Classi di concorso. Il nuovo documento.

Il sito “Scuolathena.it” ha stavolta battuto tutti e pubblicato in anteprima una bozza di regolamento sulle classi di concorso “nuova versione”, presentato oggi alle organizzazioni sindacali, sbavando però decisamente nel titolo, che addirittura prevede una “decorrenza” ben lungi dall’essere prevista e prevedibile. Occorrerebbe precisare, forse, che si tratta di una bozza che attende ancora la “prima lettura” in Consiglio dei Ministri e un iter abbastanza intenso (per non dire altro) di pareri. Tralascio ogni considerazione su chi passa sottobanco i documenti dell’amministrazione, e vengo ad alcune considerazioni generali che forse possono rappresentare una utile guida di lettura. Leggi il resto »

TFA, concorsi, formazione iniziale. Una intervista a Orizzonte Scuola

Orizzonte scuola, 4 maggio 2012

red - Max Bruschi, consigliere dell’ex Ministro Gelmini e attuale dirigente dell’Ufficio III (Ordinamenti scolastici) dell’USR Lombardia risponde alle domande di Fulvia Subania su formazione iniziale degli insegnanti e reclutamento tramite concorsi ordinari e sperimentazione dei concorsi banditi dalle scuole nella regione lombardia.

Formazione iniziale docenti: il quadro del TFA oramai è completo, ma occorre pensare al resto dei percorsi

L’area Formazione iniziale docenti (colonna link a sinistra del blog) si arricchisce di due atti. Il ministero ha provveduto ad emanare il Decreto Direttoriale che fissa il calendario e le modalità operative per la prova preselettiva del Tirocinio Formativo Attivo e ha reso pubblico il Decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca che determina i requisiti necessari a svolgere l’attività di tutor. All’attivazione del TFA, dunque, non manca nulla, mentre per completare il quadro dell’intera formazione iniziale occorrono altri atti. Purtroppo, tutta l’attenzione sembra essersi concentrata sul TFA, ma occorre non trascurare i “nuovi”. In particolare, occorre subito completare gli atti necessari ai percorsi di laurea magistrale e AFAM per la secondaria di primo grado, al sostegno e alla specializzazione in CLIL e mettere mano ai percorsi di laurea magistrale e di abilitazione degli ITP che riguardano la secondaria di secondo grado: sarebbe una gran prova di efficienza “allineare il sistema” e poter partire con tutto sistemato per il prossimo anno accademico. Non è impossibile.

Formazione iniziale docenti: i percorsi per il sostegno in Gazzetta

Il decreto sui nuovi percorsi di specializzazione sul sostegno, “licenziato” dalla commissione che ho l’onore di presiedere, fu firmato dal Ministro Gelmini il 30 settembre del 2011… approda oggi in Gazzetta Ufficiale, senza il cambiamento di una virgola, dopo sei mesi che solo chi conosce gli improvvisi “stop” conseguenti ai cambi della guardia governativi può comprendere appieno.
Ha almeno tre caratteristiche che è opportuno rilevare. La prima, riguarda la procedura, che ha visto il coinvolgimento attivo delle associazioni per l’integrazione scolastica, chiamate a indicare i propri esperti, e di alcuni docenti sul sostegno, come dire, autentici. La seconda riguarda la tipologia di percorso: senza “sconti”, con prove di accesso, prove d’esame e valutazione finale fondata su un profilo di competenze preciso e dettagliato. Insomma, una decisa svolta rispetto ai corsi “tre palle e un soldo” che, soprattutto negli ultimi anni, hanno dato vita a un mercato di “indulgenze” certamente poco consono alla delicatezza del ruolo sul sostegno. La terza, riguarda l’aver assunto le forme e i contenuti di questo provvedimento come paradigma per ogni percorso di specializzazione, facendo piazza pulita di una “offerta” tanto lustra all’apparenza quanto inconsistene nella sostanza e dicendo un chiaro alt a ogni possibile percorso di “riqualificazione”… dalla dubbia qualità.  

Indicazioni nazionali. A tutela della verità.

