Inglese alla primaria: fare sul serio si può

In sei scuole primarie della Lombardia, grazie a un progetto seguito dalla direzione regionale e da Gisella Langé, ma grazie anche all’impegno di dirigenti scolastici e docenti, sarà possibile impartire il 25% del curriculum in lingua inglese. In questo articolo di Franco Vanni su Repubblica sono descritte le linee del progetto, impostato su parametri di assoluta qualità. Un progetto che, come ho avuto modo di dichiarare alla stessa Repubblica nel pezzo riportato a seguire, è mia intenzione ampliare ad altre realtà italiane.

Lezioni in inglese alle elementari il modello Milano in tutta Italia

di Franco Vanni, “la Repubblica”, 29 agosto 2010

DOPO il progetto pilota lombardo, il ministero dell’Istruzione ha deciso di introdurre in tutte le regioni d’Italia le classi bilingue alle scuole elementari. Gli uffici di via Trastevere hanno chiesto alla direzione scolastica regionale la documentazione relativa al programma “Istruzione bilingue Italia”, che da settembre permetterà a 600 bambini delle classi prime di sei scuole (due delle quali a Milano) di studiare scienze, arte e geografia in inglese. Max Bruschi, presidente della commissione ministeriale sul riordino della didattica nelle scuole elementari e medie, spiega: «L’iniziativa ci allinea alle migliori prassi didattiche europee. Invitiamo le direzioni scolastiche di tutta Italia a studiare l’esperienza lombarda, per estenderla dal 20112012». I bambini coinvolti nel progetto faranno almeno 6 ore a settimana di materie “normali” in inglese. Per i loro genitori non è prevista alcuna spesa extra, anzi, risparmieranno sui libri, visto che le dispense saranno fornite dagli stessi insegnanti. Le due scuole milanesi in cui fra due settimane partirà la sperimentazione sono la Diaz con sedi in via Crocifisso e via Sant’Orsola, dove saranno attivate cinque sezioni bilingue, e la Ciresola, in viale Brianza e via Venini, dove le classi saranno quattro. I 42 insegnanti, selezionati dalla direzione scolastica con il British Council, hanno una conoscenza dell’inglese di grado B2. «L’obiettivo - dice Bruschi - è arrivare all’obbligo per tutti i docenti ad avere una preparazione nelle lingue di questo livello».  

La scuola torna a insegnare le basi di italiano e matematica

Ecco l’intervista rilasciata ad Alessandra Migliozzi del Messaggero

Scuola, alle elementari e alle medie più grammatica e addio alla calcolatrice
Riforma dei programmi per italiano e matematica

di Alessandra Migliozzi, il Messaggero del 17 agosto 2010

Per i programmi della scuola primaria e della secondaria di primo grado si prepara un ritorno al passato. Il ministero vuole «ripartire dalle basi», garantire agli studenti «una preparazione più solida nelle materie fondamentali, a partire da italiano e matematica». I risultati dei test Invalsi (l’Istituto nazionale di valutazione), del resto, parlano chiaro: analisi del testo, grammatica e geometria mettono in croce i ragazzini.
La lacuna comincia a formarsi nelle prime classi e poi diventa una voragine alle superiori dove il bubbone esplode definitivamente: a quindici anni, come hanno più volte dimostrato le prove internazionali Ocse-Pisa, i nostri ragazzi non sanno lavorare attorno ad un testo letterario. Dalla comprensione all’elaborazione per loro è tutto un calvario. Gravi anche le carenze scientifiche. All’università gli studenti arrivano che sanno a malapena scrivere bene in italiano o far di conto. E agli atenei da qualche anno tocca persino fare i corsi di recupero. A tutto questo «bisogna porre rimedio» è l’orientamento di Viale Trastevere. La prima mossa scatterà con la revisione dei programmi della scuola primaria e della secondaria di primo grado, il cosiddetto primo ciclo, prevista dalla riforma Gelmini. A settembre si riunirà la commissione di esperti che ha già stilato i programmi per i nuovi licei post-riforma. Ci sono dentro nomi altisonanti dell’università da Luca Serianni a Giorgio Israel, passando per Giorgio Bolondi.
«L’orientamento - spiega Max Bruschi, che guiderà la commissione ed è consigliere del ministro Gelmini - è quello di ripartire dalle basi. Di dare ai docenti indicazioni molto più precise che in passato su quali sono gli obiettivi che dovranno raggiungere, su cosa gli studenti dovranno sapere obbligatoriamente alla fine del ciclo. Leggi il resto »

