche e parapubbliche se le cucca l’industriale che ha subappaltato in estremo oriente?
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