Ho coordinato sia la Cabina di Regia sia la Commissione che aveva l’incarico di redigere le nuove indicazioni nazionali per i licei. Ho condiviso tutte le scelte, a volte non facili, compiute dal gruppo di lavoro e dalle decine e decine di insegnati che hanno portato il loro contributo, le loro critiche, le loro proposte. Persone che ringrazio, per la passione e per l’impegno, per la professionalità, per l’amore con cui hanno lavorato, e che non meritano di essere in malo modo svillaneggiate o sbeffeggiate da chi cerca facile pubblicità all’insegna del piagnonismo pseudomeridionalista su cui ha costruito la propria carriera.
Le indicazioni hanno risposto a una sollecitazione ben precisa che ci arrivava dal mondo della scuola: e cioè di evitare, tassativamente, l’enciclopedismo dei vecchi programmi ministeriali. Un enciclopedismo che si traduceva, per tutti, nell’ansia di concludere, superficialmente, qualcosa di sostanzialmente infattibile, oppure in tagli tanto drastici quanto arbitrari.
Ci è stato chiesto di dare indicazioni sobrie, che puntassero all’essenziale, lasciando esplicitamente agli insegnanti, alla loro libertà, alla scelta autonoma delle scuole, agli interessi degli studenti, al rapporto tra le varie discipline, alla diversità, anche, dei singoli percorsi, la possibilità di arricchire le indicazioni e la scelta tra le varie modalità didattiche per raggiunmgere gli obiettivi.
Si tratta di una piccola rivoluzione copernicana, che realizza, finalmente, l’autonomia scolastica sancita nel 1999. Non più una lista sterminata di “cose da fare”, magari definite da burocrati o da esperti lontani, nei fatti, dal lavoro quotidiano nelle aulee scolastiche. Ma indicazioni che nascessero dalla scuola e per la scuola e che soprattutto potessero costituire un telaio attraverso cui innestare, sulla trama delle indicazioni, l’ordito della capacità di ogni docente.
Questo principio è stato seguito in tutto il provvedimento, con grande rigore, e in particolare nelle indicazioni di letteratura italiana, dove invece più alto era il rischio di definire un “canone ministeriale”, uno sterminato repertorio dei nomi con il conseguente gioco delle assenze e delle presenze che si sarebbe immediatamente scatenato.
La strada scelta è stata di elencare un numero ristretto di autori, in modo da cogliere tre obiettivi. Il primo, garantire, come si è detto, la possibilità degli insegnanti di arricchire il percorso e di scegliere, salvo poche eccezioni, i testi da analizzare a seconda del livello della classe, della tipologia di istituto. Le indicazioni di lingua e letteratura italiana sono apposta uguali per tutti i percorsi: spetta ai docenti compiere scelte adeguate, sapendo che il nostro patrimonio di testi e autori offre sterminati agganci alle altre discipline e che sarebbe assurdo, al di là di un nucleo ristretto di irrinunciabili, fare fare gli stessi testi a uno studente di liceo classico, di liceo artistico, di liceo linguistico…
Il secondo, insistere sulla qualità del lavoro sui testi letterari. Meglio concentrare la propria attenzione su un numero anche limitato di autori e opere fatti bene, approfonditi, piuttosto che presentare un numero sterminato di autori, di cui magari non si legge neppure un rigo, o limitarsi a far studiare in maniera superficiale e mnemonica le note presenti sulle antologie. Si tratta, insomma, di far acquisire una competenza specifica e un gusto per la lettura che oggi, nella maggioranza purtroppo dei casi, la scuola non riesce a dare e che trasforma il popolo italiano, il giorno dopo aver abbandonato gli studi, in un popolo di non lettori, come testimoniano tutte le rilevazioni.
Il terzo obiettivo, salutato con grande favore, anche dal Corriere della Sera, era dare finalmente spazio al secondo Novecento, perché la letteratura NON si ferma, come purtroppo capita, alla triade Ungaretti, Saba, Montale, magari “fatti” (non “studiati”, in troppi casi, ma appunto fatti, spesso frettolosamente) nell’ultimo mese, giusto perché “alla maturità li chiedono”. Ma soprattutto il secondo Novecento, come abbiamo verificato, non ha un “canone” consolidato. La straordinaria fioritura del mercato editoriale, la pluralità di autori, scuole, correnti non ha ancora subito, da parte innanzitutto del mondo accademico, un processo di stabilizzazione e di “canonizzazione”. Lo dimostrano anche gli esempi fatti, autorevolmente, in questi giorni: a sommarli, verrebbero fuori almeno una cinquantina di nomi, incompatibili, come ben sanno gli insegnanti, con qualsiasi programmazione che voglia davvero lasciare una traccia sugli studenti e non assolvere a un compito di ufficio, tre righe di biografia, un branetto mal letto, e avanti il prossimo. Ci siamo limitati, pertanto, a degli esempi, abbastanza universalmente accettati.
Ognuno (per la parte di italianistica, da Nicoletta Maraschio a Paolo Ferratini, a Luca Serianni, a Giuseppe Sabatini, a decine di insegnati contattati) ha, e me lo ricordo, fatto delle rinunce. La lista di autori proposta inizialmente è stata drasticamente ridotta, proprio in nome di quegli obiettivi che ritenevamo prioritari.
Ricordo che le indicazioni, nella loro prima bozza, sono state messe sul web, sul sito nuovilicei.indire.it, seguendo la stessa procedura, adottata per la prima volta dal MIUR, del regolamento, e sono state aperte al dibattito libero degli insegnanti. Ricordo che sono state sottoposte a gruppi di docenti che non avevano avuto parte nella stesura, in modo da validarle. Alcuni avrebbero voluto l’inserimento di altri autori. Altri ritenevano gli autori proposti ancora troppi… La maggioranza ha giudicato il lavoro congruo e le libere integrazioni possibili. Abbiamo mantenuto la barra dritta.
Aggiungo un altro ricordo. Era intenzione della commissione raccogliere delle ipotesi di curriculum più specifici, a cura delle scuole, delle associazioni disciplinari, delle università, degli insegnanti, in modo da offrire, ai docenti, degli esempi da cui prendere spunto. Il lavoro, che avrebbe dovuto svolgersi quest’anno, proprio in vista del prossimo anno scolastico, che prevede l’entrata a regime del terzo anno della riforma e dello studio sistematico della letteratura, è stato interrotto nella fase attuativa dal cambio di governo. Mi sembra il caso di rilanciarlo, non per integrare indicazioni che non hanno alcun bisogno di essere integrate, ma per offrire agli insegnanti, di italiano e non solo, una opportunità di mettersi alla prova con le loro proposte o di confrontarsi con le proposte dei loro colleghi.