Nostalgia di Cavour

Non si potrebbe dire meglio.

il Corriere della Sera, 10 agosto 2010

di Ernesto Galli della Loggia

Sarebbe per primo Cavour—di cui oggi ricorre il duecentesimo anniversario della nascita — a non gradire di essere ricordato con elogi di maniera, con inutili apologie. A suo merito parlano a sufficienza i nudi fatti—naturalmente per chi pensa che sia un bene che esista un’Italia unita dalle Alpi alla Sicilia—essendo egli per l’appunto stato, di quest’Italia, l’artefice non unico ma certo massimo. Eppure in Italia Cavour non è per nulla popolare. Se è così (e lo testimonia la generale indifferenza che circonda l’odierno anniversario), ecco allora un modo forse appropriato per ricordare il Gran Conte e la sua opera: chiedersene il perché. Farlo fa probabilmente capire anche molte cose di che Paese siamo.
La scarsa popolarità di Cavour è innanzitutto l’esito naturale della scarsa conoscenza- popolarità che da noi ha il Risorgimento, cioè quella parte della nostra storia che riguarda la nascita della nazione. Basti pensare che negli ultimi trent’anni, e fino a pochissimo tempo fa, nei manuali scolastici non gli veniva assegnato nessun rilievo particolare, e che sono almeno altrettanti anni che a nessun regista italiano viene in mente di girare un film serio su quel periodo (del resto su Cavour, che io sappia, non ne è mai stato girato nessuno). Tutto ciò è d’altra parte più che naturale se si pensa che in pratica tutte le culture politiche dell’Italia del Novecento (dal fascismo all’azionismo, dal cattolicesimo al socialismo, al comunismo gramsciano, e fino al leghismo) sono nate da una critica più o meno radicale al Risorgimento, e in particolare proprio alla soluzione cavourriana di esso, sprezzantemente definita «moderata». Perpetuando l’equivoca confusione tra liberalismo e moderatismo che continua a pesare come un macigno sulla nostra vita pubblica. Si aggiunga la dissociazione da ogni dovere collettivo e il disprezzo qualunquistico- anarcoide verso lo Stato in quanto tale che nutre tanta parte del Paese, comprese le sue classi elevate. In misura significativa l’impopolarità di Cavour non è altro che l’impopolarità presso tanti italiani dello Stato italiano.
Ed è poi l’impopolarità della politica. Leggi il resto »

Presentato il Piano nazionale Qualità e Merito (PQM)

Il ministro Gelmini e Roger Abravanel, autore del noto bestseller “Meritocrazia”, hanno predisposto e presentato ieri nella sede di viale Trastevere del Miur il Piano Nazionale Qualità e merito (PQM), di cui si possono scaricare le slide, un progetto che prevede l’estensione dell’esperienza dei test oggettivi standard predisposti dall’Invalsi.
“Con questa nuova iniziativa non si intende penalizzare né gli insegnanti, né tantomeno gli studenti”, ha spiegato il ministro Gelmini, che ha osservato che “l’Italia è fra i pochi paesi dove ancora si misura il miglioramento dell’apprendimento degli studenti solo in un rapporto studenti-insegnanti. Servono invece criteri oggettivi di misurazione dei progressi fatti dagli studenti. Per raggiungere questo obbiettivo è importante avvalersi di testi standard internazionali”.
Il progetto prevede che le prove siano sottoposte ai ragazzi all’inizio dell’anno scolastico per rilevare la preparazione iniziale degli studenti, e che siano ripetute al termine dell’anno per verificare i miglioramenti ottenuti. Si comincerà con la scuola media per poi estendere la sperimentazione alle scuole secondarie superiori. Si potrà in questo modo valutare oggettivamente i rendimenti delle singole classi e gli istituti potranno valutare i propri risultati e avviare processi di miglioramento della qualità dell’insegnamento.
Il progetto intende premiare il merito legando la distribuzione delle risorse alla qualità dei risultati. “Come ha fatto Angela Merkel, ha detto il ministro, abbiamo istituito un fondo per il merito per premiare gli studenti indipendentemente dalle condizioni economiche ma sulla base di test volontari, al termine dei quali, i migliori potranno accedere a borse di studio e ad aiuti per proseguire la propria carriera scolastica”.

Formazione iniziale dei docenti: reso il parere dal Senato, ora si passa alla stesura definitiva

La VII commissione del Senato ha concluso ieri l’esame del provvedimento inerente la Formazione iniziale del personale docente e ha espresso parere positivo concludendo così un lunghissimo iter. Si tratterà ora, in tempi brevi, di valutare assieme a Giorgio Israel le proposte contenute nei vari pareri (non vincolanti) e collegare, nella maniera più adeguata, il provvedimento alla complessiva riforma in atto del sistema scolastico.
A una prima lettura dei pareri e delle centinaia di pagine che costituiscono ormai il “dossier”, mi sembra opportuno accogliere alcuni suggerimenti di assoluto buon senso: innanzitutto, il regolamento deve contenere le indicazioni adatte a mantenerlo aggiornato e allineato agli altri provvedimenti che costituiscono, presi complessivamente, la riforma Gelmini. Penso in particolare alle norme sul futuro reclutamento, su cui è in corso un vivace dibattito, e al regolamento sulle classi di concorso attualmente all’esame del CNPI.
Ma altri suggerimenti possono essere accolti: a partire dalla necessità di non cancellare il valore dei titoli di studio conseguiti precedentemente e, nel contempo, di garantire ai nostri studenti insegnanti dalla preparazione disciplinare e didattica adeguata; per finire con una rivisitazione della fase transitoria che mantenga netta l’esigenza di salvaguardare una rigorosa preparazione e di valorizzare i titoli di studio (veri!) e di servizio una volta accertata la competenza disciplinare.
Certo, non si tratta di una norma omnibus: pertanto, alcune proposte potrebbero trovare attuazione in altri provvedimenti. Una volta firmato dal ministro, il regolamento sarà completato dal secondo pezzo, che riguarderà la formazione degli insegnanti del secondo ciclo di istruzione e degli insegnanti tecnico pratici.

Ecco le tracce della prima prova della maturità 2009-2010

Da ora disponibili le tracce per la prima prova di maturità. Che dire? Si tratta di tracce tutte fattibili, alcune decisamente belle. L’analisi letteraria proposta è “alla portata” di tutti e si pone in linea con la “riscoperta” del secolo scorso fissata nelle nuove Indicazioni nazionali. Semplice il tema sulla musica, un poco più ostico il tema storico, visto che la vicenda delle foibe è un capitolo su cui (colpevolmente) alcuni insegnanti tendono a “sorvolare”. Ottime le proposte per la redazione del saggio/articolo: il piacere e i piaceri e la ricerca della felicità offrono materiali appropriatissimi, il ruolo dei giovani nella storia e nella politica richiede forse uno sforzo in più, perché, se si vogliono utilizzare tutti i brani,  implica un minimo di conoscenza del “giovanilismo” di cui fu impregnato il movimento fascista. Ma la scelta è stata ampia. Azzardo una previsione: musica e analisi letteraria potrebbero aver conquistato le preferenze dei maturandi.