Insegnanti: uno, nessuno, 10.000… più che sul numero, si dovrebbe ragionare sul “chi” e sul “come”

intervista a Tempi.it, 8 marzo 2012

di Carlo Candiani

TFA: facciamo il punto.

Mi sembra opportuno, viste anche le varie voci che si accavallano sul web, fare il punto, ad oggi, sullo “stato dell’arte” della Formazione iniziale docenti.
Ad oggi, (anzi, entro l’11 novembre 2011) tutta la decretazione attuativa è stata elaborata. La maggior parte dei provvedimenti sono in Gazzetta, altri attendono la pubblicazione, un paio la conclusione dell’iter.
Il provvedimento “madre” è il decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249.
E’ pienamente operativo, anche se, per completarne l’assetto, mancano tre pezzi: 1. le nuove lauree magistrali e i nuovi bienni accademici di secondo livello destinati all’abilitazione degli insegnanti della secondaria di secondo grado e i percorsi destinati all’abilitazione degli insegnanti tecnico pratici; 2. i requisiti necessari per entrare negli albi delle istituzioni scolastiche dove compiere il tirocinio (il provvedimento è importante, ma NON essenziale, in quanto è previsto che transitoriamente il tirocinio sia espletato presso istituzioni scolastiche individuate dagli atenei e dagli USR; 3. i requisiti ANVUR che in futuro determineranno quali atenei o istituzioni AFAM potranno attivare i percorsi (in mancanza si procede con i requisiti dettati dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 4 aprile 2011, n. 139).
Per il punto 1, sono necessarie, almeno a livello di impostazione, le nuove classi di concorso. 
Per quanto riguarda i singoli settori, la situazione è la seguente:

Scienze della Formazione Primaria: il percorso è pienamente operativo e attivato nella sua prima edizione. Le prove sono state fissate dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 4 agosto 2011 e i contingenti dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 5 agosto 2011.

Corsi abilitanti per i diplomati magistrali: il percorso è regolato dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 11 novembre 2011. Alla sua attuazione mancano l’apertura della Banca dati dell’offerta formativa,  l’istituzione dei percorsi da parte degli atenei e il decreto direttoriale che fissa il calendario del test preliminare.

Lauree magistrali per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado: il decreto sulle prove di accesso è già stato predisposto e firmato e attende la pubblicazione in Gazzetta. Il decreto sui contingenti, invece, a quanto mi risulta, è fermo al MEF. 

Bienni accademici di secondo livello per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado: i corsi previgenti sono stati riordinati attraverso il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 8 novembre 2011, mentre le prove di accesso ai bienni accademici di secondo livello sono state fissate dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca  11 novembre 2011 n. 194. All’attuazione dei percorsi manca il decreto ministeriale di programmazione dei contingenti.

Tirocinio Formativo Attivo: Le caratteristiche delle prove di accesso sono state fissate dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 11 novembre 2011. Il decreto ministeriale di programmazione dei contingenti ha ricevuto i pareri prescritti e attende la firma del Ministro per essere promulgato. Infine, un decreto direttoriale dovrà fissare il calendario del test preselettivo.

Corsi di specializzazione per il CLIL: sono regolati dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca  30 settembre 2011. Alla loro attivazione manca solo l’istituzione dei percorsi da parte degli Atenei.

Corsi di specializzazione per il sostegno: il decreto è stato predisposto, firmato, restituito dalla Corte dei Conti e dovrebbe essere stato inviato alla Gazzetta per la pubblicazione. Dopo di che, occorrerà l’apertura dell’offerta formativa da parte delle università e il decreto di programmazione dei contingenti.

Selezione dei Tutor: il decreto è stato predisposto e firmato dal ministro Gelmini. Si attende la conclusione dell’iter.

Certificazioni linguistiche: anche in questo caso, il decreto attende la chiusura dell’iter.

Senza parole

Al di là del merito della questione, questa notizia riportata da Tuttoscuola si commenta da sé.  

TuttoscuolaFocus, 20 febbraio 2012

1. L’Avvocatura getta la spugna davanti ai ricorsi dei precari

 Verranno discussi nei prossimi mesi davanti ai giudici del lavoro migliaia di cause avviate un anno fa dal Codacons con una class action contro il Miur a favore dei precari della scuola.
Secondo i dati diffusi a suo tempo, sono più di 17 mila i precari che con quella azione giudiziaria chiedono la trasformazione a tempo indeterminato del loro rapporto di lavoro (con relativi arretrati). Altre decine migliaia di precari, tramite organizzazioni sindacali, hanno presentato ricorsi individuali con le stesse rivendicazioni. In tutto sarebbero almeno 40 mila le cause che pendono come macigni sul Miur.
Le azioni giudiziarie della class action sono state avviate formalmente nel dicembre scorso, ma, e qui sta la novità, l’Avvocatura dello Stato, chiamata a difendere l’Amministrazione scolastica, ha preferito non caricarsi di questo onere giudiziario, avvalendosi di una possibilità offerta dalle disposizioni contenute nel  decreto legislativo 165/2001.“Trattasi di controversia relativa a rapporto di lavoro – scrive l’Avvocatura – per la quale codesta P.A. può stare in giudizio avvalendosi di propri funzionari”. “Considerata la natura della presente controversia – prosegue – ritiene di non dover assumere direttamente la trattazione della causa”. È sorprendente quel “considerata la natura delle presente controversia”, che sembrerebbe alludere ad una controversia giuridica di scarso rilievo, tanto da rendere superflua la discesa in campo dell’organo supremo cioè dell’Avvocatura, che ha come fine istituzionale la difesa in giudizio della Pubblica Amministrazione. Una rinuncia che testimonia una sottovalutazione della portata della questione, che in caso di esito sfavorevole del giudizio potrebbe avere forti ripercussioni non solo economiche anche di valenza politica.
Ma chi sono i funzionari pubblici che dovrebbero, da soli, affrontare la causa? I direttori generali scolastici regionali e i dirigenti scolastici firmatari dei contratti di lavoro a tempo determinato ora impugnati.
Direttori generali e dirigenti scolastici a mani nude, senza l’assistenza giuridica delle avvocature distrettuali, sono chiamati a difendere  personalmente i provvedimenti dell’amministrazione nelle controversie giurisdizionali, in condizioni di evidente inferiorità  anche sotto l’aspetto dell’esperienza professionale, aprendo la strada al quasi sicuro successo della class action.
Il Codacons ringrazia. E il ministro Profumo?