Da Scuola di Bugie a Scuola di Disinformazione

Rispetto alla notizia diffusa dal blog A scuola di Bugie, ho ritenuto opportuno inviare la seguente nota:

Gentile professoressa Corradini, visto che ho in mano, assieme al prof. Israel, il provvedimento e che sono una delle persona più facilmente raggiungibili di questo mondo (anche in questo caso, assieme al professor Israel, presentissimi entrambi in rete), mi lascia di sasso che siano state diffuse notizie piuttosto confuse e imprecise senza sentire la necessità di chiedermi una qualsivoglia forma di conferma o delucidazione (cosa che peraltro falangi di insegnanti, precari o meno, fanno quotidianamente, ricevendo risposta).
Come stanno le cose? allora,

TEMPI Entro il 30 giugno il senato darà il proprio parere sul testo sul quale i pareri vanno raccolti. Dopo di che, occorreranno pochi giorni per discutere le eventuali modifiche e per la firma del ministro e il via libera dei ministri concertanti. Una volta firmato, il provvedimento dovrà ricevere il via libera da parte della Corte dei conti ed essere pubblicato in Gazzetta, dopo di che sarà esecutivo. Il TFA potrà essere attivato immediatamente, anche se ci vorranno alcuni mesi per l’organizzazione. Penso che entro il prossimo anno accademico il percorso possa partire, mentre l’offerta delle nuove lauree magistrali per la secondaria di primo grado e della nuova formazione primaria potrà partire dal 2011/2012, a causa della programmazione dell’offerta formativa. Per quanto riguarda la secondaria di secondo grado, una volta definito il provvedimento sulle nuove classi di concorso, ci rimetteremo all’opera per definire anche le relative lauree magistrali (questione di poco) e l’abilitazione per gli insegnanti tecnico pratici.

QUESTIONI APERTE Intanto, nessun ope legis, nessun corso concorso. Eccezione, i vecchi diplomati magistrali ed Isef, presi in mezzo tra vari provvedimenti che hanno lasciato alcuni di loro con una sorta di abilitazione a metà, i quali usufruiranno del percorso previsto dal regolamento attuale. Unico dubbio: i 360 giorni previsti. Visto che  la situazione occorre risolverla, tanto vale farlo una volta per tutte: personalmente, concordo in questo caso col parere della VII commissione della Camera.

Per quanto riguarda la fase transitoria, stiamo lavorando per evitare la scadenza delle lauree del vecchio dm 25, garantendo la possibilità di concorrere al TFA sino alla conclusione della fase transitoria senza troppi intoppi, e, successivamente, senza dover prendere una nuova laurea magistrale o specialistica, ma colmando i crediti formativi là dove ciò sia necessario. Ciò è indispensabile soprattutto nelle cdc che risulteranno in qualche misura ampliate, altrimenti avremo docenti non in grado di insegnare tutte le discipline previste. Ne approfitto per ringraziare chi mi ha fatto pervenire utili suggerimenti in proposito. L’unico diritto che ritengo sacrosanto è quello degli studenti ad avere insegnanti preparati.

Quanto al resto, l’intenzione è di evitare (fatto salvo il caso isef e magistrali) qualsivoglia soprannumero, per evitare contenziosi e tenere ferma la programmazione, dando peso, dopo il superamento delle prove, al servizio (scontando anche una parte del tirocinio e dei laboratori) e al dottorato di ricerca.

Ora, si può essere d’accordo o meno sul provvedimento, ma almeno si discuta sulla realtà, non su ricostruzioni fondate sulle voci di chi nulla, a quanto pare, sa.

Un cordiale saluto,

MB 

ps, non sono in grado di seguire quotidianamente il suo blog, che consulto saltuariamente. Se volesse far da tramite per quesiti più specifici, lieto di esserle, per quanto possibile, di aiuto.
ps 2, consiglio tutti coloro i quali si rivolgono all’amministrazione di chiedere SEMPRE il nome e il cognome del loro interlocutore o, ancora meglio, di usare le mail. La qualità delle informazioni, di solito, migliora vertiginosamente. Chissà perché.