Profumo: sì ai concorsi e modifica della procedura attraverso regolamento

Nel rispondere al question time alla Camera dei deputati (in calce il resoconto stenografico), il ministro Profumo sembra aver messo alcuni punti fermi: attivazione della procedura concorsuale appena terminata la ricognizione dei posti vacanti e disponibili e semplificazione della procedura concorsuale attraverso un decreto regolamentare, completando così la delega Fioroni che già ha consentito la redazione del DM 249/2010 sulla Formazione iniziale dei docenti.
Si tratta di una scelta a mio modo di vedere condivisibilissima nel merito, perché il concorso rappresenta la via d’uscita principe alla “Salerno-Reggio Calabria” delle Graduatorie, e saggia nel metodo, vista la decisione di abbracciare un percorso regolamentare per la revisione della vetusta procedura concorsuale.
Occorrerà, giova sottolinearlo, che l’amministrazione metta in luce le possibilità e i limiti dello strumento regolamentare, senza dar corso a piegature fantasiose che rischierebbero di dare spazio ai veti degli organi di controllo e al purtroppo consueto strascico di contenziosi.
Eppure, attraverso un decreto si potrebbe garantire il raggiungimento di alcuni obiettivi largamente condivisi: una cadenza biennale regolare, una platea preselezionata di persone già abilitate (con l’opportuna ciambella di salvataggio, per le microclassi di concorso e per gli ITP in attesa di specifico percorso, offerta dal decreto 460/1998), il bando a cattedra senza creare ulteriori graduatorie, la possibilità di incrociare, attraverso il riconoscimento e la certificazione di titoli professionali, le caratteristiche dei vincitori con le necessità delle scuole di assegnazione, la revisione dell’anno di prova. Non poco, direi!

Francesco Profumo, Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca: Signor Presidente, in risposta a quanto rappresentato dagli onorevoli interroganti, faccio presente, anzitutto, che sul reclutamento del personale docente della scuola, attualmente articolato in due canali di alimentazione, graduatorie e concorsi, di pari incidenza, è in corso, su mia precisa indicazione, un approfondito esame, da parte dell’amministrazione, anche al fine di individuare modalità appropriate per consentire l’accesso ai ruoli dei docenti più giovani.
L’indizione di nuovi concorsi presuppone l’individuazione dell’effettiva consistenza dei posti vacanti e in tal senso il Ministero sta procedendo ad una ricognizione per accertare, nelle varie realtà territoriali, la disponibilità di posti e il relativo esaurimento delle corrispondenti graduatorie.
Sul tema sono intervenuti tre elementi di novità che, influendo sulla disponibilità dei posti da mettere a concorso, devono essere in tal senso attentamente valutati. Mi riferisco in primo luogo alle procedure sulla mobilità interprovinciale del personale inserito nelle graduatorie ad esaurimento, personale che, come è noto, anche alla luce di quanto deciso dalla Corte costituzionale con sentenza n. 41 del 2011, può transitare dalla graduatoria di una provincia a quella di un’altra, così modificando l’entità numerica delle graduatorie stesse. In secondo luogo mi riferisco al completamento, da parte delle regioni, dei piani di ridimensionamento della rete scolastica che, nel caso di chiusura o accorpamento di scuole o plessi, possono comportare variazione negli organici.
Infine il riferimento è alle nuove norme sui pensionamenti che, prorogando ulteriormente la permanenza in servizio del personale di ruolo prossimo al termine della carriera, limitano di fatto le disponibilità di posti da destinare alle immissioni in ruolo.
Una volta accertata la consistenza delle disponibilità, è mia ferma intenzione procedere immediatamente all’indizione dei concorsi sui posti vacanti e disponibili, tenendo conto delle legittime aspettative dei giovani che usciranno dai corsi di tirocinio formativo attivo (TFA) in fase di attivazione. Si valuterà altresì l’opportunità di introdurre elementi di semplificazione della procedura concorsuale, attraverso lo strumento regolamentare di cui all’articolo 2, comma 416, della legge 24 dicembre 2007 n. 244.
Per quanto riguarda l’iniziativa della regione Lombardia, richiamata dagli onorevoli interroganti, devo segnalare di aver avviato con tutte le regioni un confronto generale che ha sullo sfondo l’operatività del titolo V della Costituzione nel campo dell’istruzione.
In tale percorso saranno affrontati temi di interesse comune e saranno ricercate soluzioni condivise, ivi inclusa la possibilità di avviare progetti sperimentali sul reclutamento, se del caso con forme innovative, ferma restando la competenza esclusiva dello Stato a dettare la disciplina della materia.
 

Ridurre le superiori a quattro anni? Con giudizio, si potrebbe fare

Il Sussidiario ospita un mio intervento sull’ipotesi di riduzione a quattro anni del percorso della scuola secondaria di secondo grado, in giro da anni e recentemente riemersa agli onori della cronaca, un poco grazie a indiscrezioni, un poco in base a un post del sottosegretario Rossi Doria. Da papà dei nuovi licei, vorrei che l’ipotesi non fosse liquidata, ma, casomai, sperimentata con grande attenzione, in questo scorcio di legislatura, sfruttando le migliori istituzioni scolastiche e senza soluzioni affrettate.


da Il Sussidiario, 12 gennaio 2012



Fa discutere la proposta, variamente rimbalzata sui mezzi di comunicazione e sui blog, di una nuova rivisitazione degli ordinamenti scolastici della scuola secondaria di secondo grado, tra l’altro appena varati, con l’intenzione di allinearne la durata a quello della maggioranza degli altri Paesi europei. Tradotto in soldoni, sembra di capire che si tratti di scorciare i percorsi del secondo ciclo, portando gli anni di durata da cinque a quattro. Abbracciare la cosa, sull’onda dell’Europa e della discontinuità, o respingerla con sdegno, sarebbe un ulteriore episodio dell’ottusità e della superficialità con cui questi temi sono trattati in Italia.


Si tratta di una ipotesi non nuova, che una parte dell’Amministrazione aveva sottoposto, buona ultima, all’ex ministro Mariastella Gelmini e, per competenza, al sottoscritto, che ebbe l’onere e l’onore di presiedere le due commissioni incaricate di disegnare i profili dei nuovi licei, profili poi entrati in ordinamento attraverso il Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89.


L’ipotesi fu scartata. Non con motivazioni di carattere sindacale (leggi: il pesantissimo taglio agli organici che ne sarebbe conseguito), ma con motivazioni di carattere culturale e didattico: le stesse che portarono in epoca morattiana ad abbandonare precocemente questa possibile strada. Eppure, il tarlo dei quattro anni è rimasto lì, come via non battuta, ma col suo fascino, come le gozzaniane rose non colte. Ed è un tarlo che mi porta a riflettere. Ridurre di un anno il percorso dell’istruzione secondaria di secondo grado, intendiamoci bene, si può fare. Ma non a cuor leggero.


Occorre mettere sul piatto della bilancia il rischio di una drastica riduzione dei “contenuti”, si tratti di contenuti culturali o di competenze, è bene precisarlo. Magari non quelli sulla carta, dove anzi sono state spesso di casa, nel nostro Paese, declaratorie tanto pompose e sterminate quanto impraticabili nella realtà scolastica, e mi limito alla voce “programmi Brocca”, ma quelli effettivamente offerti. Contenitore (quadri orari) e contenuto (profili in uscita e obiettivi di apprendimento) hanno una stretta interdipendenza. Una robusta sforbiciata delle prescrizioni “sulla carta” e la fine della logica dell’infarinatura all’insegna del “di tutto un po’” sono stati tra i punti di riferimento che abbiamo seguito nei lavori delle due commissioni. Se teniamo fissi quegli obiettivi, che rappresentano il nocciolo della licealità, è scontato che in un percorso di quattro anni si mostrino, nei fatti, inattuabili?



Forse sì, forse no. Perché esistono delle situazioni dove questi percorsi sono già, e non da oggi, realtà: le nostre scuole all’estero, i cui studenti, dopo quattro anni, affrontano gli stessi esami di “maturità” dei loro colleghi italiani. Ed esiste, ne parlo da tempo, la possibilità di una revisione coraggiosa del primo ciclo di istruzione, a partire dal fatto che gli istituti comprensivi sono stati resi ordinamentali. Una revisione che potrebbe portare a rivedere il ruolo e la configurazione della secondaria di primo grado, settore alla ricerca di una identità.