 

Le Indicazioni nazionali: la nota introduttiva

Le Indicazioni nazionali degli obiettivi specifici di apprendimento per i licei rappresentano la declinazione disciplinare del Profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione dei percorsi liceali. Il Profilo e le Indicazioni costituiscono, dunque, l’intelaiatura sulla quale le istituzioni scolastiche disegnano il proprio Piano dell’offerta formativa, i docenti costruiscono i propri percorsi didattici e gli studenti sono messi in condizione di raggiungere gli obiettivi di apprendimento e di maturare le competenze proprie dell’istruzione liceale e delle sue articolazioni.

 

Il percorso

La redazione della prima bozza è stata il frutto di un lavoro svolto da un gruppo tecnico coordinato da Max Bruschi e formato da Sergio Belardinelli, Giorgio Bolondi, Paolo Ferratini, Gisella Langé, Andrea Ragazzini, Luca Serianni, Elena Ugolini e Nicola Vittorio, che ha coinvolto nella stesura delle Indicazioni personalità del mondo accademico, della cultura e della scuola. Leggi il resto »

Da oggi disponibile la stesura definitiva delle Indicazioni Nazionali

Da oggi sono disponibili al link di nuovilicei le nuove Indicazioni nazionali per i licei. 
Innanzitutto, un grazie a tutti coloro i quali hanno contribuito, attraverso gli interventi sul forum, la risposta ai questionari, le mail inviate, la partecipazione diretta ai vari gruppi di lavoro alla stesura definitiva delle Indicazioni nazionali per i licei.
L’impianto generale è stato mantenuto inalterato e resta impostato sulla massima chiarezza ed essenzialità; la premessa è stata ampliata, seguendo il suggerimento del CNPI, in una nota introduttiva che spiega i criteri generali seguiti; la nuova redazione ha tenuto conto dei suggerimenti ritenuti dalla Commissione più significativi.
I testi rivisti sono da oggi a disposizione di genitori, studenti, dirigenti scolastici e insegnanti (anche per aiutare la delicata fase di adozione dei libri di testo, i cui termini, come è noto, limitatamente nelle classi prime, sono stati prorogati al 31 maggio 2010). Le Indicazioni sono presentate o nel documento completo, oppure in documenti divisi per ciascun percorso liceale che comprendono la nota introduttiva, il profilo generale, il profilo specifico del percorso, il quadro orario e le Indicazioni di ciascuna disciplina.
Nei prossimi giorni sarà presentato un piano di azioni a supporto delle Istituzioni scolastiche impegnate nell’attuazione delle Indicazioni nazionali. Sul sito saranno presto disponibili anche delle note, da parte del Gruppo tecnico, che daranno conto più in dettaglio delle scelte effettuate. Il lavoro della Commissione e della Cabina di regia, nel frattempo, prosegue e intende affrontare, oltre alla futura revisione delle Indicazioni nazionali per il primo ciclo, il decreto sugli indicatori per la valutazione e l’autovalutazione dei percorsi liceali, anche con riferimento al quadro europeo per la garanzia della qualità dei sistemi di istruzione e formazione.

Il punto sulla nuova formazione iniziale

Italiaoggi, 27 aprile 2010
di Alessandra Ricciardi

Il supplente che non si abiliterà, entro il 2011-2012, non potrà più sperare nel posto fisso. Salvo ricominciare dall’inizio con i nuovi percorsi universitari di laurea magistrale. I precari a rischio sono circa 150 mila, una platea enorme che finora ha lavorato non avendo l’abilitazione, grazie allo scorrimento delle graduatorie di istituto. L’ultima chance di rientrare nel sistema utile ai fini delle immissioni in ruolo è disciplinata dal decreto legislativo sulla formazione messo a punto dal ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. Il provvedimento è stato trasmesso dal governo al parlamento nei giorni scorsi, per il parere delle commissioni competenti, in vista del via libera definitivo del consiglio dei ministri.
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