C’è però una qualche avvertenza metodologica da fare. Primo, occorre sterilizzare immediatamente la prevedibilissima resistenza sindacale, mettendo, mi si passi l’eccesso, “in Costituzione” che, se si abbracciasse questa ipotesi, l’organico rimarrebbe invariato, e che le “eccedenze” non sarebbero tali, ma andrebbero a comporre un utile embrione di organico di istituto. Dirlo subito significherebbe sgombrare il campo da una tediosissima discussione che nulla c’entrerebbe con l’esigenza vera di migliorare l’efficacia del sistema.


Secondo: la “riforma Gelmini” prevede che i percorsi siano monitorati e valutati. Mancano, a questo proposito, un paio di regolamenti attuativi, che possono essere adottati rapidamente. Perché, per una volta, anziché prendere, in un senso o nell’altro, delle decisioni di pancia, non si tiene adeguatamente monitorato quello che è stato e quello che verrà fatto? E’ mai possibile che ancora una volta, avendone gli strumenti o essendo in procinto addirittura di potenziarne alcuni (vedi alla voce Invalsi), si debba trasgredire al sacrosanto precetto einaudiano del “conoscere per deliberare” e a una pratica di enorme buon senso?


Terzo, si decide di scorciare l’istruzione secondaria? Bene, lo si faccia, voti il Parlamento sovrano. Ma sarebbe forse il caso che una simile scelta sia presa non alla fine di una legislatura, ma all’inizio, in modo da dare alla maggioranza di governo, di qualsiasi colore sia, e ai suoi tecnici il tempo necessario a mettere a regime una simile ipotesi.



Non è in questione, a mio parere, la legittimità ad operare dell’attuale dicastero: per me, qualsiasi governo, al di là delle etichette, è un governo politico, perché compie delle scelte in base alle regole del gioco, opera sulla “polis” attraverso i rappresentanti eletti. Ma ho vissuto sulla mia pelle il fascino e la complessità del processo di attuazione di una qualsiasi norma. E un’ennesima riforma ordinamentale, affrettata, è l’ultima cosa di cui il sistema scolastico ha bisogno.


Il che non significa rimandare l’ipotesi al tempo del mai. Anzi. L’occasione è d’oro. Una parte dei sostenitori del modello a “quattro anni” con i quali mi sono confrontato in questi giorni, postulano ad esempio la sua compatibilità con gli attuali profili in uscita e con le indicazioni nazionali per i licei (non spetta a me addentrarmi sulla compatibilità dei tecnici e dei professionali). Esistono, come già detto, le esperienze delle scuole italiane all’estero. Occorre valutarle, al di là del dato “secco” del voto all’esame di Stato.


Mi si dice, soprattutto, che le scuole migliori, quelle con un corpo docente disposto “a scommettere”, potrebbero farcela. Benissimo, dico io. Basta un articolo di legge, che ad esempio reciti “A decorrere dall’anno scolastico 2013/2014, le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione possono proporre la sperimentazione di riformulazioni quadriennali dei percorsi di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, 88, 89. Dette sperimentazioni non comportano riduzioni nell’organico di diritto previsto per i percorsi ordinamentali. Le sperimentazioni sono autorizzate con proprio decreto dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sentito il CNPI, e sono monitorate da un apposito comitato scientifico che si avvale della collaborazione dell’Indire, dell’Invalsi e di un gruppo di dirigenti tecnici appositamente selezionato”.


Si dia, insomma, alla comunità scolastica la possibilità di “mettersi in gioco”, in scienza e coscienza, demandando la possibilità per le istituzioni scolastiche di attuare la sperimentazione di “compattamenti” quadriennali degli attuali percorsi ordinamentali, lasciando naturalmente l’organico invariato, facendolo operare fuori dalle gabbie dei quadri orari ma lasciando i risultati di apprendimento, i profili, le indicazioni nazionali e le discipline previste. Si compia la stessa scelta sul primo ciclo, creando dei raccordi possibili attraverso convenzioni tra istituzioni scolastiche. Si valuti, soprattutto, il tutto in corso d’opera e alla prova finale degli esami di Stato. E si traggano le conclusioni, senza preconcetti, ma guardando alla realtà. Questa sì sarebbe una scelta di buon senso e di libertà. E immediatamente praticabile.